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Ricorso al Prefetto contro multa

14 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Marzo 2019



In questo articolo vedremo come bisogna comportarsi quando l’impugnazione di una contravvenzione davanti al Prefetto ha esito negativo.

Tempo fa ti è stata notificata una contravvenzione e, ritenendola ingiusta, l’hai contestata davanti al Prefetto. Ora ti è stato comunicato l’esito: non solo il tuo ricorso è stato respinto, ma ti è stato ingiunto di pagare una somma quasi doppia rispetto a quella iniziale. Tu però continui a ritenere di essere nel giusto e ti chiedi, in caso di multa, che fare se il Prefetto rigetta il ricorso. Continua a leggere e lo saprai.

Quando viene notificata una contravvenzione che si ritiene illegittima, due sono i possibili rimedi:

  • il ricorso al Prefetto, nel termine di 60 giorni dalla data di notifica del verbale;
  • oppure il ricorso al Giudice di Pace, entro 30 giorni dalla suddetta data.

Vediamo quali sono i vantaggi e gli svantaggi di queste due soluzioni

Il ricorso al Giudice di Pace contro le multe

Rivolgersi al Giudice di Pace comporta dei costi che possono rivelarsi sproporzionati rispetto all’entità della contravvenzione. Infatti:

  • se la causa ha un valore non superiore a 1.100 euro, è possibile fare a meno dell’avvocato. Tuttavia non sempre questo è possibile:  se dimostrare la fondatezza delle proprie ragioni è complicato, non si potrà fare a meno dell’assistenza di un professionista, che ovviamente vorrà essere pagato;
  • per iniziare la causa è necessario pagare una tassa detta contributo unificato, il cui importo aumenta con l’aumentare dell’importo della contravvenzione;
  • anche se si è deciso di rinunciare all’avvocato, perché la causa vada avanti è necessario presentarsi alle udienze. Questo comporta una perdita di tempo e del denaro necessario per gli spostamenti;
  • essendo competente il Giudice di Pace del luogo in cui è stata rilevata l’infrazione, potrebbe essere necessario viaggiare in occasione di ogni udienza, e ciò farebbe ulteriormente lievitare i costi.

È pertanto evidente che ricorrere al Giudice di Pace conviene soltanto quando il valore della contravvenzione è elevato, si ritiene in maniera fondata che essa sia illegittima e si hanno prove per dimostrarlo. In caso contrario, è meglio non imbarcarsi in una causa che avrebbe dei costi iniziali e che comporterebbe il rischio, se le cose dovessero andare male, di essere anche condannati al pagamento delle spese processuali in favore della controparte.

Il ricorso al Prefetto contro le multe

Il rimedio meno costoso è quello di fare ricorso al Prefetto del luogo in cui l’infrazione è stata commessa.

Esso deve essere redatto su carta semplice ed inviato, tramite raccomandata con avviso di ricevimento, direttamente in Prefettura oppure al comando dell’autorità di polizia che ha rilevato la violazione. Se ci sono documenti che dimostrano la fondatezza del ricorso, vanno allegati ad esso. Il ricorrente può anche chiedere di essere sentito personalmente.

Il ricorso al Prefetto presenta indubbiamente il vantaggio di costare molto poco: praticamente solo la tariffa postale della raccomandata, che varia secondo il peso del plico. Esso, però, ha anche degli svantaggi, precisamente:

  • davanti al prefetto non è possibile portare testimoni a sostegno delle proprie ragioni, oppure chiedere perizie o altre prove, come avverrebbe davanti a un giudice. Davanti a questa autorità, infatti, non avviene un processo, nel quale ognuna delle parti porta delle prove a proprio vantaggio: l’ufficio del Prefetto si limita ad esaminare il ricorso e gli eventuali documenti allegati, e se esso è fondato in maniera molto evidente lo accoglie, in caso contrario lo rigetta;
  • il Prefetto, a differenza del giudice, non è un organo imparziale. Egli, infatti, rappresenta l’amministrazione contro la quale è stato proposto il ricorso: è, infatti, un superiore dell’organo di polizia che ha emesso la multa. Pertanto, non c’è da aspettarsi che egli annulli la contravvenzione ogni volta che questa è illegittima: lo farà, semmai, in caso di vizi molto gravi ed evidenti, come, ad esempio, un errore dell’identificazione del veicolo, dimostrato con i documenti allegati senza lasciare margine a dubbi; oppure in caso di notifica del verbale di contravvenzione oltre il termine massimo di 90 giorni dall’accertamento dell’infrazione;
  • infine, se il Prefetto rigetta il ricorso, emette un’ordinanza-ingiunzione con la quale intima all’autore della violazione di pagare una somma pari quasi al doppio rispetto a quella originariamente contenuta nel verbale.

Che fare se il Prefetto rigetta il ricorso

Che fare dunque se il Prefetto rigetta il ricorso? Le possibilità a questo punto sono due:

  • se si continua ritenere di avere ragione, è possibile, nel termine di 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza-ingiunzione, proporre ricorso contro quest’ultima al Giudice di Pace. A tal proposito, e bene dire che il provvedimento del Prefetto deve essere ben motivato, in modo tale da far comprendere al ricorrente le ragioni del rigetto del ricorso. Se manca una motivazione esauriente, o se, peggio ancora, viene utilizzata una formula generica o un modulo prestampato, questo costituisce un valido motivo di ricorso al giudice [1]. Naturalmente è possibile sempre sottoporre al Giudice di Pace i motivi di illegittimità della contravvenzione che già erano stati esposti nel ricorso al Prefetto. Nella causa avente ad oggetto il ricorso contro l’ordinanza-ingiunzione l’onere della prova è a carico del Prefetto: ciò significa che il ricorrente si limiterà a esporre le ragioni per le quali sostiene che la contravvenzione è illegittima; il Prefetto, da parte sua, dovrà dimostrare che la multa è legittima. Ad esempio, se il ricorrente afferma che, in caso di eccesso di velocità rilevato tramite autovelox, mancava il cartello che avvertiva della presenza di questa apparecchiatura, sarà il Prefetto a dover dimostrare la presenza di detto avviso. Attenzione però: se il Giudice rigetta il ricorso, conferma la multa condannando il ricorrente al pagamento di una somma, pari al doppio di quella intimata dal Prefetto. In aggiunta a ciò, può anche condannarlo al pagamento delle spese processuali. Contro la sentenza del Giudice di Pace è possibile proporre appello al Tribunale, e, se si perde ancora una volta la causa, ricorrere in Cassazione; ma i costi aumentano a dismisura ed è raro che ne valga la pena;
  • l’alternativa, quando non si è sicuri delle proprie ragioni e si teme di perdere la causa davanti al Giudice di Pace, esiste, ma solo per chi si trovi in condizioni economiche disagiate e non sia quindi in grado di pagare la somma intimata dal Prefetto [2]. In tal caso, si deve chiedere a quest’ultimo la rateizzazione mensile dell’importo, per un minimo di 3 rate e per un massimo di 30. A questo punto, però, la sanzione va pagata ad ogni scadenza mensile; in caso contrario si potrebbe subire un pignoramento.

Ora sai, in caso di multa, che fare se il Prefetto rigetta il ricorso. Stai molto attento a valutare la convenienza di rivolgerti al Giudice, perchè, come dice un noto proverbio, “è meglio perdere che straperdere”.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 5267/16.

[2] Art. 26 L. n.689/1981


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