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Srl e sentenza di condanna: come recuperare i soldi

30 Marzo 2019
Srl e sentenza di condanna: come recuperare i soldi

Sette anni fa, dopo aver venduto un terreno di proprietà, confinante con la mia casa, ho dovuto fare causa alla srl acquirente, per il non rispetto dei patti e per danni subiti. Ad ottobre 2018 la società srl, con sentenza a mio favore, è stata condannata a pagare € 19.000 ed ha risposto al nostro legale di poter pagare subito €3000 e di impegnarsi a non fare appello. Richiesti allora €15000 per chiudere è rimasta ferma a 3000 euro. Il nostro avvocato vuole contattare una società di investigazioni per vedere se vi sono conti correnti e beni, in modo da effettuare dei pignoramenti. Azione costosa e dal risultato incerto, perché la società srl risponde esclusivamente della quota versata. Amministratore e soci sono molto facoltosi e presenti in molte altre srl. Inoltre la società poco prima della sentenza aveva immobili intestati ma ora non più. Cosa si può fare per far rispettare la sentenza del giudice?

Prima di tutto occorre immediatamente procurarsi il titolo esecutivo, facendo apporre la formula esecutiva sulla sentenza emessa a favore del lettore.

Dopodiché, la prima cosa da fare è notificare un precetto e, successivamente, presentare un’istanza al Presidente del Tribunale competente (492 bis c.p.c.) con la quale il lettore si fa autorizzare ad accedere alle banche dati nazionali per verificare dove la società possiede conti correnti e, nell’eventualità, proporre un pignoramento presso terzi nei confronti della banca presso la quale è acceso il conto corrente. Questo per verificare se è possibile ottenere qualcosa dalla debitrice.

Dopodiché, se il lettore dovesse costatare che nulla può essere aggredito all’interno della società (perché impossidente), allora la soluzione migliore sarebbe quella di presentare un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori della società che, dismettendo i beni immobili di cui la società era proprietaria, hanno violato il dovere di conservare l’integrità del patrimonio societario.

L’art. 2394 del codice civile, infatti, stabilisce che gli amministratori rispondono verso i creditori sociali per l’inosservanza degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale.

L’azione può essere proposta dai creditori quando il patrimonio sociale risulta insufficiente al soddisfacimento dei loro crediti.

In questo caso occorrerà dimostrare:

– la condotta dolosa dell’amministratore, ad esempio provando che quei beni sono stati venduti a prezzi irrisori e tutti in una volta (senza apparente motivazione), solo per

danneggiare le ragioni creditorie dei lettori; 

– che quella condotta non ha permesso al lettore di aggredire esecutivamente la società, oramai priva di ulteriori beni esecutabili.

Purtroppo, nel caso di società a responsabilità limitata, i soci cercano le vie più truffaldine per non onorare i debiti sociali assunti.

Un’ulteriore possibilità, nel caso in cui la società dovesse essere messa in liquidazione e dovesse essere presentato il bilancio di autoliquidazione, risiederebbe nell’analizzare tale ultimo bilancio e verificare se risultano attivi e se quest’ultimi sono stati ripartiti tra i soci.

In questo caso, infatti, il lettore potrebbe agire contro i singoli soci per la quota di utile acquisita a seguito di autoliquidazione della società.

Questo è, difatti, l’unico modo legale per poter aggredire individualmente le tasche dei singoli soci di una società a responsabilità limitata.

Ma, come consigliato dall’inizio, si suggerisce al lettore di percorrere le tappe suesposte in ordine cronologico e solo nell’eventualità in cui la società dovesse essere cancellata procedere con l’analisi del bilancio di autoliquidazione finale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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