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Rimborso Buoni fruttiferi: in caso di morte basta l’autocertificazione

26 febbraio 2018 | Autore:


> Business Pubblicato il 26 febbraio 2018



Il cointestatario di buoni postali fruttiferi con clausola “Pfr”, in caso di morte dell’altro intestatario, ha diritto al rimborso del buono. A tal fine basta un’autocertificazione

I buoni postali fruttiferi con clausola “Pfr”, vale a dire «pari facoltà di rimborso» sono quelli il cui rimborso può essere chiesto da più soggetti. Succede spesso, infatti, che un buono postale fruttifero sia cointestato. In questi casi, la clausola negoziale «pari facoltà di rimborso» consente a uno dei sottoscrittori di riscuotere l’intero importo con la semplice presentazione del titolo.  Ma cosa succede alla morte di uno dei cointestatari del buono postale fruttifero? Il contitolare del buono postale fruttifero potrà riscuotere l’intero titolo? La risposta è sì: la somma investita in buoni postali fruttiferi con pari facoltà di rimborso va liquidata, più gli interessi, a uno dei cointestatari dopo la morte dell’altro.

Come spesso accade, però, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”: non sono rare, infatti, le ipotesi di ostruzionismo da parte di Poste Italiane. Gli abusi di Poste Italiane, tuttavia, sono da condannare e la giurisprudenza è unanime sul punto. Si segnala, da ultimo, una recentissima pronuncia del Tribunale di Verona [1]. Ebbene, con la pronuncia in commento, il giudice ha dato ragione al proprietario dei titoli, asserendo che la somma investita in buoni fruttiferi postali con clausola “Pfr”, dopo la morte di uno dei cointestatari, va liquidata all’altro in uno agli interessi maturati. E ciò anche se quest’ultimo non presenta la dichiarazione di successione né la quietanza degli eredi del defunto contitolare del buono. In particolare, nel caso di specie, il giudice ha considerato sufficiente una semplice autocertificazione. In simili ipotesi, dunque, può bastare che il cointestatario certifichi, come avvenuto nell’ipotesi all’esame del Tribunale di Verona, che l’altro è morto senza fare testamento e che non si è a conoscenza di possibili eredi aventi causa.

Ciò premesso, è bene avere le idee chiare in materia. Ciò si rende necessario al fine evitare gli abusi, spesso perpetrati da Poste Italiane Spa, al momento della riscossione dei buoni postali fruttiferi con clausola “Pfr”. Facciamo, dunque, il punto della situazione.

Buoni postali fruttiferi: gli “abusi” di Poste Italiane

Gli uffici postali spesso subordinano il rimborso del buono postale fruttifero ad una serie di adempimenti burocratici, quali l’esibizione del certificato di morte del cointestatario, l’apertura delle pratiche di successione e la presenza degli eventuali eredi. Ed infatti, la problematica inerente la liquidazione di buoni postali fruttiferi nel caso di morte di un cointestatario  ha aperto un’ampia querelle tra i risparmiatori e Poste Italiane, la quale – in buona sostanza – fa cadere il buono in successione, assoggettandolo ad una sorta di “blocco operativo”, subordinato alla definizione della pratica successoria.

Le richieste di Poste Italiane essenzialmente vengono giustificate sulla scorta di due ordini di considerazioni:

  • di carattere fiscale: comunicare all’Agenzia delle Entrate il subentro degli eredi nel patrimonio del defunto e dunque determinare le imposte dovute su tale passaggio;
  • di carattere successorio: evitare un pregiudizio agli altri coeredi.

Tale condotta però è illegittima e, come anticipato, la giurisprudenza è piuttosto compatta sul punto. Vediamo perché.

Buoni postali fruttiferi con clausola “Pfr”

Nel caso di cointestazione, se i buoni postali fruttiferi prevedono la clausola «Pfr» cioè la facoltà di pari rimborso, ciascuno dei cointestatari ha piena facoltà di compiere operazioni anche separatamente dall’altro [2] e, quindi, di riscuotere il titolo per intero «a vista» e senza l’espletamento di alcuna formalità, se non l’esibizione di un valido documento di riconoscimento da parte del richiedente, nonché quella del titolo in originale.

Le Poste, pertanto – nel rispetto delle norme sui titoli di credito nominativi – non possono in alcun modo condizionare il pagamento del buono nei confronti  del cointestatario, il quale invece deve vedersi riconosciuto il diritto menzionato nel titolo, per effetto dell’intestazione in esso contenuta a suo favore [3]. 

Bpf cointestati: morte di un cointestatario

Le cose non cambiano o almeno non dovrebbero cambiare nel caso di morte di uno dei cointestatari. In tale ipotesi, infatti, l’ufficio postale non può richiedere al superstite alcuna documentazione (certificato di morte, denunzia di successione, presenza degli eredi) legata al decesso dell’altro, ma è tenuta a pagare al richiedente – accertatane l’identità – l’importo risultante dal titolo unitamente agli interessi maturati.

La clausola Pfr attribuisce, dunque, al possessore del titolo un diritto esercitabile in modo autonomo, fatta salva la facoltà degli eredi di chiedere giudizialmente (ove la pretesa sia fondata) la restituzione della propria quota nei confronti di chi l’abbia integralmente riscossa. In altre parole, la successione degli eredi di uno dei cointestatari non può escludere o limitare i diritti dei terzi come pure quelli del contitolare superstite (che ben potrebbe, tra l’altro, non essere un erede), il quale ha pieno diritto di ottenere dalle poste il rimborso del titolo in modo del tutto autonomo.

Buoni fruttiferi: in caso di morte basta l’autocertificazione

Alla luce di quanto sopra, può dirsi che la clausola negoziale «pari facoltà di rimborso» [4] consente a uno dei sottoscrittori di riscuotere l’intero importo con la semplice presentazione del titolo anche dopo la morte dell’altro. Eventuali comportamenti ostruzionistici di Poste Italiane sono illegittimi. Ciascun cointestatario può, dunque, agire per ottenere la riscossione dell’intero credito e Poste Italiane dovrà rimborsare  al cointestatario tutto l’importo previsto senza pretendere l’adesione dei coeredi del defunto. Ciò è quanto emerge da una recente sentenza pubblicata dalla sezione civile del Giudice di Pace di Piacenza (Magistrato onorario Ljdia Bruno) sulla scorta di precedenti simili già pronunciati sia dai tribunali [5] che dalla Corte di Cassazione [6]. Inoltre, come detto ad incipit del presente articolo, da ultimo è intervenuto anche il Tribunale di Verona che, atteso il criticabile atteggiamento di Poste Italiane Spa, ha condannato la medesima altresì al pagamento di una somma ulteriore nei confronti del proprietario dei buoni postali fruttiferi che aveva fatto richiesta di rimborso. Con la pronuncia in commento, infatti, il giudice ha dato ragione al proprietario dei titoli, asserendo che la somma investita in buoni fruttiferi postali con clausola “Pfr”, dopo la morte di uno dei cointestatari, va liquidata all’altro in uno agli interessi maturati e ciò anche se quest’ultimo non presenta la dichiarazione di successione né la quietanza degli eredi del defunto contitolare del buono. In particolare, nel caso di specie, il giudice ha considerato sufficiente una semplice autocertificazione. Come anticipato, quindi, in tali circostanze può bastare che il cointestatario certifichi, come avvenuto nell’ipotesi all’esame del Tribunale di Verona, che l’altro è morto senza fare testamento e che non si è a conoscenza di possibili eredi aventi causa.

Buoni fruttiferi: in caso di morte rimborsabili «a vista»

Il medesimo principio è stato confermato dalla Corte d’Appello di Milano con una recente sentenza [7] in cui ha sostenuto che «ai buoni fruttiferi postali con clausola di pari facoltà di rimborso emessi in data antecedente all’entrata in vigore del D.M. del 19.12.2000 debba applicarsi la disciplina contenuta nel D.P.R. n. 156/1973 e nell’art. 208 del regolamento di esecuzione del 1989 ». Di conseguenza, ha affermato la Corte, il rimborso del buono fruttifero non è subordinato ad alcuna particolare o specifica modalità di riscossione e consente al portatore e cointestatario del titolo, avvalendosi della clausola di pari facoltà di rimborso, di chiedere a vista all’ufficio postale di emissione il pagamento dell’intero importo del buono, comprensivo degli interessi maturati, senza che sia necessaria, anche nell’ipotesi di altro cointestatario del medesimo buono, la quietanza congiunta degli aventi diritto.

In applicazione delle norme citate, dunque, il rimborso del buono postale non è subordinato a nessuna particolare modalità di riscossione consentendo quindi al portatore di chiedere a vista il pagamento dell’intero buono senza che sia necessaria, anche nell’ipotesi di decesso di altro cointestatario, la quietanza congiunta di tutti gli aventi diritto.

note

[1] Trib. Verona, sez. Terza, ord. del 24.11.2017.

[2] Art. 1 comma 4 D.M. 19.12.2000.

[3] Art. 2021 Cod. Civ.

[4] Questo discorso – è bene sottolinearlo – non vale con riguardo a quei buoni postali cointestati in cui manca la clausola Pfr e che, al contrario, consentono di esercitare i diritti derivanti dal titolo solo in maniera congiunta.

[5] Cfr. Giudice di pace di Savona, sent. n. 559/15; Trib. Roma, sent. del 8.07.14; Trib. Novara, sent. del  05.04.2014, Trib. Sassuolo, sent. del 12.02.2013, Trib. Cosenza, sent. del 31.01.2011.

[6] Cass. sent. n. 12385 del 03.06.2014; Cass. sez. un. sent. n. 13979/07.

[7] Corte Appello di Milano, sent. del 25.10.2017.

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