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Famiglia anagrafica: coabitazione e due diversi stati di famiglia

29 Marzo 2019
Famiglia anagrafica: coabitazione e due diversi stati di famiglia

Dal 2002 sono un single divorziato, con nessuno a carico, pensionato, una figlia maggiorenne sposata residente in altro Comune. Dal 2012 risiede presso la mia abitazione una signora iscritta all’anagrafe come convivente e figura nello stesso stato di famiglia. Ai fini della richiesta del DSU-ISEE della signora, con pensione minima e null’altro, vengono coinvolti anche i miei redditi e quindi la signora supera i vari limiti di reddito per l’utilizzo dell’ISEE. Sussiste la possibilità legale e non contestabile di richiedere e magari di obbligare il Comune a mantenere questa coabitazione ma con due stati di famiglia separati? Siamo economicamente indipendenti e con nessuna affinità parentale o di altro genere. Preciso che l’abitazione di mia proprietà è composta da 1 cucina, 1 soggiorno, 2 camere e 1 bagno. All’anagrafe mi dicono che dovrebbero esserci almeno due cucine e due bagni. 

Occorre innanzitutto dire che lo stato di famiglia è quell’attestazione rilasciata dagli uffici di anagrafe e che certifica l’esistenza di una “famiglia anagrafica”.

La famiglia anagrafica è, in base a quello che stabilisce l’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 223 del 1989, un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi: queste persone, a seguito della dichiarazione da loro stesse resa all’Ufficiale di anagrafe, figureranno tutte insieme nel medesimo certificato quando viene richiesto il rilascio di uno stato di famiglia.

Fatta questa premessa, occorre dire che gli uffici anagrafici dei comuni italiani, nello svolgimento dei loro compiti, si attengono alle circolari del ministero dell’Interno ed alle istruzioni dell’Istat (Istituto centrale di statistica) e, con riferimento al quesito posto dal lettore, l’Istat ed il ministero dell’Interno hanno chiarito che:

– la prova che esistano vincoli affettivi fra le persone che risultano nello stesso stato di famiglia deriva dal fatto che quelle stesse persone hanno dichiarato la loro convivenza all’ufficiale di anagrafe nel momento in cui la famiglia anagrafica viene costituita e questa dichiarazione, una volta fatta, non può essere modificata a meno che non cessi la coabitazione tra i componenti della famiglia anagrafica (questo afferma l’Istat nelle Avvertenze e note illustrative all’ordinamento anagrafico contenute nel volume della serie Metodi e Norme, serie B, n. 29 edizione 1992); in sostanza, afferma l’Istat, se due o più persone hanno dichiarato di costituire una famiglia anagrafica perché convivono e perché tra loro esistono vincoli affettivi, successivamente queste stesse persone non possono chiedere di risultare in due diversi stati di famiglia a meno che non cessi tra loro la coabitazione, salvo cioè il caso in cui uno di loro non si trasferisca in un’altra abitazione;

– affinché ci sia una famiglia anagrafica tra due o più persone devono coesistere due elementi e cioè la coabitazione tra di esse e l’esistenza di uno dei vincoli indicati dalla norma (matrimonio, parentela o vincoli affettivi); se, quindi, due o più persone hanno dichiarato all’ufficiale di anagrafe che esistono tra loro vincoli affettivi e, perciò, già figurano nello stesso stato di famiglia in quanto, oltre ai suddetti vincoli, sussiste tra loro anche la coabitazione nello stesso alloggio, successivamente non possono modificare tale dichiarazione e pretendere di risultare in due distinti stati di famiglia se continuano a coabitare: potranno chiedere di figurare in due distinti stati di famiglia solo se tra loro cesserà la coabitazione (questo è il senso del pare del ministero dell’Interno del 4 luglio 2006).

In definitiva, sia l’Istat che il ministero dell’Interno (ai cui pareri e circolari si attengono gli uffici di anagrafe) non permettono a chi già risulta nello stesso stato di famiglia con un’altra persona (perché vive sotto lo stesso tetto ed è legato da vincoli affettivi con quest’altra persona) di ottenere di risultare in un diverso stato di famiglia se continua a coabitare con la stessa persona con cui aveva precedentemente dichiarato di coabitare e con la quale aveva dichiarato di essere vincolato da legami affettivi.

In sostanza, per gli uffici anagrafici italiani la prova che sono cessati i vincoli affettivi può essere fornita solo con la cessazione della coabitazione e, quindi, solo se un componente della famigli anagrafica andrà a vivere altrove sarà possibile affermare e dimostrare che i vincoli affettivi sono cessati e quindi sarà poi possibile risultare in un altro stato di famiglia.

Nel caso specifico, quindi, è assai probabile che il Comune non accetterà di far figurare il lettore e la signora che con lui convive in due diversi stati di famiglia fino a che  continueranno a vivere nello stesso alloggio.

Chiaramente è anche possibile sostenere, diversamente da Istat e ministero del’Interno, che la cessazione dei vincoli affettivi può essere dimostrata (per ottenere l’iscrizione di una nuova famiglia anagrafica – anche di una sola persona- residente nello stesso appartamento) anche in un modo diverso dalla cessazione della coabitazione e che, quindi, non è detto che se si continua a coabitare vuol necessariamente dire che i vincoli affettivi continuino ad esistere.

Il lettore potrebbe dunque farsi mettere per iscritto dall’ufficiale di anagrafe il rifiuto di accogliere la sua richiesta di iscrivere (anche da solo) una nuova famiglia anagrafica, cioè di risultare in un diverso stato di famiglia pur continuando ad abitare nello stesso appartamento nel quale abita con la signora che oggi risulta nel suo stesso stato di famiglia.

Quel rifiuto messo per iscritto può poi essere impugnato dal lettore dinanzi al Tribunale civile competente (con il rischio, però, che anche il Tribunale sia dello stesso avviso di Istat e ministero dell’Interno e che, quindi, il lettore perda la causa).

Infatti, dimostrare ad un eventuale giudice che i vincoli affettivi (già dichiarati) siano cessati (per ottenere l’iscrizione, per lo stesso appartamento, di due famiglie anagrafiche e, quindi, distinti stati di famiglia) è assai difficile se in effetti si continua a vivere sotto lo stesso tetto: e siccome toccherebbe al lettore in un’eventuale causa dimostrare la cessazione dei vincoli affettivi, se non riuscisse a fornire al giudice, in modo rigoroso, questa dimostrazione lo stesso perderebbe la causa con ogni effetto conseguente (condanna alle spese del giudizio).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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