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Il risarcimento diretto

14 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Marzo 2019



Indennizzo diretto: cos’è e come funziona? Quando si può procedere a risarcimento diretto da parte della propria assicurazione? Quanto tempo dura la procedura?

Secondo l’ordinamento giuridico, chi subisce un danno ha diritto al risarcimento; un principio tanto ovvio da sembrare quasi superfluo ricordarlo. Questo significa che, se qualcuno ti tampona con l’auto, hai diritto ad una somma di danaro proporzionale al danno patito; ugualmente, se subisci una lesione personale a causa di una condotta antigiuridica (uno schiaffo, una percossa, un incidente stradale, ecc.), ti spetta il risarcimento anche per questo tipo di pregiudizio. Addirittura, la legge dice che il risarcimento tocca perfino a colui che ha subito un pregiudizio solamente morale o psichico: pensa al patema d’animo che si accompagna ad una diagnosi medica sbagliata. Insomma: ogni lesione di un bene giuridico ritenuto meritevole di tutela dall’ordinamento fa sorgere il diritto al risarcimento. Chiarito ciò, hai mai sentito parlare di risarcimento diretto?

Quando si parla di risarcimento diretto ci si riferisce ad un particolare tipo di rimborso economico che attiene esclusivamente al settore dei sinistri stradali. Come senz’altro saprai, in Italia c’è una legge che impone ad ogni veicolo a motore di essere assicurato per potere circolare sulle strade pubbliche. Si tratta di una polizza che copre il proprietario e il conducente dalla responsabilità per i danni causati a terzi o ai trasportati in occasione della circolazione del mezzo. In pratica, in caso di danno cagionato dalla circolazione di un veicolo, interviene la compagnia assicuratrice, entro i massimali previsti dalla legge, a pagare il risarcimento. Il risarcimento diretto riguarda proprio questo: l’impresa obbligata a rimborsare il pregiudizio patito a seguito della violazione delle norme del codice della strada. Se l’argomento ti interessa, ti invito a proseguire nella lettura: ti spiegherò cos’è il risarcimento diretto.

Risarcimento diretto: cosa dice la legge?

Per essere più chiari possibili, vediamo cosa dice la legge a proposito del risarcimento diretto. Secondo il codice delle assicurazioni private, in caso di sinistro tra due veicoli a motore dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento alla loro impresa di assicurazione [1].

In pratica, il risarcimento diretto consente al danneggiato di rivolgersi direttamente alla propria assicurazione per ottenere il risarcimento del danno. Fino a qualche anno fa, invece, il conducente che aveva patito un danno (alla vettura e/o fisico) dalla condotta illecita altrui doveva fare richiesta all’assicurazione del danneggiante affinché venisse ristorato: si tratta di quella che, ancora oggi, viene definita procedura ordinaria di risarcimento.

Il risarcimento diretto abbrevia i tempi della pratica, in quanto è il cliente danneggiato a doversi rivolgere direttamente alla sua compagnia assicurativa, la quale, fatti i dovuti accertamenti, dovrà provvedere a risarcirgli il danno. Dopodiché, l’impresa potrà rivalersi sull’assicurazione del danneggiante, chiedendo il rimborso di quanto pagato.

Quando si applica il risarcimento diretto?

Fornita una nozione di risarcimento diretto, vediamo ora come funziona. Questa procedura riguarda i danni al veicolo nonché i danni alle cose trasportate di proprietà dell’assicurato o del conducente. Il risarcimento diretto si applica anche al danno alla persona subito dal conducente non responsabile, purché non superi il 9% di invalidità permanente. La procedura non si applica ai sinistri che coinvolgono veicoli immatricolati all’estero ed al risarcimento del danno subito dal terzo trasportato (salva l’ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito, cioè da un fattore indipendente dalle parti: pensa ad una collisione tra autovetture cagionata da una tromba d’aria).

In sintesi, quindi, il risarcimento diretto si applica quando:

  • il sinistro ha coinvolto solamente due veicoli a motore identificati, assicurati  ed immatricolati in Italia, nella Repubblica di San Marino o nello Stato del Vaticano;
  • i danni fisici riportati dal conducente non superano il nove per cento di invalidità permanente;
  • i danni ai terzi trasportati abbiano presentato lesioni gravi, anche superiori al nove per cento, purché il pregiudizio non sia imputabile al caso fortuito.

Risarcimento diretto: quando non si applica?

Da quanto appena descritto si evince che il risarcimento diretto non si applica nelle seguenti ipotesi:

  • nei casi di incidente avvenuto fuori dall’Italia, dalla Repubblica di San Marino o dallo Stato del Vaticano;
  • quando la controparte danneggiante risieda all’estero;
  • quando siano coinvolti più di due veicoli (ad esempio, nella classica ipotesi di tamponamento a catena);
  • nei sinistri in cui il danneggiato alla guida abbia riportato danni gravi, cioè lesioni superiori al nove per cento di invalidità permanente. In questo caso, è comunque possibile richiedere il risarcimento per i danni alle cose e al veicolo; nonché al terzo trasportato, al quale non si applica un limite all’entità delle lesioni.

Risarcimento diretto: come funziona?

Abbiamo visto finora cos’è il risarcimento diretto e in quali casi può essere applicato: non ogni sinistro stradale, infatti, legittima questa particolare procedura. Vediamo cosa dice la legge a proposito del funzionamento del risarcimento diretto. L’impresa assicuratrice, a seguito della presentazione della richiesta di risarcimento, è obbligata a provvedere alla liquidazione dei danni per conto dell’impresa di assicurazione del veicolo responsabile, ferma la successiva regolazione dei rapporti fra le imprese medesime. Praticamente, sebbene l’assicurazione del danneggiato non abbia alcuna responsabilità, è tenuta comunque a pagare la giusta somma al proprio cliente al posto dell’assicurazione del danneggiante, il quale, al contrario, è il vero responsabile del sinistro. L’impresa assicuratrice di colui che ha chiesto il risarcimento diretto, però, potrà comunque rivalersi sull’altra impresa, quella del responsabile, ottenendo il rimborso di quanto versato.

La prima cosa che dovrà fare colui che ha subito un danno dalla circolazione di veicoli è di segnalare l’accaduto alla propria compagnia assicuratrice; quest’ultima, dopo attenta valutazione del sinistro e delle responsabilità, proporrà un’offerta economica a titolo di ristoro del danno. Se il danneggiato dichiara di accettare la somma offerta, l’impresa di assicurazione provvede al pagamento entro quindici giorni dalla ricezione della comunicazione e il danneggiato è tenuto a rilasciare quietanza liberatoria valida anche nei confronti del responsabile del sinistro e della sua impresa di assicurazione.

Nel caso in cui il danneggiato non accetti la somma offerta a titolo di risarcimento diretto, l’impresa di assicurazione, entro quindici giorni, deve comunque corrispondere quanto proposto al danneggiato: la somma in tal modo corrisposta è imputata all’eventuale liquidazione definitiva del danno. In pratica, la differenza sta in ciò: se il danneggiato accetta la proposta di risarcimento diretto, è tenuto a far pervenire all’assicurazione una scrittura privata ove dichiara di ritenersi soddisfatto, liberando da ogni altro obbligo l’impresa; in caso contrario, la compagnia è comunque tenuto ad effettuare il pagamento, il quale verrà trattenuto dal cliente danneggiato a titolo di acconto sul maggiore avere.

Risarcimento diretto: quali sono i tempi?

Quanto tempo ci vuole affinché si ottenga il risarcimento diretto? Puoi stare tranquillo: la legge impone alle assicurazioni di agire in tempi piuttosto brevi. In particolare, Una volta ricevuta la richiesta di risarcimento completa in ogni sua parte, l’assicuratore è tenuto a presentare l’offerta:

  • entro sessanta giorni dal ricevimento della richiesta, per i danni al veicolo e alle cose;
  • entro trenta giorni per i danni al veicolo e alle cose, nel caso in cui entrambi i conducenti abbiano sottoscritto il modulo di constatazione amichevole;
  • entro novanta giorni dal ricevimento della richiesta, per i danni alle persone.

Questo significa che l’intera attività “istruttoria” dell’assicurazione (richiesta documentale, stima del perito, ecc.) deve concludersi nei termini sopra visti, tutelando così le aspettative della persona vittima del sinistro.

Se il danneggiato dichiara di accettare la proposta di risarcimento diretto, questo deve essere effettuato liquidato entro quindici giorni (come già ricordato nel paragrafo precedente). Qualora la richiesta presentata non fosse completa, la compagnia assicurativa è tenuta a richiedere le integrazioni necessarie entro trenta giorni; in caso di rifiuto dell’offerta di risarcimento diretto, l’impresa d’assicurazione è tenuta a inviare entro trenta giorni via raccomandata con ricevuta di ritorno le ragioni dell’avvenuta esclusione (ad esempio, impossibilità di procedere perché il danno patito dalla vittima è superiore al nove per cento di invalidità permanente).

Cosa succede se non si applica il risarcimento diretto?

Nei casi in cui non è possibile applicare il risarcimento diretto (ad esempio, quando nel sinistro sono coinvolte due o più vetture), si dovrà necessariamente effettuare la procedura ordinaria di risarcimento. In questo caso, la denuncia del sinistro deve essere indirizzata alla propria compagnia assicuratrice, mentre la richiesta di risarcimento danni vera e propria deve essere presentata alla compagnia assicuratrice del responsabile dell’incidente.

Procedura ordinaria non significa che il danneggiato, qualora abbia ragione, non vedrà riconosciute le proprie ragioni: anche in questa circostanza, infatti, l’impresa assicuratrice dovrà procedere a formulare un’offerta (o a specificare i motivi per i quali non reputa opportuno farne una), entro precise scadenze:

  • trenta giorni, se è stato firmato congiuntamente il modulo di constatazione amichevole;
  • sessanta giorni, se il risarcimento riguarda solamente i danni alle cose;
  • novanta giorni, se il risarcimento concerne danni anche alle persone.

Se la compagnia non risponde entro questi termini, o  se la persona danneggiata non vuole accettare la proposta di risarcimento, è possibile dare avvio ad un procedimento giudiziario in piena regola: così facendo, sarà il giudice a dover decidere sulle avverse pretese e, in particolare, sull’entità del risarcimento da liquidare al danneggiato.

note

[1] Art. 149 codice delle assicurazioni private (D. lgs. n. 209/2005).

Autore immagine: Unsplash.com


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