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Eredità, testamento e reato di circonvenzione di incapaci

29 Marzo 2019
Eredità, testamento e reato di circonvenzione di incapaci

Mia zia, sorella di mia madre non era sposata e non aveva figli. Una decina di anni fa aveva indicato nel suo testamento olografo me e i miei 5 cugini. Due anni fa, dopo aver preso appuntamento per depositare detto testamento, non si era più recata dal notaio. Dopo circa sei giorni deposita invece un testamento segreto da un altro notaio, dove non risulto più erede, mentre rimangono i miei 5 cugini, due dei quali sono fratelli e sono amici di quest’ultimo notaio. L’anno dopo mia zia è deceduta. È evidente che i miei cugini hanno convinto mia zia a cambiare notaio e testamento. Posso denunciarli per il reato di circonvenzione di incapace?Si possono dimostrare responsabilità del notaio? I testimoni del notaio Pellegrino sono 2 impiegate del suo ufficio. Dovevano conoscere precedentemente mia zia? L’eredità è stata accettata dai miei cugini, posso bloccarla?

Astrattamente, il lettore può denunciare i suoi cugini del reato di circonvenzione di persone incapaci.

Questo perché il reato è procedibile d’ufficio, senza la necessità, quindi, di procedere con una querela ad opera della persona offesa entro i tre mesi successivi a quando ci si è resi conto della circonvenzione.

Pertanto, in questo caso, le uniche tempistiche da tenere sott’occhio sono quelle relative alla prescrizione del reato che, in mancanza di interruzioni processuali, matura in sei anni dall’evento dannoso, mentre in caso di interruzioni processuali (quali, ad esempio, il rinvio a giudizio degli imputati) matura in sette anni e mezzo.

Con riguardo alla questione testamento, la Cassazione ha ribadito che il momento consumativo del reato, dal quale far decorrere la prescrizione, decorre non dalla condotta di induzione, ma dalla successiva pubblicazione del testamento e dall’accettazione dell’eredità, fatti produttivi di un effetto dannoso per il soggetto passivo e da cui deriva il materiale conseguimento del profitto ingiusto (Cassazione penale, sez. II, 17/01/2017, n. 20669).

Per la configurabilità del reato, la legge richiede diversi elementi:

– gli autori del reato debbono aver ottenuto un profitto; questo elemento, nel caso specifico, risiederebbe nel fatto che il lettore è rimasto escluso dall’eredità e gli altri cugini si sono divisi una fetta più grossa dell’asse ereditario; 

– gli autori del reato, per ottenere quel profitto, debbano aver abusato dello stato d’infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata;

 – la condotta degli autori del reato abbia indotto la persona offesa (la zia del lettore) a compiere un atto (la modifica del testamento) così comportando un danno nei confronti del lettore e, quindi, vi sia un nesso tra condotta e evento.

Tra quelli sopra elencati, gli elementi più difficili da provare sono due: la condotta di induzione (raggiro) dei cugini del lettore e lo stato di deficienza psichica di sua zia in quel momento.

Questi due elementi, essenziali per ottenere una condanna in sede penale, possono essere provati con le testimonianze di chi abbia potuto assistere a delle discussioni rilevanti tra zia e cugini, o a delle conversazioni telefoniche o ambientali tra gli stessi; tutti indizi che potrebbero formare una prova cristallina laddove le dichiarazioni fossero considerate attendibili.

Tale ragionamento vale anche per lo stato d’infermità della zia del lettore, che potrebbe essere provato anche con qualche ricovero ospedaliero intervenuto a ridosso del deposito del testamento segreto.

Sul punto, la giurisprudenza – lo scorso anno – ha ampliato lo spettro delle condotte assimilabili alla circonvenzione, facendo rientrare anche “qualsiasi pressione morale idonea al risultato avuto di mira ed in tutte le attività di sollecitazione e suggestione capaci di far sì che il soggetto passivo presti il suo consenso al compimento dell’atto dannoso” (Cassazione penale, sez. II, 02/02/2018, n. 13968).

Ad esempio, in un caso molto simile a quello in esame, la Corte d’Appello di Roma qualche anno fa precisò come l’induzione fraudolenta del circonventore, nel reato di circonvenzione di persone incapaci, può essere provata anche semplicemente da indizi gravi, precisi e concordanti come l’isolamento dell’incapace, i continui e stretti rapporti con l’agente, la natura degli atti compiuti senza plausibili motivi e con incontestabile pregiudizio (Corte appello Roma, sez. II, 11/05/2010, n. 3194).

Nel caso di specie, l’imputata aveva chiesto alla casa di cura, nella quale era ricoverata la persona incapace, di non fare entrare nessuno dei parenti e comunque di essere avvisata in caso di visite e inoltre ella frequentava assiduamente la vittima la quale, revocava un precedente testamento olografo, i cui beneficiari erano oltre l’imputata anche altre tre nipoti, istituendone un altro, pochi giorni prima della morte, la cui beneficiaria era solo l’imputata.

Quello che il lettore dovrà fare è, dapprima, verificare eventuali testimoni da far sentire in giudizio e, quindi, capire se esiste un modo per provare la circonvenzione (altrimenti si rischierebbe di fare un buco nell’acqua).

Una volta constatato questo, egli dovrà redigere (o far redigere da un legale) la denuncia che potrà presentare in Caserma dei Carabinieri, in Commissariato di Polizia, o direttamente alla Procura della Repubblica.

Il Notaio potrebbe essere responsabile se si dimostrasse che al momento del testamento non fosse nelle piene facoltà mentali e, quindi, capace di disporre delle sue possidenze.

In questo caso, avrebbe commesso un falso e, oltretutto, si sarebbe macchiato di una responsabilità professionale; ma, sul punto, è bene attendere l’evolversi del procedimento penale per capire se anche il Notaio dovrà essere considerato responsabile dell’evento dannoso.

Le impiegate dello stesso non dovevano conoscere necessariamente la zia del lettore, ma potrebbero essere utili laddove testimoniassero che la zia era confusa e disorientata il giorno della redazione del testamento davanti al Notaio.

Con riguardo all’eredità, il lettore ad oggi non può bloccare l’accettazione degli altri eredi, perché non risulta incluso all’interno dell’asse ereditario e dei successibili; potrebbe, astrattamente, impugnare il testamento dimostrando la circonvenzione di incapace avvenuta ad opera dei cugini del lettore e a danno di sua zia, oltre al fatto che da quella condotta è rimasto escluso il lettore (così provando il suo interesse ad agire).

Ma, comunque, il procedimento penale provocherebbe la sospensione del giudizio civile, poiché il primo è considerato preminente (interessi riguardanti la libertà personale) e la legge vuole evitare eventuali conflitti tra sentenze penali e civili.

Pertanto, se le testimonianze papabili individuate dovessero sorreggere quanto recriminato dal lettore, si consiglia allo stesso di agire direttamente con l’azione penale per poi passare all’azione civile finalizzata ad annullare quel testamento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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