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Indennità di invalidità fa reddito? Va dichiarata nell’Isee?

30 Marzo 2019
Indennità di invalidità fa reddito? Va dichiarata nell’Isee?

L’indennità di invalidità erogata ogni mese dall’Inps produce reddito? L’importo mensile dell’assegno di accompagnamento produce reddito? Nella certificazione Isee vanno dichiarati i risparmi accumulati nel conto corrente bancario sul quale viene accreditata la indennità di invalidità (100 %) e quella di accompagnamento da parte dell’Inps. La cosiddetta ‘giacenza media annuale’ relativa agli accrediti delle pensioni Inps, va inserita nella dichiarazione Isee? La somma delle mensilità che mio figlio maggiorenne disabile 100% convivente, percepisce dall’ Inps, ai fini della richiesta per il reddito di cittadinanza, é considerata patrimonio mobiliare familiare? Al Caf negli anni scorsi hanno dichiarato tutto ed il contrario di tutto, producendo Isee fantasiose. Cosa rischio? 

La Circolare INPS n. 137 del 25 luglio 2016, in merito al calcolo dell’ISEE per i nuclei familiari con persone con disabilità o non autosufficienti, ha escluso dalla nozione di “reddito disponibile” i trattamenti assistenziali, previdenziali, indennitari (incluse carte di debito), a qualunque titolo erogati da amministrazioni pubbliche in ragione della condizione di disabilità, laddove non siano già inclusi nel reddito complessivo ai fini IRPEF. 

Pertanto, questi trattamenti quali, ad esempio, indennità di accompagnamento, le pensioni di invalidità, le indennità di frequenza, le indennità di comunicazione, non saranno rilevati in automatico dagli archivi dell’Istituto né andranno più indicati nella DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) qualora erogati da amministrazioni pubbliche diverse dall’INPS. 

Per quanto concerne la dichiarazione nella certificazione Isee dei risparmi accumulati nel conto corrente bancario sul quale viene accreditata la indennità di invalidità (100%) e quella di accompagnamento da parte dell’Inps, le nuove norme impongono al richiedente di indicare la “giacenza media annuale” di tutti i componenti del nucleo familiare. Si ricorda, a tal proposito, che l’art. 10 del D.Lgs. n. 147/2017 stabilisce che, a decorrere da quest’anno, la dichiarazione venga precompilata a cura dell’INPS, con la collaborazione dell’Agenzia delle entrate la quale, a tal fine, mette a disposizione dell’Inps le informazioni presenti nel Catasto e nell’Anagrafe tributaria, ivi comprese quelle sui rapporti finanziari con saldi e giacenze medie del patrimonio mobiliare di tutti i componenti il nucleo familiare. 

Con la precompilazione, il dichiarante avrà così a propria disposizione – sul sito dell’Inps o presso i Caf – non solo le informazioni da lui stesso fornite, ma anche quelle contenute nelle banche dati dell’Inps e dell’Agenzia delle entrate, inclusi i dati sui saldi dei rapporti finanziari e le relative giacenze medie, riferite a terzi, vale a dire tutti componenti del suo nucleo familiare. 

In riferimento alla richiesta del lettore se l’indennità d’invalidità percepita da suo figlio è considerata patrimonio mobiliare familiare, ai fini del Reddito di cittadinanza, occorre innanzitutto comprendere cosa s’intende per “patrimonio mobiliare”. Il patrimonio mobiliare è semplicemente un numero, il risultato della somma di vari saldi al 31 dicembre. Nello specifico, il patrimonio mobiliare è dato dal saldo al 31 dicembre dei seguenti titoli: 

– conto corrente postale o bancario; 

– conto deposito postale o bancario; 

– titoli di stato; 

– obbligazioni; 

– buoni fruttiferi; 

– azioni o quote in società; 

– partecipazioni in società italiane o estere. 

Quindi, per il calcolo della consistenza del patrimonio mobiliare ai fini ISEE bisogna portare al CAF: 

– l’estratto al 31/12 dei conti correnti, postali, buoni fruttiferi, ecc; 

– ed il valore al 31/12 di azioni, obbligazioni, ecc. 

Tuttavia, essendo l’indennità d’invalidità una somma di denaro che serve per compensare un’oggettiva invalidità che provoca di per sé già disagi e una diminuzione di capacità reddituale, non rientra nel patrimonio mobiliare ai fini Isee. Il Consiglio di Stato, infatti, con ben tre sentenze depositate il 29 febbraio 2016 ha affermato che non ha senso inglobare questi aiuti nel reddito, in quanto significherebbe far accrescere il valore dell’Isee della famiglia, con il rischio di farla escludere da altri benefici dedicati ai nuceli familiari in difficoltà.

Infine, per quanto concerne la dichiarazione Isee mendace, occorre fare un distinguo tra: 

– dichiarazione mendace; 

– ed errata indicazione di informazioni all’interno del modello che potranno essere oggetto comunque di una successiva modifica o integrazione. 

Nel caso in cui l’Agenzia delle Entrate rilevi delle omissioni che spesso possono essere anche frutto di incomprensioni nella normativa, i soggetti controllori potranno richiedere la presentazione di un nuovo modello Isee o una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica integrata degli elementi omessi o rettificata di quelli non correttamente riportati. 

Mentre il reato per chi attesta, dichiara o rilascia falsamente ad un pubblico ufficiale informazioni false viene punito con la reclusione fino a tre anni, ai sensi dell’articolo 495 del codice penale. Per chi rende dichiarazioni false circa il proprio stato civile oppure rilasci una falsa dichiarazione sulla propria identità, stato o sulle proprie qualità personali viene punito con una la reclusione minimo di un anno. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Daniele Bonaddio 



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