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Pensione col minimo

14 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Marzo 2019



Quali sono i requisiti minimi richiesti per la pensione, quando ci si può pensionare beneficiando del trattamento minimo.

Pur di andare in pensione, mi accontento anche del minimo. Lavoro un altro paio di anni, poi vado in pensione col minimo. Quante volte hai sentito queste frasi da un parente, da un amico o da un conoscente? Scommetto che, ascoltando questi discorsi, hai sognato anche tu di uscire dal lavoro il prima possibile “col minimo”. Ma che cosa si intende per pensione col minimo?

In realtà, questo termine può avere tanti significati diversi: per pensione col minimo c’è chi intende una pensione molto bassa, che viene integrata sino a raggiungere il trattamento minimo mensile Inps, che nel 2019 ammonta a 513,01 euro mensili. Purtroppo, però, devi sapere che non tutti possono beneficiare dell’integrazione al minimo: se non possiedi contributi accreditati prima del 1996, ad esempio, quindi la tua pensione è calcolata col sistema interamente contributivo, non hai diritto a questa prestazione. Niente integrazione al minimo anche se i tuoi redditi, o i tuoi redditi sommati a quelli del coniuge, superano una determinata soglia.

Per pensione col minimo può intendersi anche un trattamento raggiunto col requisito minimo di anni di contributi. Tuttavia, non esiste un minimo di anni di contributi “universale”, che vale per tutte le pensioni, ma le annualità minime di contribuzione richieste variano a seconda della prestazione a cui si ha diritto: per la pensione di vecchiaia contributiva, ad esempio, ne bastano 5, per la pensione dei beneficiari della deroga Amato [1] 15, per la pensione di vecchiaia 20.

A proposito della pensione di vecchiaia, forse non sai che, per chi non possiede contributi precedenti al 1996, è richiesto anche un assegno minimo: in sostanza, se la pensione non è almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale, il diritto al trattamento di vecchiaia ordinaria non si perfeziona. E, a proposito dell’assegno sociale, c’è chi, con la dicitura “andare in pensione col minimo”, in realtà intende “ricevere l’assegno sociale al compimento dell’età pensionabile”. Bisogna fare attenzione, però: l’assegno sociale è una prestazione di assistenza, non una pensione.

Ma procediamo per ordine, e facciamo il punto sulla pensione col minimo.

Pensione col trattamento minimo

Il trattamento minimo, o integrazione al trattamento minimo, è una prestazione che l’Inps riconosce a chi ha una pensione molto bassa, al di sotto del cosiddetto minimo vitale, pari, nel 2019, a 513,01 euro mensili.

In pratica, con l’integrazione al minimo, l’importo della pensione viene alzato sino ad arrivare a 513,01 euro mensili (dal 2019), per 13 mensilità. Non tutte le pensioni sotto la soglia minima possono essere, però, aumentate, perché per alcuni trattamenti l’integrazione al minimo è esclusa. Inoltre, per aver diritto all’incremento è necessario rispettare precisi requisiti di reddito:

  • chi è single, in particolare, ha diritto all’integrazione al minimo (per il 2019):
    • in misura piena, se possiede un reddito annuo non superiore a 6.669,13 euro, cioè al trattamento minimo;
    • in misura parziale, se possiede un reddito annuo superiore a 6.669,13 euro, sino a 13.338,26 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo);
  • chi è sposato ha diritto all’integrazione (per l’anno 2019):
    • piena, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 20.007,39 euro ed il reddito del pensionato non supera i 6.669,13 euro;
    • parziale, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge supera i 20.007,39 euro, ma non supera i 26.676,52 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) ed il reddito del pensionato non supera i 13.338,26 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra limite di reddito personale e della coppia: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Assegno minimo per andare in pensione

Per alcuni trattamenti, l’assegno minimo funziona “al contrario”, in quanto è richiesta la maturazione di una prestazione superiore a un determinato ammontare per potersi pensionare.

Questo accade ai lavoratori assoggettati al calcolo interamente contributivo della pensione, cioè a coloro che non possiedono contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995 (o che hanno scelto delle opzioni che comportano comunque il calcolo contributivo della prestazione), nel caso in cui il trattamento da ottenere sia:

  • la pensione di vecchiaia ordinaria, per la quale è richiesta la maturazione di un assegno almeno pari a 1,5 volte l’assegno sociale, oltre ai requisiti richiesti alla generalità dei lavoratori (67 anni di età e 20 anni di contributi); in sostanza, se la pensione non ammonta almeno a 686,99 euro mensili (457,99 euro, l’ammontare dell’assegno sociale 2019, moltiplicato per 1,5), non è possibile pensionarsi;
  • la pensione anticipata contributiva, per la quale è richiesta la maturazione di un assegno almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale, oltre ai requisiti richiesti alla generalità dei lavoratori (64 anni di età e 20 anni di contributi); in sostanza, se la pensione non ammonta almeno a 1.282,37 euro mensili (457,99 euro, l’ammontare dell’assegno sociale 2019, moltiplicato per 1,5), non è possibile pensionarsi.

Pensione col minimo di contributi

Qual è il minimo di contributi per la pensione? La risposta dipende dal tipo di trattamento e dalle particolari categorie nelle quali, eventualmente, si rientra:

  • per la pensione di vecchiaia contributiva bastano 5 anni di contributi, ma si devono attendere 71 anni di età; anche per alcune prestazioni di previdenza complementare e delle casse professionali bastano 5 anni di contributi, nonché per la pensione nel fondo casalinghe;
  • per la pensione di vecchiaia ordinaria ci vogliono 20 anni di contributi, a meno che non si rientri in una delle deroghe Amato: in questi casi, ne bastano 15; 20 anni sono necessari anche per l’Ape volontario e per la pensione anticipata contributiva;
  • per l’Ape sociale sono necessari, a seconda della categoria di appartenenza, dai 28 anni ai 36 anni di contributi
  • per la pensione con opzione donna ci vogliono 35 anni di contributi;
  • per la pensione con Quota 100 ci vogliono almeno 38 anni di contributi;
  • infine, per la pensione anticipata ordinaria sono necessari almeno 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Pensione minima

In molti confondono la pensione minima con l’assegno sociale: pensano, cioè, che pensionarsi con la minima significa percepire l’assegno sociale, una volta raggiunta l’età pensionabile.

Bisogna fare attenzione, però, a non confondere i trattamenti: l’assegno sociale, infatti, è una prestazione di assistenza, per la quale non è richiesto il versamento di contributi, ma è richiesto il possesso di un reddito annuo non superiore a:

  • 953,87 euro, se il richiedente è single;
  • 11 .907,74 euro, se il richiedente è coniugato (si considera il reddito personale assieme al reddito del coniuge).

I valori si riferiscono al 2019.

I requisiti richiesti sono differenti per la pensione minima di cittadinanza, la cui operatività parte da aprile 2019.


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