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I debiti della Snc con Equitalia: se il socio recede lasciando le pendenze all’altro

18 Novembre 2013
I debiti della Snc con Equitalia: se il socio recede lasciando le pendenze all’altro

Sono socio al 50% di una Snc che ha un grosso debito con Equitalia; posso uscire dalla società lasciando che l’altro socio se la veda con tutti i debiti ancora pendenti?

Bisogna innanzitutto ricordare il regime di responsabilità patrimoniale previsto dalla legge per i soci di una società in nome collettivo [1].

Nella società in nome collettivo, tutti i soci rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali [2]. Ciò vuol dire che i creditori possono aggredire, oltre al patrimonio della società, anche quello di tutti i soci.

La responsabilità, illimitata e solidale, dei soci è però sussidiaria rispetto a quella della società: in altre parole, il creditore deve prima tentare l’esecuzione nei confronti della società e, solo se quest’ultima non abbia avuto esito positivo (perché, per esempio, la società non ha un patrimonio da aggredire), potrà agire nei confronti dei soci.

Si tratta di regole che trovano applicazione sia quando il creditore della società è un soggetto privato, sia quando ii creditore è lo Stato e più precisamente, nel caso di specie, Equitalia .

La responsabilità solidale ed illimitata del socio per i debiti della società in nome collettivo opera anche per i debiti tributari.

Il socio, quindi, pur essendo privo della qualità di obbligato (il debito è, infatti, propriamente della società) e come tale estraneo agli atti impositivi rivolti alla formazione del titolo (avvenuti, appunto, nei confronti della società), resta sottoposto, a seguito dell’iscrizione a ruolo a carico di quest’ultima, all’esecuzione forzata, sempre ovviamente a condizione che il creditore non abbia potuto soddisfarsi sul patrimonio della società.

Pertanto, una volta escusso inutilmente il patrimonio della società, Equitalia può aggredire il patrimonio del socio, senza che risulti necessaria la notificazione dell’avviso di accertamento, né quella della cartella di pagamento; è sufficiente la notificazione del solo avviso di mora, il quale svolge, in tal caso, una funzione secondaria di atto equivalente a quelli d’imposizione.

Il socio resta, dunque, potenzialmente sottoposto all’esazione dei tributi [4] ; l’Amministrazione finanziaria procedente deve dimostrare di aver prima esperito, senza successo, l’escussione forzata nei confronti della società [5].

In base a ciò, l’Amministrazione finanziaria avrebbe la possibilità di contestare al socio i debiti tributari già maturati, per tutto il tempo in cui è stato in possesso delle quote della società, cioè fino a quando il socio non provvede a sciogliere il rapporto sociale.

Dopo aver tentato di escutere senza esito il patrimonio della società (anche se l’attività è sospesa, ma risulti ancora iscritta al Registro delle imprese), l’ Amministrazione finanziaria potrebbe pertanto indifferentemente rivolgersi ad entrambi i soci, in quanto solidalmente obbligati, per il pagamento del debito erariale contestato in capo alla società.

Il socio che provvederà al pagamento per intero del debito avrà tuttavia la possibilità di rivalersi nei confronti dell’altro socio, chiedendo la sua parte di spettanza [6].

Ne consegue che la fuoriuscita dalla società non salvaguarda, di per sé, il socio dalla possibili azioni promosse da un creditore e quindi anche dall’Amministrazione finanziaria in quanto dirette alla riscossione del debito erariale contestato in capo alla società.

Nei casi, infatti, in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente ad un socio, quest’ultimo rimane [7] responsabile nei confronti dei terzi per le obbligazioni sociali fino al giorno in cui si è verificato lo scioglimento.

Si consiglia, in ogni caso, di esercitare il recesso dalla società [8], dando comunicazione dello scioglimento del rapporto sociale ai terzi, ivi compresa l’Amministrazione finanziaria procedente e dandone altresì atto con comunicazione da depositare presso il Registro delle imprese.

Si potrebbe, in alternativa, promuovere direttamente lo scioglimento della società, al fine di addivenire alla sua formale estinzione e cancellazione [9].

Ciò, in entrambi i casi, al fine di scongiurare e prevenire possibili future contestazioni anche di natura creditoria od erariale.


note

[1] Art. 2291 c.c. ed ex art. 2304 cod. civ.

[2] Art. 2291 cod. civ.

[3] Con la conseguenza che contro di esso il socio puo ricorrere ai sensi dell’art. 19, terzo comma, ultimo periodo, del D.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, impugnando congiuntamente gli atti presupposti. (Cass. civ. Sez. V Sent., 21-04-2008, n. 10267; Cass. civ. Sez. V Sent., 09-05-2007, n. 10584).

[4] Art. 2304 cod. civ.

[5] Cass. n. 7000/2003.

[6] Cosi come previsto dall’art. 1299 cod. civ.

[7] Art. 2290 cod. civ.

[8] Ai sensi dell’art. 2285 cod. civ.

[9] A norma dell’art. 2312 cod. civ.


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