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È illegale vedere le partite in streaming?

25 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Febbraio 2019



Partite in streaming: è reato vederle? Quando lo streaming è legale? È legale il link ad un sito che offre lo streaming?

Grazie alla connessione internet è oramai possibile usufruire di contenuti audiovisivi in qualsiasi luogo ci troviamo: in casa, davanti al classico televisore o al computer, oppure in strada, attraverso tablet e smartphone. Ciò è dovuto in buona parte allo streaming, cioè a quel sistema per la trasmissione di segnali audio e video via Internet che permette di ascoltare e visualizzare i segnali provenienti da un server via via che questi vengono ricevuti, senza dover effettuare alcun download. Comodo, no? La diffusione di questo modernissimo sistema ha però parallelamente esteso la possibilità di hacker e pirati informatici di trasmettere illegalmente contenuti protetti e riservati agli abbonati, cioè agli utenti paganti. Lo streaming illegale ha riscosso parecchio successo non solo nel campo cinematografico ma anche in quello sportivo, comportando gravi violazioni del diritto d’autore. Ti è mai successo di assistere ad una partita di calcio trasmesso su un sito internet senza autorizzazioni? Anche se la risposta a questa domanda dovesse essere negativa, ti consiglio comunque di proseguire nella lettura: ti spiegherò se è illegale vedere le partite in streaming.

Streaming: quando è legale?

Prima di vedere se è illegale vedere le partite in streaming, va sfatta una necessaria specificazione: lo streaming, in quanto tale, non è illegale in sé per sé. Quello che voglio dire è che lo streaming è solamente un metodo di trasmissione di contenuti audiovisivi e che, pertanto, quando è autorizzato oppure utilizzato da chi legittimamente detiene i diritti, è assolutamente legale. i problemi si pongono, invece, quando la trasmissione streaming ha ad oggetto contenuti riservati.

Partite in streaming: quando è illegale?

Nel caso delle partite in streaming bisogna distinguere due situazioni differenti: quella dell’utente che si limita ad usufruire del servizio guardando il contenuto offerto; quella di chi, al contrario, è titolare del sito streaming. Supponendo, in entrambi i casi, che il filmato sia protetto da copyright e che non si abbiano le licenze per trasmetterlo, la situazione è la seguente:

  • l’utente che si limita a guardare il video non commette alcun illecito;
  • colui che offre il servizio, al contrario, commette reato. In particolare, la legge dice che chi diffonde illegalmente, a scopo di lucro, opere protette da copyright, è soggetto alla reclusione da sei mesi a tre anni e alla multa da 2.582 a 15.493 euro; se, invece, la diffusione illegale è compiuta senza perseguire alcun scopo di lucro, la sanzione consiste nell’applicazione di una semplice multa che va da 51 a 2065 euro [1].

Lo streaming di opere protette, qualora non autorizzato, costituisce quindi una violazione dei diritti d’autore, al pari del download illecito. Il reato, però, viene commesso solamente da chi si occupa della diffusione del contenuto protetto, non anche da colui che ne usufruisce.

Partite streaming: il link è illegale?

Abbiamo appena detto che non è illegale vedere le partite in streaming, mentre lo è trasmetterle nel caso in cui non si abbia alcuna autorizzazione. Di frequente, però, accade che un sito internet non offra direttamente la possibilità di guardare la partita, bensì solamente il collegamento ad altra pagina web che contenga il contenuto audiovisivo. Cosa succede in questo caso? È illegale inserire un link per vedere le partite in streaming?

Per rispondere a questa domanda bisogna distinguere a seconda che il link reindirizzi ad un sito che legittimamente consente lo streaming, oppure ad uno che offra uno streaming illegale, in quanto viola i diritti d’autore. Di conseguenza, avremo queste situazioni:

  • se il link rimanda ad un sito che offre uno streaming legale, non ci sarà alcun illecito;
  • se il link contenuto nel proprio sito reindirizza ad altro che offre partite in streaming senza autorizzazione di chi ne detiene i diritti, c’è la possibilità di commettere reato, ma solo se c’è il fine di lucro.

Secondo una sentenza del 2017 del Tribunale di Frosinone,  non si può condannare un sito solo per la presenza di link, a meno che non si provi il fine di lucro. Di conseguenza, non possono essere applicate le stesse pene e sanzioni previste per il reato di violazione di diritto d’autore, o altrimenti si dovrebbe provare che il lucro sia direttamente legato alla visione del contenuto pirata.

Così la sentenza sopra citata: «Ne consegue che, al fine della commissione dell’illecito in esame, deve essere raccolta la prova dello specifico intento del file sharer di trarre dalla comunicazione al pubblico, per il tramite della messa in condivisione in rete di opere protette, un guadagno economicamente apprezzabile e non un mero risparmio di spesa».

note

[1] Art. 171-ter, legge n. 633/1941.

Autore immagine: Unsplash.com


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