Diritto e Fisco | Articoli

Quando si prescrivono tredicesima e quattordicesima?

24 Febbraio 2019
Quando si prescrivono tredicesima e quattordicesima?

Che succede se l’azienda non paga il Tfr: quanto tempo ha il dipendente per chiedere il pagamento degli arretrati?

Di rado capita di dimenticarsi di un proprio credito. E così è difficile che, almeno nei rapporti tra privati, si verifichi la prescrizione. Tuttavia quando si verte nell’ambito di un contratto di lavoro subordinato, il dipendente che non ha ottenuto la retribuzione è più riluttante ad agire legalmente contro l’azienda: la salvaguardia del rapporto lavorativo costituisce infatti un forte deterrente ad intavolare contestazioni e suggerisce sempre di portare pazienza. Proprio nell’ottica di tutelare la parte debole del rapporto – appunto il dipendente – la giurisprudenza ha così previsto la sospensione dei termini di prescrizione finché il contratto di lavoro è ancora in vita. Il problema tocca le mensilità dello stipendio, tredicesima e quattordicesima, non anche il Tfr che invece va corrisposto una volta cessato il contratto.

Prescrizione 13ma e 14ma

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha ricordato quando si prescrivono tredicesima e quattordicesima. Per comprendere meglio la problematica, immagina di non aver ottenuto il versamento di 13ma e 14ma e di averlo fatto più volte presente al datore di lavoro. Questi ti ha chiesto di soprassedere fino a quando le casse dell’azienda non torneranno a sorridere. Nel frattempo ti vengono regolarmente corrisposti tutti gli altri stipendi. Per due sole mensilità non vuoi inviare una diffida scritta, tuttavia ti poni il problema della prescrizione: sai bene infatti che, dopo un certo periodo, i crediti cessano definitivamente se non li eserciti. E tu versi proprio in una condizione di inerzia. Insomma, quanto tempo hai a disposizione prima di perdere il diritto a farti pagare?

La Corte ricorda che tredicesima e quattordicesima si prescrivono in tre anni. Si tratta di una «prescrizione presuntiva»: è ammessa cioè la prova contraria (anche se difficile da fornire). La prescrizione presuntiva infatti ha la caratteristica di invertire l’onere della prova dell’avvenuto pagamento: l’inerzia del creditore/lavoratore per i previsti periodi di tempo fa sorgere la presunzione della soddisfazione del suo credito. Pertanto, prima del decorso del termine, il datore di lavoro che afferma di aver estinto il debito deve provare il pagamento; diversamente, una volta superato tale termine, l’estinzione del debito si presume.

Ciò vuol dire che se il lavoratore cita in giudizio il datore di lavoro per ottenere il pagamento e quest’ultimo eccepisce che il diritto si è prescritto, l’unico strumento per il dipendente-creditore di ottenere il proprio credito è far giurare il debitore sull’estinzione del diritto e “sperare” che quest’ultimo ammetta, sotto giuramento, che il diritto non si è estinto: cosa quanto mai improbabile.

Dunque, una volta superati 3 anni, è assai inverosimile sperare di ottenere il pagamento della 13ma e/o della 14ma mensilità.

Da quando decorre la prescrizione di 13ma e 14ma?

Il punto però è stabilire da quando inizia a decorrere tale termine. Secondo costante giurisprudenza i termini di prescrizione decorrono dalla cessazione del rapporto di lavoro quando il lavoratore, in costanza di rapporto, si trova in una condizione di sudditanza psicologica che si concretizza nel timore del licenziamento. E siccome con l’introduzione del Jobs Act la regola generale vuole che, in caso di licenziamento illegittimo, il dipendente possa accampare solo il diritto al risarcimento e non alla reintegra sul posto, la regola della sospensione della prescrizione fintanto che dura il rapporto è quasi sempre applicabile.

Altre prescrizioni dei crediti di lavoro

Per quanto riguarda gli altri termini di prescrizione dei compensi di lavoro dipendente, questi sono di:

  • 1 anno per le retribuzioni corrisposte per periodi non superiori al mese (ad esempio i compensi per lavoro straordinario, o le maggiorazioni per lavoro notturno);
  • 3 anni per premi produzione e provvigioni;
  • 5 anni per retribuzioni ordinarie e Tfr.

Cos’è la tredicesima

La tredicesima mensilità (o gratifica natalizia) è regolata dal Ccnl di categoria. Essa viene corrisposta una volta all’anno, in occasione delle feste natalizie, secondo quanto stabilito dagli stessi contratti o, se più favorevoli, dagli usi esistenti nelle singole aziende.

I contratti collettivi normalmente fissano l’entità della tredicesima in una somma pari alla normale mensilità o alla retribuzione di fatto per il personale con retribuzione fissa mensile e a un certo numero di ore per i lavoratori con retribuzione oraria.

Normalmente la retribuzione da prendere in considerazione è quella in vigore nel mese di paga di dicembre.

Nella tredicesima vanno quindi conteggiati i soli elementi aventi natura retributiva con i caratteri di obbligatorietà, continuità e determinatezza.

Se il contratto collettivo prevede espressamente le voci computabili, si deve in ogni caso tener conto anche di elementi determinati non previsti, se corrisposti con continuità.

Cos’è la quattordicesima

Alcuni Ccnl prevedono l’erogazione di un’ulteriore mensilità oltre alla 13ma, che quasi sempre prende il nome di quattordicesima (detta anche premio annuale, premio ferie o gratifica feriale). È sempre il contratto collettivo che regola l’entità della retribuzione a cui commisurare la mensilità, la maturazione (comprese le varie ipotesi di assenze dal lavoro) ed il pagamento. In mancanza di norme espresse valgono i principi elencati in precedenza per la tredicesima.

note

[1] Cass. sent. n. 4687/19 del 22.02.2019.

Autor immagine lavoratore con orologio Di Billion Photos


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA