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Il reato di appropriazione indebita

13 Marzo 2019 | Autore:


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Appropriazione indebita: cos’è e quando costituisce reato? Quali sono le caratteristiche del delitto di appropriazione indebita? Cosa dice la giurisprudenza?

Appropriarsi di una cosa altrui è sempre un comportamento illecito: la legge, però, distingue a seconda delle modalità che hanno caratterizzato concretamente l’apprensione. Se distrattamente ti impossessi di un oggetto non tuo, non commetti reato perché non hai agito con dolo; ugualmente, non rischieresti il carcere nemmeno se ti appropriassi di una cosa di cui sei titolare in comune con un’altra persona. Al contrario, il codice penale incrimina colui che si impossessa di un bene mobile altrui sottraendolo a chi lo detiene legittimamente (trattasi di furto), nonché l’impossessamento violento (rapina) ovvero l’appropriazione di beni altrui di cui, però, si è già in possesso. In quest’ultima ipotesi si integra il reato di appropriazione indebita.

L’appropriazione indebita, come vedremo, si caratterizza per la minore offensività dell’azione criminosa: ed infatti, mentre il furto o la rapina presuppongono che un bene venga materialmente sottratto a chi legittimamente lo detiene, il reato di cui parliamo si caratterizza per il fatto che il bene altrui di cui ci si appropria è già in possesso dell’autore del delitto. Questo significa che, se prendi senza pagare un oggetto che si trova in un negozio, commetti furto; se, invece, vuoi fare tua una cosa che ti era stata spontaneamente consegnata, allora commetti il reato di appropriazione indebita. Se quanto detto sinora ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura di questo articolo: analizzeremo insieme il reato di appropriazione indebita.

Appropriazione indebita: cosa dice la legge?

Secondo il codice penale, configura il reato di appropriazione indebita la condotta di chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria del denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 1.032 euro. Se il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario (ad esempio, il deposito dei beni presso una struttura alberghiera), la pena è aumentata [1].

Appropriazione indebita: natura del reato

L’appropriazione indebita è un reato patrimoniale, nel senso che il bene giuridico a cui attenta è rappresentato dal patrimonio della vittima: l’obiettivo dell’autore è quello di arricchirsi a discapito della persona offesa. Si tratta di un reato comune, nel senso che chiunque può commetterlo, non essendo necessario rivestire una qualifica particolare. A ciò che abbiamo appena detto, però, vanno fatte delle specificazioni:

  • chiunque può commettere il reato di appropriazione indebita, purché ci si trovi nella condizione di essere già in possesso del danaro, del bene o della cosa mobile della (futura) vittima: è proprio questo, infatti, l’elemento distintivo rispetto al furto (ne parleremo più diffusamente nei prossimi paragrafi). Per tale ragione, secondo parte della dottrina [2] si tratterebbe di reato proprio, in quanto occorrerebbe comunque trovarsi in una determinata posizione giuridica;
  • il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, commette il reato ben più grave di peculato, punito con la reclusione fino a dieci anni e sei mesi (vedi paragrafi successivi).

Elemento oggettivo dell’appropriazione indebita

Perché possa integrarsi il reato di appropriazione indebita non occorre porre in essere una condotta particolarmente complessa. Pertanto, mentre il furto presuppone un’attività più articolata, in quanto bisogna sottrarre il bene al suo legittimo detentore, nel reato che stiamo analizzando la cosa di cui ci si appropria è già presso di sé. L’appropriazione indebita, quindi, si caratterizza proprio per la “vicinanza” tra l’autore del crimine e l’oggetto delle sue brame: puoi macchiarti anche tu di questo reato se decidi di fare tuo un bene che ti era stato affidato (un oggetto prezioso, ma anche un animale, ad esempio).

Nel reato di appropriazione indebita, dunque, si è già in possesso della cosa: non occorre sottrarla, ma solamente prolungare il possesso contro la volontà del legittimo proprietario. Il reato di appropriazione indebita è a forma libera, nel senso che l’“appropriazione” di cui parla la norma può concretizzarsi in tantissimi modi diversi: non solo attraverso il semplice impossessamento accompagnato dalla ferma intenzione di non restituire il bene, ma anche mediante la consumazione (nel caso in cui l’appropriazione indebita abbia ad oggetto alimenti), la distruzione, il deterioramento o la cessione a terzi della cosa o del denaro posseduti.

Secondo la giurisprudenza, la semplice mancata restituzione della cosa non concretizza, di per sé, il delitto di appropriazione indebita, salvo che non si sostanzi (anche) in un atto positivo di disposizione della cosa rivelatore della volontà di dominio [3]. Di conseguenza, non integra il delitto la condotta di colui che trattenga un bene altrui legittimamente detenuto in ragione di un pregresso rapporto obbligatorio, a meno che egli non compia sulla cosa atti di disposizione che rivelino l’intenzione di convertire il possesso in proprietà: così ha stabilito la Corte di Cassazione in relazione alla mancata restituzione delle chiavi dei condomini all’atto delle dimissioni del personale addetto alle pulizie [4]. Questo perché l’appropriazione indebita scatta solamente in presenza della volontà, resa manifesta da un atto concreto, di trattenere la cosa per farla propria.

Elemento soggettivo dell’appropriazione indebita

Dal punto di vista soggettivo o psicologico, il reato di appropriazione indebita si caratterizza per la necessaria presenza del dolo: perché possa configurarsi questo delitto, occorre che l’autore abbia agito nella consapevolezza precisa di appropriarsi di un bene altrui. V’è di più: il dolo deve essere specifico, nel senso che il reo deve avere l’intenzione di procurare un ingiusto profitto, a sé o ad altri (al coniuge, ad esempio).

Secondo la giurisprudenza, l’elemento soggettivo del reato di appropriazione indebita consiste nella coscienza e volontà di appropriarsi del denaro o della cosa mobile altrui, posseduta a qualsiasi titolo, sapendo di agire senza averne diritto, ed allo scopo di trarre per sé o per altri una qualsiasi illegittima utilità [5]. Sempre secondo i giudici, l’intenzione di restituire la cosa esclude il dolo dell’appropriazione indebita ma a condizione che simile proposito sia presente al momento dell’abuso del possesso e sia congiunto alla certezza della possibilità di resa [6].

Oggetto materiale dell’appropriazione indebita

Il reato di appropriazione indebita può configurarsi solamente in relazione a beni mobili: sono da escludersi, pertanto, tutti i beni immobili (abitazioni, terreni, ecc.) e i beni immateriali (l’energia elettrica, ad esempio). In pratica, ci si può impossessare solo di cose fisiche, tangibili. Per questo la giurisprudenza nega l’appropriabilità di beni immateriali (come le quote di una società), salvo che si tratti degli oggetti corporei (tipo fogli, disegni, ecc.) nei quali essi sono contenuti: pensa ad esempio all’appropriazione di documentazione industriale e commerciale, avente rilevanza economica, rappresentativa di un’idea immateriale [7].

La procedibilità del reato di appropriazione indebita

Poiché il reato di appropriazione indebita desta uno scarso allarme sociale, la legge ha deciso che sia procedibile solamente a querela di parte. Cosa significa? Vuol dire che solamente la vittima di questo delitto può attivare la macchina della giustizia, e può farlo soltanto sporgendo querela presso le autorità competenti (carabinieri, polizia, ecc.).

In pratica, se sei stato vittima di un’appropriazione indebita, spetterà a te fare la segnalazione alle autorità inquirenti, chiedendo espressamente la punizione del responsabile. La querela è condizione di procedibilità, nel senso che, senza di essa, non sarà possibile intraprendere un procedimento contro il responsabile. In sede processuale, poi, potrai costituirti parte civile e chiedere il risarcimento del danno patito.

Legittimazione a sporgere la querela

Posto che, nel reato di appropriazione indebita, legittimato a sporgere la querela è senza ombra di dubbio il proprietario della cosa mobile o del bene, secondo la giurisprudenza tale diritto spetterebbe anche al soggetto, diverso dal proprietario, che, detenendo legittimamente ed autonomamente la cosa, ne abbia fatto consegna a colui che se ne sia appropriato illegittimamente: è il caso, ad esempio, dell’appropriazione indebita di un’autovettura in leasing) [8]. In ambito societario, la legittimazione alla proposizione della querela per il reato posto in essere dal legale rappresentante ai danni della società da lui amministrata spetta al singolo socio [9].

Appropriazione indebita e furto: differenza

È evidente che il reato di appropriazione indebita e quello di furto [10] sono profondamente legati: entrambi sono reati contro il patrimonio ed entrambi consistono nell’appropriarsi di cose che non sono proprie. Tuttavia, come già evidenziato nei paragrafi precedenti, la differenza tra le due fattispecie è abbastanza evidente: mentre nel furto occorre impossessarsi di qualcosa che è nella disponibilità di altra persona (pensa allo scippo della borsetta, all’oggetto custodito in cassaforte, ecc.), nell’appropriazione indebita il bene preso di mira dal reo è già nel suo possesso.

Appropriazione indebita e peculato: differenza

Il reato di appropriazione indebita è, invece, molto più simile a quello di peculato [11]: in entrambi i casi, infatti, ci si appropria di qualcosa di cui si ha già la disponibilità. La differenza tra le due ipotesi criminose sta nella qualifica giuridica assunta da chi delinque: nel peculato, l’autore del crimine è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio il quale, proprio grazie alla propria veste, ha la disponibilità delle cose di cui si appropria indebitamente. Pensa al tesoriere di un ente pubblico che, essendo costantemente a contatto con le finanze dell’ente, sottrae alcune somme di danaro per farle proprie.

note

[1] Art. 646 cod. pen.

[2] F. Mantovani, Diritto penale. Parte speciale II. Delitti contro il patrimonio II, Cedam, IV edizione, p. 113.

[3] Cass., sent. del 10.06.2009.

[4] Cass., sent. n. 15788 del 23.12.2016 (deposito 29.3.2017).

[5] Cass., sent. n. 27023 del 27.03.2012.

[6] Cass., sent. del 22.02.2005

[7] Cass., sent. n. 8011 del 25.01.2012.

[8] Cass., sent. n. 20776 del 08.04.2016.

[9] Cass., sent. n. 40578 del 24.09.2014.

[10] Art. 624 cod. pen.

[11] Art. 314 cod. pen.

Autore immagine: Unsplash.com


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