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Chi è responsabile della sicurezza in azienda?

12 Marzo 2019


Chi è responsabile della sicurezza in azienda?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Marzo 2019



Il tema della sicurezza sul lavoro è di grande importanza e i rischi per chi non rispetta la normativa sono elevati.

Sono state approvate nuove leggi, nuovi regolamenti eppure ogni giorno sui mezzi di informazione viene data la notizia di nuovi infortuni sul lavoro, spesso mortali. Il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro è di estrema importanza per molte ragioni. Il lavoro è senza dubbio un’attività umana di fondamentale importanza ma non può diventare un’attività che mette in pericolo la salute e la sicurezza dei dipendenti. Per questo esiste una regola generale per la quale è il datore di lavoro responsabile di tutelare la salute e la sicurezza dei dipendenti della propria azienda. Inoltre, nel corso del tempo, sono state approvate numerose leggi che hanno specificato in modo analitico quali adempimenti occorre porre in essere per essere a posto con la sicurezza. Chi è responsabile della sicurezza in azienda? Per maggiori informazioni continua a leggere il nostro articolo.

L’obbligo di sicurezza

Il nostro ordinamento considera il lavoro un’attività fondamentale, tanto da considerarlo la base della stessa Repubblica [1]. È pur vero che anche il diritto alla salute costituisce un diritto fondamentale riconosciuto nella Carta Costituzionale [2].

Deve quindi esserci un corretto bilanciamento tra questi due valori che possono entrare in conflitto. Il contrasto tra lavoro e salute nasce perché lavorare in certi ambienti di lavoro può essere pericoloso per la propria salute e per la propria sicurezza.

Si pensi a chi lavora in edilizia, che ha il rischio di cadute dall’alto. Oppure a chi lavora con strumenti pericolosi, oppure chi ha a che fare con agenti chimici potenzialmente nocivi per la salute umana.

Senza scomodare i lavori più usuranti, anche lavorare al computer può creare problemi alla salute, basti pensare alla vista, alla postura, etc.

È chiaro che il lavoratore dipendente non ha il potere di rendere l’ambiente di lavoro più sicuro: egli svolge il lavoro che gli viene affidato dal datore di lavoro e non ha poteri organizzativi in azienda. Proprio per questo la legge pone l’obbligo di rendere il luogo di lavoro sicuro e sano in capo al datore di lavoro sul quale grava il cosiddetto obbligo di sicurezza [3].

L’obbligo di sicurezza impone al datore di lavoro di porre in essere tutti gli adempimenti necessari a garantire la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro basandosi sulle conoscenze a disposizione in quel determinato momento.

Se l’obbligo di sicurezza non viene rispettato nasce una responsabilità del datore di lavoro sotto diversi profili.

Innanzitutto, sorge una responsabilità contrattuale, in quanto la garanzia della tutela della salute e della sicurezza è un obbligo che deriva direttamente dal contratto di lavoro. Il datore di lavoro che non si adopera abbastanza per tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro infrange dunque, in primo luogo, un suo obbligo contrattuale.

Inoltre, a seconda delle conseguente a cui conduce il mancato rispetto dell’obbligo di sicurezza, può sorgere anche una responsabilità penale: si pensi al caso in cui il lavoratore si infortuna procurandosi gravi lesioni o addirittura il decesso.

In questo caso, il datore di lavoro che non si è adoperato abbastanza per tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro può essere incriminato per omicidio colposo o per lesioni, a seconda della conseguenza dell’infortunio o della malattia professionale.

Obbligo di sicurezza: chi è responsabile?

Chiarito qual è il ruolo che la legge affida al datore di lavoro nella tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro occorre però chiedersi chi sia, in concreto, chiamato a garantire che questo obbligo venga rispettato.

Le leggi che si occupano di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro affermano che l’obbligo di sicurezza è posto a carico del datore di lavoro. Cosa si intende con questa definizione? Nelle aziende complesse, infatti, ci sono varie figure che ricoprono vari ruoli aziendali e si pone dunque la necessità di individuare, nello specifico, chi sia il soggetto chiamato ad occuparsi di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il Testo Unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro [4] afferma che “datore di lavoro” è il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa.

Nelle pubbliche amministrazioni per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale individuato dall’organo di vertice delle singole amministrazioni tenendo conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l’attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa. In caso di omessa individuazione, o di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro coincide con l’organo di vertice medesimo.

Per essere dunque chiari il datore di lavoro è, in generale, il consiglio di amministrazione di una società privata a meno che tale organismo non individui uno specifico consigliere di amministrazione (di solito l’amministratore delegato) come datore di lavoro.

Nelle pubbliche amministrazioni il datore di lavoro è il capo dell’amministrazione (sindaco, presidente della provincia, presidente della regione, etc.) a meno che non venga individuato un dirigente o funzionario a cui è affidato questo ruolo.

Chi collabora con il datore di lavoro nella sicurezza?

Il datore di lavoro non deve gestire in autonomia la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro ma si affianca di collaboratori.

Infatti l’obbligo di sicurezza viene gestito attraverso il servizio di prevenzione e protezione [5].

Il datore di lavoro deve organizzare il servizio di prevenzione e protezione prioritariamente all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, oppure incaricare persone o servizi esterni costituiti anche presso le associazioni dei datori di lavoro o gli organismi paritetici.

Nell’ipotesi di utilizzo di un servizio interno, il datore di lavoro può avvalersi di persone esterne alla azienda in possesso delle conoscenze professionali necessarie, per integrare, ove occorra, l’azione di prevenzione e protezione del servizio.

Il ricorso a persone o servizi esterni è obbligatorio in assenza di dipendenti che, all’interno dell’azienda ovvero dell’unita’ produttiva, siano in possesso dei requisiti necessari per svolgere tale ruolo delicato.

L’istituzione del servizio di prevenzione e protezione all’interno dell’azienda, ovvero dell’unità produttiva, è comunque obbligatoria nei casi indicati dalla legge (ad es. nelle centrali termoelettriche, etc.).

Nei casi di aziende con più unità produttive nonché nei casi di gruppi di imprese, può essere istituito un unico servizio di prevenzione e protezione.

Per quanto concerne i compiti, il servizio di prevenzione e protezione dai rischi professionali provvede:

all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale;

  • ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive e i sistemi di controllo di tali misure;
  • ad elaborare le procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
  • a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
  • a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro;
  • a fornire ai lavoratori le informazioni previste dalla legge.

L’obbligo di sicurezza è delegabile?

Nelle aziende esiste la consuetudine di delegare le attività inerenti alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro al dirigente che, di fatto, sovraintende alla relativa area aziendale. Di solito si tratta di un ingegnere che ha specifiche competenze in materia.

La delega, però, non sempre mette il datore di lavoro al riparo dalla possibile responsabilità.

Infatti la legge [6] fissa requisiti molto stringenti per rendere valida la delega di funzioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

La delega di funzioni da parte del datore di lavoro, ove non espressamente esclusa, è infatti ammessa con i seguenti limiti e condizioni:

  • che essa risulti da atto scritto recante data certa;
  • che il delegato possegga tutti i requisiti di professionalità ed esperienza richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;
  • che essa attribuisca al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;
  • che essa attribuisca al delegato l’autonomia di spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni delegate;
  • che la delega sia accettata dal delegato per iscritto.

Alla delega deve essere data adeguata e tempestiva pubblicità con tutti i mezzi possibili.

La delega di funzioni non esclude l’obbligo di vigilanza in capo al datore di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle funzioni trasferite: ciò significa che la responsabilità del datore di lavoro potrebbe comunque essere affermata se il datore di lavoro non ha adeguatamente vigilato sul delegato.

Il soggetto delegato può, a sua volta, d’intesa con il datore di lavoro, delegare specifiche funzioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro ad altri soggetti.

In questo caso quella che potremmo definire una sub-delega, deve avere tutti i requisiti che abbiamo appena visto.

In questo caso sarà il delegante a dover vigilare sul corretto operato del sub-delegato. Quest’ultimo non può, a sua volta, delegare le funzioni delegate.

[1] Art. 1 Cost.

[2] Art. 32 Cost.

[3] Art. 2087 cod. civ.

[4] D. Lgs. n. 81/2008.

[5] Art. 31 e succ. D. Lgs. n. 81/2008.

[6] Art. 16 D. Lgs. n. 81/2008.


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5 Commenti

    1. Buongiorno Riccardo. La violazione di singoli obblighi previsti dal testo unico espone l’azienda al rischio di sanzioni. Inoltre, se si verifica un infortunio o una malattia professionale e si dimostra che l’azienda non è in regola con la sicurezza, il datore di lavoro rischia: una condanna penale per omicidio colposo o per lesioni, a seconda che l’infortunio o la malattia professionali siano mortali o meno; una condanna per risarcimento del danno al dipendente, che sarà pari alla differenza tra il danno complessivamente subito e la quota già indennizzata dall’Inail.

  1. Da dove proviene l’ obbligo dell’ adeguata e tempestiva pubblicità con tutti i mezzi possibili della delega?

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