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Mancata notifica cartella esattoriale: sentenze

26 Febbraio 2019


Mancata notifica cartella esattoriale: sentenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Febbraio 2019



Regole per contestare l’omessa notifica della cartella da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione o dell’esattore locale: il raggiungimento dello scopo, la sanatoria, la notifica a terzi e la prova della consegna oltre cinque anni.

Il tema della omessa notifica delle cartelle esattoriali che originano poi tutti i successivi atti di pignoramento, i fermi e le ipoteche è sempre al centro delle pronunce della Cassazione e delle commissioni tributarie. Il punto è che, dinanzi all’eccezione di mancata notifica sollevata dal contribuente, spetta all’esattore la prova contraria. Prova che può essere data solo con la relazione di notifica del messo notificatore (in caso di consegna diretta a mani della busta) o con la cartolina contenente l’avviso di ricevimento (in caso di spedizione tramite raccomandata). Ed è questo il punto su cui i giudici hanno calcato la penna: benché il Testo Unico sulle imposte sui redditi imponga all’esattore di conservare tali documenti solo per cinque anni, non vi è invece alcun termine se essi servono per contrastare l’eccezione del debitore di mancata notifica della cartella esattoriale. Ed allora, anche dopo 20 anni è bene avere a disposizione le prove del ricevimento del precedente atto, pena la nullità della procedura di esecuzione forzata.

Questi principi sono stati affermati più volte dalla Suprema Corte che, di recente, si è espressa con una sentenza dello scorso 19 gennaio [1]. Possono apparentemente sembrare principi di carattere tecnico-processuale e invece hanno un risvolto pratico significativo e anche semplice da spiegare. Cercheremo qui di seguito di fornire alcune indicazioni in merito agli indirizzi della giurisprudenza sul tema in modo da consentire una sicura difesa contro le azioni di Agenzia Entrate Riscossione.

Cartelle di pagamento: notifica essenziale

La notifica della cartella di pagamento è un momento essenziale nel procedimento di riscossione esattoriale. Essa funge sia da titolo esecutivo (ha, cioè, la stessa forza di una sentenza), sia da atto di precetto (costituisce l’ultimo avviso a pagare prima del pignoramento). 

Solo nel caso di accertamenti immediatamente esecutivi – atti tipici dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps – non ci sarà la notifica di una cartella esattoriale, ma solo una lettera, da parte dell’esattore, contenente l’avviso di presa in carico. Si ritiene che tale avviso sia impugnabile.

La prova della notifica della cartella è essenziale per due ragioni:

  • interrompe i termini di prescrizione. Sarebbe infatti illegittimo un pignoramento che intervenga dopo molti anni dalla notifica dell’ultima cartella (ad esempio dopo cinque anni dall’ultimo avviso di pagamento dell’Imu o della Tari);
  • consente di ritenere rispettato il termine di un anno che non può essere superato tra la data di consegna della cartella e il pignoramento. Ci spieghiamo meglio qui di seguito. 

La cartella ha validità di un solo anno dal giorno in cui è stata consegnata al contribuente. Lo dice la legge [2], lo dice anche la Cassazione [3]. Se l’Agenzia delle Entrate Riscossione vuol avviare un pignoramento oltre tale termine deve notificare un nuovo atto, detto intimazione di pagamento. Anche quest’ultimo ha una scadenza che però è solo di 180 giorni; all’esito può essere rinnovato da un’ulteriore intimazione, e così via fino al pignoramento.

Questi termini non vanno rispettati solo nel caso di iscrizione di un’ipoteca o un fermo [2] in quanto non sono atti dell’esecuzione forzata ma semplici misure cautelari (volte cioè a preservare i beni del debitore dal rischio di cessioni).

Il principio di effettività della notifica e la sanatoria dei vizi

Spesso chi non è esperto in materia legale tende a commettere un grave errore: contestare l’errore nella notifica di una cartella impugnando la cartella stessa. È ad esempio il caso in cui il postino consegna la busta a un convivente occasionale, che si trova in casa solo per ragioni di momentanea ospitalità, o a un indirizzo non corretto. Ebbene, come ricorda la Cassazione [4], anche in tema di notifica delle cartelle esattoriali si applica la regola della sanatoria per raggiungimento dello scopo [5]: in pratica, impugnando la cartella – a chiunque sia pervenuta e in qualsiasi modo ciò sia avvenuto – il contribuente dimostra di averla comunque presa in mano (diversamente non potrebbe neanche produrla in giudizio allegandola al proprio ricorso, come imposto dalla procedura). Ed allora, così facendo, egli sana il vizio di notifica, notifica che ha raggiunto il suo destinatario, quindi lo scopo per cui era diretta, al di là delle possibili censure e contestazioni.

A questo punto, chi intende contestare l’omessa notifica della cartella deve astenersi dall’impugnare la cartella in questione, ma dovrà attendere il successivo atto di riscossione (un’intimazione di pagamento, un preavviso di fermo o di ipoteca, un pignoramento) e agire contro quest’ultimo.

La cartella esattoriale può essere notificata anche a terzi

Come tutti gli atti fiscali, anche la cartella esattoriale può essere notificata, in assenza del destinatario, a terzi soggetti quali: i familiari conviventi, la persona addetta alla casa o all’ufficio, il portiere o il vicino di casa. La notifica, però, è valida solo se l’esattore riesce a dimostrare il successivo invio al contribuente di una seconda raccomandata: la cosiddetta “raccomandata informativa”. Questa serve a renderlo edotto del fatto che, quando questi era momentaneamente irreperibile, il postino o l’ufficiale giudiziario hanno consegnato la cartella a una persona rientrante nelle categorie appena elencate. Leggi Vale la notifica della cartella consegnata da poste private?

Anche in questo caso l’eventuale vizio della notifica della cartella di pagamento, consistente nell’omessa esibizione dell’avviso di ricevimento della raccomandata informativa, è sanato per “raggiungimento dello scopo” ove il contribuente abbia dimostrato di conoscere il contenuto della cartella facendovi opposizione. Come detto infatti nel precedente paragrafo, l’opposizione contro la cartella per omessa notifica è, di fatto, una sanatoria di ogni errore commesso nel procedimento di notifica perché dimostra che essa è comunque pervenuta nelle mani del debitore [6]. 

Ricordiamo che, in caso di cambio di residenza, da un indirizzo a un altro, per i primi 30 giorni le cartelle possono essere notificate al vecchio indirizzo, avendo la dichiarazione fatta all’ufficio anagrafe effetti, nei confronti dell’amministrazione finanziaria, solo dopo un mese.

Notifica cartella da poste private

In passato si è aperta una lunga questione nelle aule giudiziarie sulla validità della notifica della cartella consegnata da poste private. A riguardo la Cassazione si è sempre schierata a favore del principio del monopolio di Poste Italiane, dichiarando nulle le attività svolte da corrieri e altri soggetti privati (salvo nel raro caso in cui abbiano ricevuto la delega da Poste Italiane stessa). La questione però è stata definitivamente risolta: una legge del 2017, di recente attuata, ha fatto decadere definitivamente tale monopolio, sicché oggi le notifiche delle cartelle possono avvenire anche a mezzo di poste private.

Prova dell’avvenuta notifica della cartella

Dinanzi all’eccezione di omessa notifica della cartella, sollevata dal contribuente, spetta all’esattore dimostrare il contrario esibendo le relative prove. A riguardo la Cassazione [1] ha detto che l’agente della riscossione è tenuto a conservare senza limiti di tempo i documenti che attestano la notifica della cartella di pagamento, come la relata o la ricevuta di ritorno della raccomandata. Infatti, ha spiegato a chiare lettere il Collegio di legittimità, grava sul concessionario della riscossione l’onere di provare la regolare notificazione della cartella posta a base dell’iscrizione contestata. 

Tale onere deve essere assolto mediante produzione in giudizio della relata di notificazione, oppure dell’avviso di ricevimento della raccomandata postale, essendo esclusa la possibilità di ricorrere a documenti equipollenti, quali, ad esempio, registri o archivi informatici dell’amministrazione finanziaria o attestazioni dell’ufficio postale. In assenza di tali produzioni, la cartella si considera non notificata e quindi il contribuente è libero dal debito.

Non rileva il fatto che la legge [7] stabilisca che il concessionario deve conservare per cinque anni la matrice o la copia della cartella con la relazione dell’avvenuta notificazione o l’avviso di ricevimento, e ha l’obbligo di farne esibizione su richiesta del contribuente o dell’amministrazione finanziaria: tale norma, infatti, si riferisce solo all’obbligo di esibire tali documenti in caso di istanza di accesso agli atti amministrativi. Ma resta che, se l’esattore fa valere la propria pretesa di pagamento agendo contro il debitore, deve anche essere in grado – ben oltre i cinque anni suddetti – di dimostrare di avere le carte in regola e di aver compiuto tutte le notifiche imposte dalla legge. Quindi non è esentato dall’onere della prova.

Ne consegue che il concessionario è comunque tenuto, indipendentemente dal suddetto obbligo di conservazione nel quinquennio, a fornire in giudizio la prova della notificazione della cartella: una cosa è l’obbligo di conservazione a fini amministrativi, organizzativi ed ispettivi, e tutt’altra l’osservanza dell’onere probatorio che non può essere derogato.

note

[1] Cass. sent. n. 1302/2018.

[2] Art. 50, co. 2, dPR n. 602/1973.

[3] Cass. sent. n. 4587/2017.

[4] Cass. sent. n. 27561/2018.

[5] Art. 156 cod. proc. civ.

[6] Comm. Trib. Reg. Torino sent. del 26.04.2010.

[7] Art. 26 del d.P.R. n. 602 del 1973

Autore immagine: cassetta delle lettere di Sapunkele


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