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Morte del datore di lavoro: si può chiedere l’anticipo della Naspi?

30 Marzo 2019
Morte del datore di lavoro: si può chiedere l’anticipo della Naspi?

Dopo la morte del mio datore di lavoro, commercialista, posso richiedere in anticipo la Naspi per l’avvio dell’attività di consulente del lavoro? La risoluzione del rapporto di lavoro è avvenuta per cause di forza maggiore. Vorrei poi svolgere lavoro autonomo presso i medesimi locali e verso il figlio del datore di lavoro e il CED già presenti con attività proprie. 

Secondo il legislatore, l’indennità di disoccupazione spetta sia in caso di dimissioni per giusta causa, che in caso di disoccupazione involontaria.

Nel caso specifico, l’intervenuto decesso del datore di lavoro del lettore ha provocato un licenziamento involontario e, quindi, non collegato ad una sua volontà, né ad un’inadempienza lavorativa del lettore.

Il decreto legislativo n.22 del 2015, che ha istituito la predetta indennità, stabilisce al suo articolo 3 che i beneficiari della NASPI devono essere individuati nei lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino congiuntamente i seguenti requisiti:

a) siano in stato di disoccupazione involontaria,

b) possano far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione;

c) possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Quanto detto è stato avallato anche dalla giurisprudenza di merito, secondo cui, in tema di indennità di disoccupazione, la NASPI è riconosciuta ai soggetti che presentino congiuntamente i requisiti elencati successivamente dall’articolo stesso. L’avverbio congiuntamente non può che essere interpretato nel senso che i requisiti indicati nelle lettere da a) a c) devono necessariamente tutti sussistere. Pertanto, l’insussistenza di uno solo dei tre requisiti non consente riconoscimento della prestazione richiesta (Tribunale Roma, sez. lav., 04/10/2017, n. 8008).

La Circolare INPS n.94 del 2015 ha, poi, chiarito come non possano essere ammesse domande NASPI in caso di risoluzione consensuale, ma non è il caso in esame.

Nella fattispecie, solitamente, una volta morto il datore di lavoro, gli eredi – accettata l’eredità – provvedono al licenziamento del lavoratore (indicando come motivazione “decesso datore di lavoro”) e da lì decorrono i 68 giorni per la presentazione della domanda di indennità di disoccupazione.

Con riguardo all’anticipazione NASPI, l’art.8 del decreto sopra richiamato stabilisce che il lavoratore avente diritto alla corresponsione della NASPI può richiedere la liquidazione anticipata, in unica soluzione, dell’importo complessivo del trattamento che gli spetta e che non gli è stato ancora erogato, a titolo di incentivo all’avvio di un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o per la sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio.

Sul punto è intervenuta la Circolare INPS n.174 del 2017 la quale ha meglio specificato le attività autonome che si considerano ammissibili per l’accoglimento della domanda NASPI: 

– attività professionale esercitata da liberi professionisti anche iscritti a specifiche casse, in quanto attività di lavoro autonomo, 

– attività di impresa individuale commerciale, artigiana, agricola, 

– sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio, – costituzione di società unipersonale (Srl, Srls e SpA) caratterizzata dalla presenza di un unico socio, 

– costituzione o ingresso in società di persone (S.n.C o S.a.S) in quanto il reddito derivante dall’attività svolta dal socio nell’ambito della società è fiscalmente qualificato reddito di impresa; 

– costituzione o ingresso in società di capitali (SrL) per la medesima considerazione sulla natura del reddito derivante dall’attività in ambito societario, qualificato anch’esso fiscalmente reddito di impresa.

Lo stesso istituto previdenziale ha dichiarato che chi intende avviare un’attività lavorativa autonoma o d’impresa individuale o vuole sottoscrivere una quota di capitale sociale di una cooperativa, nella quale il rapporto mutualistico ha ad oggetto la prestazione di attività lavorativa da parte del socio, può richiedere la liquidazione anticipata e in un’unica soluzione della NASPI.

Tanto premesso, la cosa da fare sarà prima richiedere l’indennità di disoccupazione, con la classica domanda da presentare all’INPS; dopodiché, occorrerà avviare l’attività autonoma e, solo dopo l’effettivo avvio, procedere con la richiesta di anticipazione da effettuare entro trenta giorni, pena il rigetto della stessa, corredata dalla documentazione attestante l’avvio dell’attività.

Tuttavia, si precisa che anche il lavoratore, il quale intende sviluppare a tempo pieno un’attività autonoma già iniziata durante il rapporto di lavoro dipendente, la cui cessazione ha dato luogo alla prestazione NASPI, ha la possibilità di richiedere l’anticipazione.

In questo caso, o nell’eventualità in cui tale attività autonoma sia stata avviata dopo la cessazione del lavoro subordinato, ma prima della domanda NASPI, allora occorrerà presentare domanda di anticipazione entro trenta giorni dalla domanda NASPI.

Il fatto che il lettore svolgerà detta attività presso i medesimi locali e con la collaborazione del figlio del datore di lavoro non potrà comportare alcun ostacolo all’ottenimento dell’anticipazione NASPI a meno che, da controlli dell’ispettorato del lavoro, non si scopra che l’attività di lavoro autonoma dichiarata dal lettore sia simulata e mascherata da un rapporto di lavoro subordinato iniziato alle dirette dipendenze del figlio del suo ex datore di lavoro.

Infatti, l’art.8 del d.lgs. 22 del 2015 stabilisce, al suo ultimo comma, che il lavoratore che instaura un rapporto di lavoro subordinato prima della scadenza del periodo per cui è riconosciuta la liquidazione anticipata della NASPI è tenuto a restituire per intero l’anticipazione ottenuta, salvo il caso in cui il rapporto di lavoro subordinato sia instaurato con la cooperativa della quale il lavoratore ha sottoscritto una quota di capitale sociale.

Pertanto, ferma restando la possibilità di svolgere attività autonoma nei locali del figlio, sarà importante evitare qualsiasi prova di un rapporto di subordinazione con quest’ultimo, eventualmente provando l’esistenza di un proprio ufficio, di propri recapiti, di propri mezzi di lavoro e così via.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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