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Lavoratore e rimborso spese per tragitto residenza- sede lavoro

30 Marzo 2019
Lavoratore e rimborso spese per tragitto residenza- sede lavoro

Abito in Sardegna. Lavorando in un paese a 50 km dal mio domicilio, devo sostenere dei costi annui per recarmi al lavoro (non essendoci un sistema di trasporti locali devo utilizzare la mia auto) di circa 1800 € ripartiti tra spese di carburante 1450 € circa e 350 € di abbonamento per il traghetto tra quello personale e quello della macchina di proprietà. Posso chiedere il rimborso parziale di queste spese? 

Non esiste una norma di legge che imponga al datore di lavoro, o ad altri soggetti, di farsi carico o rimborsare al lavoratore dipendente le spese che questo sopporta per trasferirsi dalla propria residenza alla sede di lavoro ordinaria prevista nel contratto individuale di lavoro.

Un rimborso spese di questo tipo, totale o anche solo parziale, è possibile soltanto se è previsto nel contratto collettivo nazionale di lavoro oppure se il datore di lavoro se ne è fatto carico verso tutti o alcuni dei propri dipendenti nel contratto aziendale (eventuale) o nel contratto individuale di lavoro.

Nel caso specifico, quindi, come in quello di tutti gli altri lavoratori dipendenti che si trovino nelle stesse condizioni del lettore, le spese relative al tragitto residenza del lavoratore – sede di lavoro indicata nel contratto individuale di lavoro sono a totale carico del lavoratore a meno che, si ripete, non esista una specifica norma del contratto collettivo nazionale che le ponga, in tutto o parzialmente, a carico del datore di lavoro come rimborso spesa (o in altre forme analoghe) oppure uno specifico impegno assunto dal datore di lavoro con i suoi dipendenti (nel contratto aziendale) o con alcuni di essi (contratto individuale): in quest’ultimo caso si tratterebbe di una forma di cosiddetto welfare aziendale.

Si evidenzia, a titolo informativo, che la legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205/2017) ha introdotto la lettera d – bis) al comma 2 dell’articolo 51 del dpr n. 917 /1986 (il cosiddetto Testo unico delle imposte sui redditi) concedendo la possibilità al datore di lavoro di riconoscere – volontariamente oppure a seguito di una specifica clausola di contratto collettivo – al lavoratore il rimborso delle spese sostenute per l’acquisto di abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale o interregionale per sé o per i propri familiari.

L’agevolazione, se concessa dal datore di lavoro, è possibile anche nella forma di anticipazione di somme di denaro oppure come acquisto diretto dell’abbonamento da parte del datore.

Nel caso in cui il datore attivasse questa norma per tutti i suoi dipendenti o per determinate categorie di essi, i beni e i servizi erogati (cioè il rimborso del costo dell’abbonamento o l’anticipazione del denaro necessario al suo acquisto) non rientrerebbero nell’imponibile tassabile come reddito da lavoro dipendente.

Ma si ripete: questa agevolazione prevista dalla legge di bilancio 2018 non è obbligatoria in ogni caso, ma può essere concessa dal datore di lavoro volontariamente oppure se glielo impone il contratto collettivo di lavoro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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