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Disoccupazione: contributi non pagati dal datore di lavoro

13 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Marzo 2019



Il lavoratore ha diritto all’indennità di disoccupazione Naspi se l’azienda non ha pagato i contributi?

Sei stato licenziato e, in previsione della richiesta dell’indennità di disoccupazione, hai appena controllato il tuo estratto conto Inps, per calcolare a quanto ammonta la Naspi. L’indennità di disoccupazione Naspi, difatti, è determinata sulla base delle retribuzioni imponibili degli ultimi 4 anni e delle settimane di contributi accreditate nello stesso periodo (se non hanno già dato luogo a una prestazione di disoccupazione).

Controllando la tua posizione Inps, però, hai avuto una brutta sorpresa: mancano all’appello parecchie settimane di contributi. Purtroppo, non sei il solo a trovarti in una simile situazione: sono numerosi i lavoratori che, all’indomani dell’invio della domanda di disoccupazione, scoprono di avere alle spalle meno contributi di quelli spettanti, o addirittura di non avere affatto contributi, perché il datore di lavoro non li ha mai versati. Che cosa si può fare in questi casi? Il lavoratore perde la Naspi o ci sono dei rimedi?

Facciamo il punto sulla disoccupazione: contributi non pagati dal datore di lavoro, estratto conto contributivo errato, segnalazione all’Inps.

Naspi: che cosa succede se il datore di lavoro non ha mai pagato i contributi?

Partiamo dalla situazione più grave: hai chiesto la Naspi, che ti spetta perché hai perso involontariamente l’impiego (per licenziamento, anche per giusta causa, dimissioni per giusta causa, o risoluzione consensuale conseguente a conciliazione o trasferimento). Hai scoperto, però, che il datore di lavoro non ha mai versato i contributi. Come fare, dal momento che l’indennità è commisurata sugli stipendi e sui contributi accreditati negli ultimi 4 anni? La Naspi è persa per sempre? Senza pensare alle ulteriori ripercussioni negative relative all’assenza di contribuzione, come le conseguenze sulla pensione, che può essere pagata più tardi e con un importo minore a causa dei contributi mancanti.

Per fortuna, la legge [1] tutela il lavoratore in ipotesi come queste, applicando il cosiddetto “principio dell’automaticità delle prestazioni Inps”. In sostanza, il lavoratore, per il solo sorgere del rapporto di lavoro subordinato, ha diritto a tutte le prestazioni spettanti ai dipendenti regolarmente assicurati all’Inps, anche nel caso in cui il datore di lavoro non versi i contributi: di conseguenza, anche in mancanza di versamenti, non perde il diritto alla disoccupazione, ed i contributi sono considerati validi per la pensione.

Questa tutela vale anche se il rapporto è in nero? Sì, perché il rapporto di lavoro è validamente costituito anche senza un contratto scritto o una lettera di assunzione, o se manca la comunicazione di assunzione al centro per l’impiego. Tuttavia, il lavoratore deve essere in grado di provare l’esistenza del rapporto subordinato.

Naspi: che cosa succede se mancano contributi?

Può capitare che, nonostante la regolare costituzione del rapporto di lavoro ed il costante versamento della contribuzione all’Inps, dall’estratto conto contributivo emergano dei periodi mancanti. Il più delle volte questo non è dovuto a un inadempimento del datore di lavoro, ma a un errore nelle dichiarazioni trasmesse mensilmente all’Inps dall’azienda (si tratta delle dichiarazioni Uniemens, nelle quali figurano gli stipendi ed i contributi accreditati per ciascun lavoratore).

Se a mancare sono i periodi più recenti, è probabile che le ultime dichiarazioni non siano ancora state inserite nella banca dati Inps.

In ogni caso, se ti accorgi che mancano dei contributi all’appello, puoi segnalare l’omissione all’Inps attraverso la funzione “Segnalazione contributiva”, che trovi nel servizio “Fascicolo previdenziale del cittadino”, all’interno del portale web dell’Inps. Puoi anche segnalare la contribuzione mancante al call center dell’Inps, chiamando il numero 803.164 (06.164.164 da telefono mobile), o farti assistere da un patronato. Ricordati di tenere sottomano tutta la documentazione utile a provare il tuo diritto all’accredito dei contributi.

Nella procedura guidata di compilazione online della domanda di disoccupazione, comunque, ti viene richiesto se gli ultimi periodi di lavoro che figurano nel sito Inps sono corretti: se non lo sono, puoi segnalare l’errore, indicando manualmente la situazione corretta.

Naspi: che cosa succede se risultano stipendi più bassi?

Hai analizzato l’estratto conto contributivo, e ti sei accorto che gli stipendi indicati nel documento sono più bassi di quelli che in realtà hai percepito?

Innanzitutto, accertati, dalle buste paga, di aver calcolato bene gli importi: devi verificare, in particolare, le voci “imponibile contributivo” o “imponibile Inps”, non il totale competenze.

Sotto la voce “totale competenze” della busta paga, difatti, figurano tutti i componenti positivi del cedolino mensile, comprese alcune voci che non fanno parte dell’imponibile previdenziale, come il bonus Renzi da 80 euro al mese, o i rimborsi spese e le indennità di trasferta esenti.

Hai fatto questa verifica, e i conti continuano a non tornare? La procedura da seguire è la stessa relativa ai contributi mancanti: devi inviare una segnalazione contributiva dal sito dell’Inps, oppure chiamando il call center dell’istituto, o ancora avvalendoti dei servizi telematici del patronato.

note

[1] Art. 2116 cod.civ; Art.27 Rd 636/1939 ,così come modificato dall’art. 40 della Legge 153/1969.


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