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Società immobiliare, fideiussione, responsabilità e risarcimento

30 Marzo 2019
Società immobiliare, fideiussione, responsabilità e risarcimento

Una società immobiliare deve stipulare una polizza fideiussoria a garanzia delle obbligazioni risultanti da un contratto preliminare. Si rivolge ad un Broker (Società X) che, a sua volta, chiedendo informalmente informazioni alla mia società (Y), fa stipulare una fideiussione rilasciata da una società (Z) poi rivelatasi non abilitata al rilascio di garanzie nei confronti del pubblico. La società immobiliare vuole quindi chiamare in causa le tre società per risarcimento del danno. Quali responsabilità si possono configurare a carico della mia società (Y)? 

Dalla domanda di mediazione allegata emerge che la società immobiliare istante lamenta un danno derivante dalla stipula di una polizza fideiussoria rilasciata dalla società “z” poi rivelatasi non abilitata al rilascio di garanzie nei confronti del pubblico. Secondo l’istante, la società “x” alla quale la stessa si è rivolta avrebbe consigliato la stipula della suddetta polizza “sentita società “y” del lettore. Tanto dimostra che il rapporto diretto di consulenza assicurativa si è svolto tra la cliente e la società “x” e che la società del lettore sia stata coinvolta solo indirettamente, ma non è dato comprendere se tale coinvolgimento sia consistito in una mera segnalazione o in un vero e proprio parere sull’opportunità della stipula di quella determinata polizza. 

Ad ogni modo, nella fattispecie in esame, possono ravvisarsi, a parere di chi scrive, due differenti responsabilità: 

a) la responsabilità della società “z” che ha rilasciato la polizza pur non essendo abilitata: nel caso di specie, sembra che la garanzia fideiussoria sarebbe servita alla cliente nell’ambito di operazioni immobiliari (immobili da costruire). Ebbene, la legge prevede che la fideiussione sia rilasciata da una banca, da un’impresa esercente le assicurazioni o da intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’articolo 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni. La polizza serve infatti a garantire, nel caso in cui il costruttore incorra in una situazione di crisi del costruttore, la restituzione delle somme e del valore di ogni altro eventuale corrispettivo effettivamente riscossi e dei relativi interessi legali maturati fino al momento in cui la predetta situazione si è verificata. 

In generale e a prescindere dalla concreta operazione negoziale alla quale accede la garanzia fideiussoria, sono indispensabili, ai sensi del Testo Unico Bancario (artt. 106 e 107), per il soggetto emittente, il possesso dei requisiti di abilitazione e l’iscrizione presso l’albo della Banca d’Italia. L’aver abusivamente rilasciato una garanzia fideiussoria in assenza di abilitazione comporta certamente responsabilità, anche penale, visto l’art. 132 del TUB che punisce il reato di esercizio abusivo del credito: “Chiunque svolge, nei confronti del pubblico una o più attività finanziarie previste dall’articolo 106, comma 1, in assenza dell’autorizzazione di cui all’articolo 107 o dell’iscrizione di cui all’articolo 111 ovvero dell’articolo 112, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da euro 2.065 ad euro 10.329”; 

b) la responsabilità del consulente della società “x” per aver consigliato la stipula di una polizza senza approfondire, con le proprie cognizioni tecniche, la sussistenza dell’abilitazione o meno della società emittente. Il codice civile in generale e l’art. 183 del Codice delle assicurazioni private in particolare obbligano il consulente a comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza nei confronti dei contraenti e degli assicurati. Dal momento che la cliente si è rivolta in via diretta alla società “x”, stipulando un mandato volto all’individuazione e alla stipula di una fideiussione idonea allo scopo perseguito e rappresentato, il consulente potrebbe rispondere per colpa (nella specie, negligenza) nell’adempimento della propria prestazione professionale, per non aver verificato l’idoneità del soggetto fideiussore e aver consigliato un prodotto inadeguato. 

Venendo alla posizione della società “y” del lettore, occorrerebbe verificare se, nel mandato sottoscritto con la società “x”, è fatta menzione della consulenza esterna da parte di essa, con coinvolgimento nella negoziazione con il cliente. Solo in tale ultimo caso, laddove la società “y” del lettore sia stata chiamata a fornire un parere tecnico determinante per l’operazione, potrebbe rispondere, seppur in via indiretta, del danno causato al cliente. Se, invece, la società “y” del lettore risulta coinvolta informalmente dal broker e ha fornito una mera segnalazione, nessuna responsabilità può esserle imputata, poiché dovere di verificare le informazioni spettava comunque al broker, unico consapevole delle richieste e delle esigenze del cliente. 

A prescindere dall’analisi circa la responsabilità dei tre soggetti chiamati in mediazione, corre l’obbligo di precisare che il danno è risarcibile esclusivamente se provato dal cliente. Questi dovrebbe dimostrare di aver subito un pregiudizio patrimoniale, oltre a provare che lo stesso sia imputabile alla condotta delle tre società (nesso causale). 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 



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