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Eredità: come lasciare la propria casa al coniuge

24 Marzo 2019
Eredità: come lasciare la propria casa al coniuge

Sto acquistando un immobile ad uso residenziale come prima casa, lo intesterò soltanto a me per scelta familiare. Sono sposata, in separazione dei beni e senza figli. Come posso tutelare mio marito in caso di mio improvviso decesso? Vorrei che la casa andasse totalmente a lui e non a mio fratello o ai miei genitori.

In merito al quesito posto dalla lettrice, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

La successione ereditaria legittima: cenni generali. La successione del coniuge in concorso coi collaterali e con gli ascendenti

Quando muore una persona, la legge italiana disciplina la sorte del patrimonio del defunto.

A questo proposito, pur rispettando determinate regole (che si spiegherà meglio in seguito), si dà prevalenza alle ultime volontà del deceduto.

Pertanto, la prima cosa da verificare sarà l’eventuale esistenza di un testamento in cui sono contenute le ultime volontà della persona e quindi, anche la ripartizione patrimoniale da essa disposta.

Se invece, come spesso accade, non è stato fatto alcun testamento, sarà la legge a stabilire la sorte del patrimonio ereditario, dando precedenza ai parenti più prossimi del defunto e regolamentando anche le ipotesi in cui vi siano più parenti in concorso, a cui dare conto.

Ebbene, secondo la legge italiana [1], in assenza di testamento, a chi muore senza lasciare figli, subentreranno il coniuge nella misura di 2/3 del patrimonio ereditario, mentre i collaterali (fratelli o sorelle) e gli ascendenti (i genitori) dovranno dividersi il restante 1/3.

Al coniuge, inoltre, spetterà il diritto di abitazione [2] sulla casa coniugale e di uso sui beni mobili che l’arredano, anche se di proprietà esclusiva del defunto.

La successione ereditaria testamentaria: i legittimari

Come scritto in precedenza, quando muore qualcuno bisogna regolamentare la sorte dei beni del defunto.

Se questi, prima di morire, ha fatto un testamento valido, si aprirà, con la pubblicazione del medesimo, la successione testamentaria.

Con il testamento, quindi, la successione ereditaria sarà stabilita secondo le disposizioni volute dalla persona deceduta, ma non senza che vi siano delle regole da rispettare. In particolare, la più importante sarà quella degli eredi legittimari.

Ed allora, è importante sapere che i legittimari sono alcuni parenti del defunto (ovviamente i più stretti), ai quali la legge italiana riserva obbligatoriamente una parte del patrimonio ereditario [3]: in particolare, sono eredi legittimari soltanto il coniuge, i figli e gli ascendenti del defunto.

A questi, quindi, salvo rinuncia degli stessi, deve andare una quota minima di eredità che varia a seconda del grado di parentela col defunto e del concorso con altri eredi legittimari. In altre parole, quando qualcuno fa testamento non può stabilire delle quote ereditarie inferiori a quelle minime riservate dalla legge a favore dei legittimari e tanto meno condizionare l’attribuzione delle stesse.

Pertanto, in presenza degli eredi legittimari, il defunto potrà liberamente disporre del proprio patrimonio soltanto per una parte, detta tecnicamente quota disponibile (ad esempio, in presenza del coniuge in concorso con gli ascendenti, la quota disponibile che si potrà destinare a chiunque, anche ad un estraneo, è pari a 1/4).

Infine, è importante ricordare che, qualora dovessero essere state violate le quote ereditarie dei legittimari, essi potrebbero proporre un’azione legale contro gli eredi, per così dire, favoriti dal testamento, per ottenere la cosiddetta riduzione delle disposizioni testamentarie e/o delle donazioni compiute in vita dal defunto e con le quali è stata lesa la quota ereditaria minima dovuta ai medesimi eredi legittimari [4] (infatti, per determinare il patrimonio del defunto, bisogna considerare anche le donazioni in vita fatte dal defunto [5]. 

Le donazioni, quindi, possono considerarsi come un anticipo della successione ereditaria e/o un modo con il quale una persona ha inteso disporre del proprio patrimonio, così come si fa con il testamento).

CASO CONCRETO

Alla luce di quanto sopra detto, il patrimonio della lettrice, che sarà costituito anche dalla casa che sta per acquistare:

– dovrà essere diviso, secondo le quote indicate in premessa, tra suo marito, i suoi genitori e suo fratello, in assenza di un valido testamento;

– dovrà essere lasciato, secondo le quote indicate in premessa, tra suo marito e i suoi genitori, se invece dovesse fare testamento. In questo caso, si sottolinea che la quota minima che la lettrice dovrà destinare a sua madre e suo padre sarà pari a 1/4. Pertanto, la stessa potrebbe fare un testamento in cui lascerebbe l’intera quota disponibile a suo marito che, in questo modo avrebbe la titolarità nella misura del 75% dell’intero patrimonio ereditario (comprensivo anche dell’abitazione in esame).

Si tenga inoltre presente che qualora alla sua morte dovessero essere defunti i suoi genitori, non sarebbe necessario riservare alcuna quota a suo fratello, visto che, per legge, quest’ultimo non è un erede legittimario.

Pertanto, per cautelare suo marito, una volta acquistata la casa, la lettrice potrebbe fare testamento in cui dichiarerebbe di voler lasciare a suo marito l’intero patrimonio ereditario (compresa la detta abitazione), fatta salva l’ipotesi in cui dovessero essere superstiti i suoi genitori, dove invece gli destinerebbe solo la quota di 1/4 del suo patrimonio, nel rispetto di quanto stabilito dalla legge.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Marco Borriello


note

[1] Art. 582 cod. civ.

[2] Art. 540 cod. civ.

[3] Art. 536 cod. civ.

[4] art. 557 cod. civ.

[5] Art. 556 cod. civ.


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