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Spetta il mantenimento al figlio che rifiuta di lavorare con il padre

24 Febbraio 2019


Spetta il mantenimento al figlio che rifiuta di lavorare con il padre

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 Febbraio 2019



Assegno di mantenimento al figlio che non lavora nell’azienda di famiglia perché litiga col padre o ha altre vocazioni.

L’assegno di mantenimento che il genitore deve versare al figlio convivente con la madre è dovuto finché questi, anche se già maggiorenne, non diventa autonomo economicamente (ossia non è in grado di mantenersi da solo con un proprio reddito) e, comunque – secondo le ultime sentenze della Cassazione – non oltre i 35 anni (età dopo la quale si presume che l’assenza di un’occupazione sia dovuta solo all’inerzia personale). Il padre che voglia liberarsi dall’obbligo di pagare l’assegno mensile deve dimostrare lo stato di “colpevole disoccupazione” del figlio il quale, pur avendo la possibilità di lavorare, non accetti di farlo. E non è un compito da poco visto che, di questi tempi, le offerte di lavoro sono rarissime. Così il genitore potrebbe trovare un espediente per mettere il giovane alle strette: offrirgli un posto nella propria azienda. Scacco alla regina? Spetta il mantenimento al figlio che rifiuta di lavorare col padre? La questione è stata, di recente, analizzata da una sentenza del tribunale di Roma [1]. Per noi è solo la scusa per tornare su un argomento sempre molto dibattuto tra i giudici, dove a prevalere non è una regola generale ma le particolarità del caso concreto.

Mantenimento dei figli: fino a quando?

Non esiste un limite di età prestabilito oltre il quale il genitore non è più tenuto a provvedere al mantenimento dei figli. Di regola i genitori:

  • sono obbligati a mantenere i figli fino a quando iniziano a svolgere un’attività lavorativa e il lavoro permette loro di raggiungere l’indipendenza economica;
  • possono liberarsi dall’obbligo di mantenere i figli se provano che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende da rifiuto o abbandono ingiustificato del lavoro. Difatti, se il figlio maggiorenne dipende dai genitori perché non svolge un’attività lavorativa per inerzia nella ricerca di un posto o perché rifiuta ingiustificatamente offerte o si dimette volontariamente dai posti di lavoro, non ha più diritto al mantenimento.

Una volta venuto meno il presupposto per l’assegno di mantenimento (ossia il raggiungimento dell’indipendenza economica) non c’è modo di farlo rivivere se mutano le condizioni. Così, ad esempio, il figlio che ha ottenuto un posto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, licenziato però l’anno successivo per crisi, non può chiedere al padre di nuovo l’assegno.

Il punto è comprendere quale tipo di attività lavorativa fa venir meno il diritto a chiedere il mantenimento. Di certo non può trattarsi di un lavoro stagionale, né tantomeno di un lavoro non stabile come può essere quello precario o in nero; in tal caso non si può considerare raggiunta l’indipendenza economica proprio perché richiede una prospettiva concreta di continuità.

Il figlio si intende autosufficiente quando comincia a percepire un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali e concrete condizioni di mercato.

Il lavoro compre apprendista non comporta la cessazione dell’assegno di mantenimento atteso che il rapporto di apprendistato si distingue anche sotto il profilo retributivo dagli ordinari rapporti di lavoro subordinato.

Per parlare di indipendenza economica – e quindi di interruzione del mantenimento – è necessario che il giovane svolga un lavoro qualificato rispetto al titolo di studio conseguito (non sarebbe questo il caso del giovane impiegato in un call center che ha conseguito la laurea in giurisprudenza e studia per acquisire il titolo di avvocato).

Il genitore obbligato tenuto completamente all’oscuro sull’attività lavorativa del figlio, può chiedere al giudice di accertare che quest’ultimo svolge un’attività professionale in grado di renderlo pienamente autosufficiente.

Quando il figlio può rifiutare di lavorare nell’azienda paterna senza perdere il mantenimento

Il giudice deve valutare caso per caso se sussiste l’obbligo di mantenimento tenendo conto delle aspirazioni, del percorso scolastico, universitario e post universitario del soggetto e della situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione [2].

Quindi il figlio non perde l’assegno di mantenimento se dice no al posto nell’azienda del padre quando si tratta di un’attività lavorativa non conforme agli studi da questi intrapresi e non in linea con le sue conseguenti aspirazioni e vocazioni. Ad esempio, il giovane che ha studiato ingegneria edile potrà rifiutare un posto come contabile o come aiuto cuoco in un ristorante del padre senza perciò perdere il diritto a ottenere il mantenimento.

Il secondo caso in cui al figlio è consentito non accettare di lavorare con il padre è quando vi è un’accesa conflittualità caratteriale tra i due. Pertanto il genitore deve continuare a mantenere il figlio maggiorenne anche se questi non vuol lavorare nell’impresa di famiglia a causa dei continui litigi tra i due.

Anzi l’esperimento non andato a buon fine mostra che il figlio ha voglia di darsi da fare, mentre è stato il padre a guastare i rapporti con la sua fissazione per il ricambio generazionale nell’attività imprenditoriale, ben avviata.

È dunque il genitore a dover dimostrare che il figlio non si è adoperato per trovarsi un lavoro conforme alle proprie attitudini e aspirazioni. La semplice offerta di un posto di lavoro all’interno dell’azienda di famiglia, cui sia conseguito il rifiuto, non è sufficiente:

  • se tale offerta va a scapito di una formazione più conforme ai desideri, alle inclinazioni naturali e alle aspettative dei figli;
  • oppure se tra padre e figlio vi è una forte frattura che non consente di portare avanti un progetto di lavoro fianco a fianco.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 19345/18.

[2] Cass. 7 aprile 2006 n. 8221, Cass. 3 aprile 2002 n. 4765.

Autore immagine uomo donna Di Lightspring


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