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Accertamento fiscale: quando la notifica a terzi è valida

24 Febbraio 2019


Accertamento fiscale: quando la notifica a terzi è valida

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Febbraio 2019



Modalità di notifica degli atti tributari a persona diversa dall’effettivo destinatario in caso di momentanea assenza di questi nella propria abitazione: la notifica a mani di familiari conviventi, addetti alla casa, portiere e vicini di casa.

Se la mattina vai a lavorare, è molto probabile che, in passato, quando non eri a casa, sia passato il postino per lasciarti una raccomandata e, non trovandoti, l’abbia lasciata a un familiare che convive con te nello stesso appartamento o al portiere dello stabile. La notifica così eseguita è valida, a patto però che vengano rispettate determinate regole e procedure stabilite dalla legge. Non fanno eccezioni gli atti tributari: nonostante la loro importanza, infatti, questi possono essere consegnati a soggetti differenti rispetto al destinatario, tenendo comunque conto che quest’ultimo deve essere informato di ciò con l’invio di una seconda raccomandata informativa, detta Can (comunicazione di avvenuta notifica). Ma procediamo con ordine e vediamo, in caso di accertamento fiscale, quando la notifica a terzi è valida.

Le regole generali sulla notifica

Quando il postino o l’ufficiale giudiziario bussano alla porta di casa per effettuare la notifica di un atto, chiedono innanzitutto del destinatario e si verificano se questi è presente sul luogo per consegnargli direttamente la busta. Solo in sua assenza, è possibile consegnare la raccomandata a un’altra persona, sempre che questa però accetti (non è infatti un suo obbligo). Ma attenzione: se il rifiuto a ricevere la lettera, espresso dal destinatario, è irrilevante – per cui la notifica si considera comunque effettuata e l’atto conosciuto qualora questi non voglia prendere in consegna l’atto – nel caso invece in cui il diniego venga manifestato da un familiare convivente – in assenza dell’effettivo destinatario – il postino o l’ufficiale giudiziario sono tenuti a eseguire la procedura della «notifica per irreperibilità temporanea»: pertanto immettono nella cassetta delle lettere un avviso con cui comunicano al contribuente di aver tentato la notifica e gli inviano una seconda raccomandata con cui lo avvisano della possibilità di ritirare la busta in giacenza presso l’ufficio postale (se la notifica è effettuata dal postino) o presso la casa comunale (se la notifica è effettuata da un messo o dall’ufficiale giudiziario). L’atto resta a disposizione del destinatario per sei mesi affinché questi possa ritirarlo. Dopodiché si verifica la “compiuta giacenza” e la busta torna al mittente, intendendosi però come notificata e quindi conosciuta.

Infine c’è il caso dell’irreperibilità assoluta, quella cioè che scatta quando il destinatario è sconosciuto all’indirizzo di residenza perché il suo nome non è presente sul citofono e all’abitazione indicata vivono altre persone. In tal caso l’ufficiale giudiziario o il postino devono prima effettuare delle verifiche – con assunzione di informazioni sul luogo dai vicini di casa – per accertarsi che il destinatario dell’atto sia davvero irreperibile e il suo attuale indirizzo sconosciuto. Se, da tali accertamenti, non riescono a trovare l’indirizzo ove questi effettivamente abita (il luogo cioè di dimora) o dove lavora (il cosiddetto domicilio) depositano l’atto all’ufficio postale o al comune e la notifica si considera come eseguita. Della notifica viene dato atto con pubblicazione sull’albo comunale.

Queste, in estrema sintesi, sono le regole generali in materia di notifica.

La notifica con consegna a mani proprie

La notifica deve essere eseguita presso l’abitazione del destinatario oppure se ciò non è possibile ovunque lo trovi purché nell’ambito del territorio comunale.

La forma principale di notificazione dell’atto tributario o dell’accertamento fiscale è direttamente nelle mani proprie del destinatario. In tal caso l’ufficiale notificante gli fa sottoscrivere l’atto o l’avviso. Il destinatario può rifiutare di ricevere la busta; in tal caso il notificante indica sull’atto i motivi per i quali il destinatario non ha sottoscritto.

Se il destinatario rifiuta di ricevere la copia il messo notificatore dà atto nella relazione e la notificazione si considera fatta a mani proprie. Questo significa che l’atto produce tutti i suoi effetti e iniziano a decorrere i termini dell’impugnazione. Non è possibile quindi allungare i termini di ricorso rifiutando la busta, anche perché non c’è un’altra possibilità di recuperarla visto che questa torna al mittente e non viene invece depositata all’ufficio postale o al Comune come nel caso in cui il destinatario non è momentaneamente presente in casa e non c’è nessuno, al posto suo, che voglia ricevere la busta.

La notifica a mani di terzi

Quando non è possibile attuare la notifica a mani proprie del destinatario, l’addetto alla notifica può lasciare l’atto ad uno dei seguenti soggetti, nell’ordine qui sotto riportato:

  • a un familiare convivente, purché maggiore di 14 anni e comunque non palesemente incapace di intendere e volere;
  • una persona addetta alla casa (ad esempio la colf) o, nel caso di uffici e studi, la segretaria addetta al ritiro della posta;
  • se presente, il portiere dello stabile;
  • vicino di casa.

L’ordine delle categorie è tassativo e vincolante per il notificatore il quale non può eseguire discrezionalmente una diversa successione, pena l’irritualità della notifica. Ciascun gruppo esclude i successivi mentre nell’ambito dello stesso la scelta è alternativa e concorrente. La notifica effettuata nelle mani di un semplice “appartenente al gruppo familiare” non convivente è valida essendo sufficiente la presunzione che consegnerà l’atto al destinatario.

Non è necessario che l’ufficiale notificante indichi il grado di parentela o il tipo di rapporto che c’è tra il destinatario effettivo dell’atto e quello che lo prende in consegna. La sua attestazione, riportata sulla relazione di notifica o sull’avviso di ricevimento della raccomandata fa piena prova.

Se il soggetto addetto alla notifica consegna l’accertamento fiscale a una persona che non rientra in una di queste categorie spetta al destinatario contestare la notifica e dimostrare di non aver ricevuto l’atto per via del carattere del tutto eccezionale della presenza del consegnatario in casa propria, senza che a tal fine rilevino le sole certificazioni anagrafiche del familiare medesimo. La notifica mediante consegna a persona occasionalmente rinvenuta nell’abitazione del destinatario, qualificatasi “di famiglia”, è nulla ove sia provata in giudizio l’effettiva insussistenza del vincolo di parentela o affinità o di servizio tra destinatario e consegnatario.

Modalità di notifica a persona diversa dal destinatario

Se il consegnatario non è il destinatario dell’atto o dell’avviso, il messo consegna o deposita la copia dell’atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all’originale e alla copia dell’atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni dai quali possa desumersi il contenuto dell’atto.

Il consegnatario deve sottoscrivere una ricevuta e il messo dà notizia all’effettivo destinatario, dell’avvenuta notificazione dell’atto o dell’avviso, a mezzo di lettera raccomandata. È ciò che viene chiamato CAN e di cui parleremo nel successivo paragrafo.

La Can, comunicazione di avvenuta notifica

In ogni caso, tutte le volte in cui il postino o l’ufficiale giudiziario consegnano l’accertamento o l’avviso nelle mani di un soggetto diverso dall’effettivo destinatario, devono inviare a quest’ultimo una raccomandata, la cosiddetta CAN – comunicazione di avvenuta notifica – con cui lo mettono a conoscenza del fatto stesso della consegna. In tal modo l’interessato potrà recuperare la busta qualora colui che l’abbia accettata al posto suo si sia dimenticato di restituirgliela.

note

Autore immagine: posta Di Vector Tradition


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