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Si può trasferire il dipendente che soffre d’ansia?

19 Dicembre 2017
Si può trasferire il dipendente che soffre d’ansia?

Cassazione e trasferimento dei dipendenti: i diritti al lavoro di chi soffre d’ansia e i doveri del datore di lavoro

Alzi la mano chi non ha mai “avuto l’ansia”. L’apprensione per un problema complicato da risolvere capita a tutti. Certo, poi, dipende dal carattere di ognuno saperla gestire ed affrontare. L’ansia, infatti, altro non è se non una paura soggettivamente intesa ed il più delle volte infondata. Il vero problema, dunque, non è avere l’ansia (tutti la provano), ma soffrire d’ansia. Soffre d’ansia chi prova questa spiacevole sensazione non solo di fronte a specifici problemi ed accadimenti, ma perennemente. L’ansia, dunque, non è sempre ed in ogni caso una componente del carattere, ma può essere una patologia fortemente limitante soprattutto in ambito lavorativo. Al riguardo, però, è bene sapere che a chi soffre d’ansia spettano tutta una serie di  diritti e di specifiche tutele. Per maggiori approfondimenti sui diritti al lavoro di chi soffre d’ansia vi invitiamo a leggere la guida: I diritti di chi soffre d’ansia. Scopo del presente articolo, invece, è quello di rispondere ad un interrogativo specifico, vale a dire: si può trasferire il dipendente che soffre d’ansia? Scopriamolo insieme.

Ansia del dipendente: i doveri del datore di lavoro

Prima di capire se si può trasferire il dipendete che soffre d’ansia è bene analizzare quali sono i doveri del datore di lavoro in casi come questi. Ebbene, la legge [1]  dispone espressamente che l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Il datore di lavoro, dunque, deve adottare tutte le misure idonee a prevenire sia i rischi insiti all’ambiente di lavoro, sia quelli derivanti da fattori esterni e inerenti al luogo in cui tale ambiente si trova, atteso che la sicurezza del lavoratore è un bene di rilevanza costituzionale che impone al datore di anteporre al proprio profitto la sicurezza di chi esegue la prestazione. Ciò significa, in sostanza, che il datore di lavoro è tenuto ad assicurare la compatibilità dello stato di salute del dipendente con le mansioni e la sede di lavoro.

La legge, infatti, impone all’imprenditore – in ragione della sua posizione di garante dell’incolumità fisica del lavoratore –  di adottare tutte le misure atte a salvaguardare chi presta la propria attività lavorativa alle sue dipendenze.

Il dipendente che soffre d’ansia può essere trasferito?

Ciò premesso, possiamo rispondere all’interrogativo che ci siamo posti ad incipit del presente articolo, vale a dire: il dipendente che soffre d’ansia può essere trasferito? Ebbene, in casi come questi, è fondamentale che il datore di lavoro  operi un bilanciamento degli interessi in gioco, contemperando le esigenze di profitto aziendale con quelle afferenti allo stato di salute del dipendente. L’imprenditore, dunque, deve garantire al dipendente una collocazione che gli consenta di svolgere le proprie mansioni compatibilmente con il proprio stato di salute. Di conseguenza – posto che il datore di lavoro è tenuto ad assicurare la compatibilità dello stato di salute del dipendente con le mansioni e la sede di lavoro  – si rivela illegittimo il trasferimento del dipendente che soffre d’ansia, a meno che tale disposizione non rappresenti l’unica possibilità e l’unica scelta percorribile dal datore di lavoro. In sintesi, dunque, in casi come questi, il trasferimento costituisce l’extrema ratio. Sul punto, infatti, la legge [2] dispone espressamente che il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. A meno che, dunque, il datore di lavoro non dimostri la sussistenza delle predette comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, il trasferimento di chi soffre d’ansia è illegittimo.

Trasferimento del dipendente che soffre d’ansia: la Cassazione

Sul punto, si è pronunciata con una recentissima ordinanza anche la Corte di Cassazione [3]. Ebbene, dando ragione ad una lavoratrice affetta da un disturbo d’ansia generalizzato, la Suprema Corte ha stabilito che è illegittimo il trasferimento deciso dall’azienda se il dipendente è affetto da un disturbo d’ansia e può recarsi al lavoro soltanto con i mezzi pubblici e per tragitti brevi. Come anticipato, infatti, spetta al datore di lavoro garantire la compatibilità dello stato di salute del lavoratore sia con le mansioni svolte che con riferimento alla sede di lavoro.


note

[1] Art. 2087 Cod. Civ.

[2] Art. 2103 Cod. Civ.

[3] Cass. ord. n. 29954 del 13.12.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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