Diritto e Fisco | Articoli

Diritto all’oblio: come fare?

11 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Marzo 2019



Diritto all’oblio: cos’è e come funziona? Quando si può chiedere di essere “dimenticati”? Come chiedere a Google di eliminare le nostre informazioni?

Tutti noi viviamo cercando di lasciare il segno in ciò che ci circonda: il lavoro, gli amici, la famiglia. Nessuno vorrebbe vivere una vita anonima, trascorsa senza lasciare tracce di sé; certo, c’è chi ci è riuscito alla grande, entrando nei libri di storia, e chi, in maniera più modesta, cerca quantomeno di non essere dimenticato dalle persone care. La volontà di essere presenti nel contesto in cui viviamo può, però, risultare controproducente: ciò accade tutte le volte in cui le informazioni che ci riguardano sfuggono al nostro controllo, diffondendosi a macchia d’olio anche tra persone che non conosciamo affatto. È ciò che accade in internet: le foto postate sui social network, il curriculum pubblicato su Linkedin oppure le notizie riguardanti la nostra vita privata spesso si diffondono ben oltre i limiti che avevamo immaginato. Come fare in questi casi? La legge ci viene incontro concedendoci il diritto all’oblio, cioè il diritto di chiedere di essere “dimenticati” dal web. Ma come si fa, concretamente, ad ottenere questo risultato? Si può scomparire da internet? Se sei interessato a questo argomento e pensi che quello che sto per dirti possa esserti utile, allora prosegui nella lettura: ti spiegherò cos’è il diritto all’oblio e come fare per ottenerlo.

Diritto all’oblio: cos’è?

Il diritto all’oblio è il diritto, appartenente a ciascuna persona, di chiedere che i propri dati personali vengano cancellati dal web. In pratica, il diritto ad essere “dimenticati” consiste nella facoltà di chiedere che tutto ciò che riguarda la propria persona (informazioni, immagini, avvenimenti, ecc.) venga sottratto agli occhi indiscreti della comunità internauta. Detto ancora in altre parole, il diritto all’oblio è una sorta di naturale conseguenza del diritto alla riservatezza.

Il diritto all’oblio nasce come creazione giurisprudenziale: non esisteva una legge che prevedesse questa specifica forma di tutela. La prima traccia importante di questo nuovo diritto è rinvenibile in una sentenza della Corte di Giustizia Europea di qualche anno fa [1]: con questa pronuncia, i giudici condannarono Google a “deindicizzare” alcuni siti internet che riportavano notizie lesive della sfera privata e della dignità di un cittadino europeo.

Successivamente, il diritto all’oblio è stato riconosciuto anche dalla giurisprudenza italiana [2] e, infine, sancito a chiare lettere all’interno dell’ormai celeberrimo Gdpr (Regolamento generale sulla protezione dei dati personali) [3], secondo cui, in presenza di specifici motivi, l’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano e il titolare del trattamento ha l’obbligo di cancellare senza ritardo i dati personali.

Diritto all’oblio: in cosa consiste?

Abbiamo detto che il diritto all’oblio è un prolungamento del diritto alla privacy: la persona a cui appartengono foto, immagini, informazioni e altri dati sensibili può chiedere che tali elementi vengano cancellati. In realtà, parlare di cancellazione in un contesto ampio e fluido come quello del web è cosa difficile: eliminare tutte le informazioni che sono circolate in rete è impresa ardua, se non impossibile.

Per tale ragione, il diritto all’oblio in riferimento ad internet non si ottiene tanto con l’effettiva cancellazione dei dati, quanto con la loro “deindicizzazione”, la quale consiste nel rendere praticamente irreperibili le informazioni che concernono colui che ha invocato il diritto all’oblio. In pratica, quindi, se Tizio chiede il diritto all’oblio, Google dovrà fare in modo che, digitando il suo nome (cioè «Tizio»), il motore di ricerca non fornisca risultati.

Come ottenere il diritto all’oblio?

Dopo averti spiegato cos’è il diritto all’oblio e in cosa consiste, vediamo come fare ad ottenerlo, cioè come fare a “farsi dimenticare”. Ebbene, le strade sono due:

  • chiedere la deindicizzazione al motore di ricerca;
  • chiedere la cancellazione dei propri dati personali.

Nel primo caso, la richiesta andrà fatta direttamente al motore di ricerca che ci interessa: ad esempio, se riteniamo lesa la nostra privacy o, comunque, vogliamo impedire la diffusione dei nostri dati personali, occorrerà inoltrare ad un motore di ricerca la richiesta di esercizio del diritto all’oblio. In questo modo, il destinatario della richiesta sarà tenuto a deindicizzare tutti i link ai siti ove sono presenti le informazioni che ci riguardano, con conseguente impossibilità di rinvenirli per mezzo del motore di ricerca.

Ad esempio, Google ha messo a disposizione un modulo online attraverso cui indicare in particolare un indirizzo mail di contatto, il link che s’intende eliminare, la motivazione, e la copia di un documento d’identità del richiedente. Ricevuta la richiesta di deindicizzazione, Google deve obbligatoriamente fornire riscontro in tempi brevi. Se sei interessato a chiedere il diritto all’oblio a Google, clicca qui.

Per ottenere l’effettiva cancellazione dei dati sensibili, però, la richiesta a Google (o a motore di ricerca equivalente) non è sufficiente: Google, infatti, non ha pubblicato le informazioni che vuoi “obliare”, in quanto il suo lavoro consiste solamente nel fornire il link al sito che effettivamente le ha rese note.

Quindi, se vuoi davvero ottenere una tutela piena, dopo aver fatto il primo passo (consistente nell’impedire al motore di ricerca di trovare i siti ove ci sono contenuti lesivi della tua privacy) dovrai contattare singolarmente tutti i siti che hanno effettuato la pubblicazione.

Per eliminare definitivamente un contenuto ritenuto lesivo della propria persona, quindi, occorrerà rivolgersi direttamente al titolare del trattamento ovvero al responsabile del trattamento di quel dato e chiederne la cancellazione dal proprio sito internet.

Quando si ha diritto all’oblio?

Attenzione: il diritto all’oblio non può essere invocato a proprio piacimento. Secondo la giurisprudenza, il diritto ad essere dimenticati serve a tutelare la reputazione e riservatezza dell’interessato: per tale ragione, ogni contenuto lesivo dei predetti diritti può comportare sia la deindicizzazione del link al sito internet che la rimozione diretta da quest’ultimo del materiale offensivo.

Tuttavia, sempre secondo i giudici, affinché il destinatario della richiesta di deindicizzazione possa procedere occorre:

  • effettuare un bilanciamento tra il diritto (privato) alla reputazione e riservatezza con il diritto di cronaca e l’interesse (pubblico) alla conoscenza delle informazioni, soprattutto se si tratta di personaggio famoso;
  • i link di cui si chiede la rimozione devono avere ad oggetto notizie o contenuti risalenti nel tempo.

Nel caso in cui il destinatario della richiesta di cancellazione rimanga inadempiente, l’interessato può rivolgersi direttamente al Garante della Privacy o all’Autorità Giudiziaria [4].

Il diritto all’oblio secondo il Gdpr

Quanto detto nel paragrafo precedente vale soprattutto per il primo aspetto del diritto all’oblio, quello della deindicizzazione, da parte dei motori di ricerca, dei link che rimandano ai siti internet contenenti il materiale lesivo. Per quanto riguarda il secondo aspetto, cioè l’invio della richiesta di cancellazione dei dati ai singoli siti, occorre fare riferimento al Gdpr che, come anticipato, disciplina esplicitamente il diritto all’oblio.

Secondo il regolamento europeo, l’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano e il titolare del trattamento ha l’obbligo di cancellare senza ritardo i dati personali, in presenza di uno dei seguenti motivi:

  • i dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati;
  • l’interessato revoca il consenso su cui si basa il trattamento;
  • l’interessato si oppone al trattamento;
  • i dati personali sono stati trattati illecitamente;
  • i dati personali devono essere cancellati per adempiere un obbligo legale previsto dal diritto dell’Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento.

Il titolare del trattamento, se ha reso pubblici dati personali ed è obbligato a cancellarli a seguito di esplicita richiesta dell’interessato, tenendo conto della tecnologia disponibile e dei costi di attuazione adotta le misure ragionevoli, anche tecniche, per informare i titolari del trattamento che stanno trattando i dati personali della richiesta dell’interessato di cancellare qualsiasi link, copia o riproduzione dei predetti dati.

Ci sono dei casi, però, in cui il diritto all’oblio non può essere esercitato; ciò avviene quando il trattamento sia necessario:

  • per l’esercizio del diritto alla libertà di espressione e di informazione;
  • per l’adempimento di un obbligo legale che richieda il trattamento previsto dal diritto dell’Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento o per l’esecuzione di un compito svolto nel pubblico interesse oppure nell’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento;
  • per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica;
  • a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici;
  • per l’accertamento, l’esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria.

note

[1] Corte Giustizia Europea, sentenza del 13 maggio 2014.

[2] Cass., sent. n. 13161/16.

[3] Art. 17 Regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27.04.2016.

[4] Trib. Roma, sent. n. 23771/2015.

Autore immagine: Unsplash.com


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

2 Commenti

  1. Salve. Potete dirmi di più sul diritto all’oblio e diritto di cronaca? Se i media hanno raccontato un reato, ma sono trascorsi tanti anni la notizia deve rimanere ancora online? deve essere di pubblico interesse? Grazie LA LEGGE PER TUTTI per le vostre informazioni sempre chiare

    1. Buongiorno Bernardo. Il diritto all’oblio in alcuni casi va contemperato con il diritto di cronaca. Il diritto all’oblio spetta a ciascun cittadino di cui i media abbiano parlato in relazione ad un fatto di reato. In sostanza, il soggetto che ha ricevuto una condanna ha il diritto a non veder più pubblicato il proprio nome una volta che sia trascorso del tempo e la notizia non sia più di pubblico interesse. Infatti, tra i presupposti del diritto di cronaca vi sono indubbiamente il pubblico interesse per la notizia e la sua attualità. Tuttavia, una notizia vera ma non più attuale non può essere ripubblicata su un giornale. In questi casi, quando si parla di diritto all’oblio si intende il diritto di ogni reo, a veder cancellato il proprio nome dalla cronaca relativa al fatto criminoso ormai passato.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA