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Inps: pensionato inabile e lavoro terapeutico

30 Marzo 2019
Inps: pensionato inabile e lavoro terapeutico

Sono un pensionato inabile (invalido civile) con invalidità nella misura del 100%. Chi mi dovrebbe tutelare per ottenere un lavoro terapeutico ai sensi e per gli effetti della Legge 28 febbraio 2008, n. 31 (art. 46 – disposizioni in favore di inabili), esplicata dalla Circolare INPS 6 febbraio 2009, n. 15? Dette disposizioni sono vigenti, o ne esistono per lo stesso motivo eventuali altre sostitutive? In quest’ultimo caso quali sarebbero i loro eventuali estremi aggiornati? 

La L. 31/2008, come chiarita nelle sue modalità applicative dalla Circolare Inps n. 15/2009, disciplina il diritto dei figli disabili a mantenere il diritto a pensione qualora intraprendano attività lavorativa, purchè tale attività abbia ben precise caratteristiche che dovranno essere accertate dall’Inps. 

Le caratteristiche che dovrà avere l’attività svolta dal disabile sono le seguenti: 

– l’attività lavorativa deve avere finalità terapeutica; 

– l’attività lavorativa deve essere svolta presso i laboratori protetti, ovvero le cooperative sociali disciplinate dalla L. 381/91, nonché presso datori di lavoro che abbiano stipulato le convenzioni di integrazione lavorativa di cui all’articolo 11 della L. 68/99, assumendo i predetti soggetti con contratti di formazione e lavoro, con contratti di apprendistato o con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata; 

– la durata dell’attività lavorativa non deve essere superiore alle 25 ore settimanali. 

Se sussistono le sopracitate condizioni, il soggetto con inabilità può beneficiare dello svolgimento di un’attività lavorativa con finalità terapeutica certificata, senza perdere il diritto all’erogazione della pensione ai superstiti. 

Ciò al fine di garantire l’integrazione sociale della persona inabile; la sua inclusione lavorativa; la finalità terapeutica. 

Posto che la finalità terapeutica dell’attività svolta deve essere accertata dall’ente erogatore della pensione ai superstiti (e dunque dall’Inps), è consigliabile, prima di iniziare l’attività lavorativa, verificare attentamente se il lavoro che s’intende svolgere rientra tra quelli consentiti dalla legge per mantenere la pensione di reversibilità. Con riguardo alla natura del datore di lavoro, la stessa Circolare Inps n. 15/2009 chiarisce che il datore deve rientrare tra le categorie dei: 

– «laboratori protetti» o «delle cooperative sociali disciplinate dalla legge 8 novembre 1991, n. 381»: si tratta delle cooperative sociali che hanno lo scopo di perseguire la promozione umana e l’integrazione sociale dei cittadini attraverso: 

a) la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi; 

b) lo svolgimento di attività diverse – agricole, industriali, commerciali o di servizi – finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate; 

– datori di lavoro che abbiano assunto l’inabile «con convenzioni di integrazione lavorativa, di cui all’articolo 11 della legge 12 marzo 1999, n. 68» o che l’abbiano assunto «con contratti di formazione di lavoro, con contratti di apprendistato o con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata»: si tratta di convenzioni stipulate da aziende private aventi ad oggetto la determinazione di un programma che mira all’inserimento lavorativo, alla socializzazione, allo sviluppo psico-fisico del lavoratore disabile. 

La verifica che il datore di lavoro rientra tra le cooperative sociali, o tra i laboratori protetti, nonché il tipo di contratto sottoscritto con il lavoratore inabile (contratto di formazione lavoro, contratto di apprendistato), nonché l’ipotesi che l’inabile sia stato assunto con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata può essere effettuata dall’Inps attraverso la consultazione della dichiarazione e-mens riferita al lavoratore. 

Nei casi invece di assunzione per effetto di una convenzione dovrà essere acquisita copia della convenzione medesima. 

Conseguentemente si consiglia al lettore di rivolgersi a qualche cooperativa di zona, magari prendendo prima contatti con il Centro per l’Impiego a lui più vicino che forse potrebbe indirizzarlo verso aziende o cooperative sociali che si prestano a tali assunzioni, ed una volta concordata l’assunzione sottoporre il contratto di lavoro o la convenzione all’Inps, per una ulteriore verifica, prima di formalizzare il contratto di lavoro. 

Oltre alla citata Circolare Inps del 2009, si occupa della materia anche la più recente Circolare Inps n. 185 del 18.11.2015 (“Linee guida e istruzioni operative in materia di trattamento pensionistico ai superstiti – art. 22, legge 21 luglio 1965, n. 903), la quale non aggiunge nulla rispetto a quanto finora osservato; essa ribadisce al punto n. 6 il diritto a pensione dei figli inabili che svolgono attività lavorativa con finalità terapeutiche, rimandando per ogni più precisa puntualizzazione alla precedente Circolare Inps n. 15/2009: “L’articolo 22, legge 21 luglio 1965, n. 903 annovera tra i beneficiari del trattamento pensionistico ai superstiti i figli di qualunque età riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento della morte. Hanno, inoltre, diritto alla prestazione i figli minori divenuti inabili tra la morte del genitore e il compimento della maggiore età. L’inabilità richiesta per il diritto a pensione ai superstiti, ai sensi dell’articolo 2 legge 12 giugno 1984, n. 222 presuppone che il soggetto “a causa dell’infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa”. Al riguardo, si richiama la circolare n. 15 del 6 febbraio 2009, con cui sono state recepite le disposizioni contenute nell’articolo 46 del decreto legge 31 dicembre 2007, n. 248 che ha modificato la disciplina del riconoscimento/mantenimento del diritto alla pensione ai superstiti nei confronti dei figli inabili che svolgono attività lavorativa”. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini 



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