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Lavoro porta a porta: quanto si guadagna?

27 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Febbraio 2019



I requisiti per fare il venditore a domicilio, la paga base di chi ha un contratto subordinato e le provvigioni. Quanto si paga di tasse?

Stai cercando un lavoro che ti consenta di avere un rapporto diretto con la gente? Ti senti di avere le doti del venditore ed hai visto degli annunci in cui si cerca questo tipo di figura professionale? Forse ti starai chiedendo se si tratta di vendita porta a porta e quanto si guadagna con questa attività.

Il lavoro di vendita porta a porta non sempre comporta un contratto subordinato, ma non per questo è esente da obblighi verso l’azienda per cui lavori oltre che, ovviamente, verso i clienti. In ogni caso rappresenta una società alla quale deve la massima correttezza quando propone un prodotto, quando deve concludere un contratto e quando deve riscuotere il corrispettivo per la vendita effettuata.

Per sapere quanto guadagna un venditore porta a porta, dunque, bisogna considerare entrambe le possibilità: che sia un lavoratore dipendente e, quindi, debba fare capo al contratto nazionale di categoria, oppure che sia un lavoratore autonomo e, pertanto, stabilisca con l’azienda che rappresenta una percentuale, chiamata anche provvigione, sulle vendite. In questo caso, comunque, dovrà tenere conto delle tasse e dei contributi a suo carico.

È importante anche informarsi bene sulla serietà dell’azienda che rappresenta perché, in fin dei conti, è lui che «mette la faccia» davanti al cliente. Davanti a quest’ultimo, l’azienda è lui e, quindi, se qualcosa non va nel prodotto o nelle condizioni di vendita, sarà lui a rispondere in prima persona.

Ecco, allora, quel che c’è da sapere sul lavoro porta a porta: quanto si guadagna, quali sono i diritti e i doveri del venditore verso i clienti e verso l’azienda, quali sono gli aspetti fiscali da tenere in considerazione.

Lavoro porta a porta: i requisiti del venditore

Se vuoi fare un lavoro porta a porta, prima di chiederti quanto si guadagna devi domandarti se sei la persona giusta per fare quel tipo di attività. E, quindi, quali sono i requisiti per diventare il venditore che un campanello dopo l’altro, un appuntamento dopo l’altro ed un cliente dopo l’altro costruirà il suo portafoglio.

La prima, fondamentale caratteristica di un venditore porta a porta è quella di credere nel prodotto che propone ai suoi clienti. Se il suo interlocutore si accorgesse che il venditore piazzerebbe indistintamente la sua merce o quella della concorrenza, le probabilità di successo sarebbero pari a zero. Dopodiché, la buona dialettica è un altro requisito estremamente importante. Al momento di incontrare un potenziale cliente, deve essere in grado di spiegare nel modo più chiaro e completo possibile le caratteristiche del prodotto, i vantaggi che offre, la convenienza da un punto di vista economico, ecc.

Un venditore porta a porta deve conoscere il prodotto come se l’avesse inventato lui. Questo significa essere formato e preparato ancor prima di suonare al primo campanello o di fare la prima telefonata di contatto. Anche quando all’inizio accompagna il collega più esperto per cominciare a capire come si fa il lavoro di vendita a domicilio, essere in grado di rispondere a qualsiasi domanda venga posta dal cliente darà un segnale di affidabilità e di credibilità.

Lavoro porta a porta: diritti e doveri del venditore

Che si tratti di un lavoro subordinato o autonomo, il venditore porta a porta deve rispettare degli obblighi ben precisi quando svolge la sua attività. È tenuto, ad esempio, a portare sempre con sé un tesserino identificativo munito di fotografia aggiornata (non vale quella che aveva scattato 30 anni fa come succedeva una volta con la patente, per intenderci). Oltre alla foto, affinché sia valido il tesserino deve riportare la sede dell’azienda, il settore in cui opera ed il nome e la firma del responsabile. E, naturalmente, deve essere bene in vista durante il colloquio con il cliente.

Il venditore ha anche la possibilità di esercitare il diritto di ripensamento senza alcuna motivazione entro 10 giorni dalla data in cui ha firmato il contratto con l’azienda comunicandolo tramite raccomandata a/r all’azienda e restituendo i prodotti dimostrativi.

Da un punto di vista contrattuale, i diritti del venditore porta a porta cambiano a seconda del tipo di rapporto che ha con la società per la quale lavora [1], cioè se si tratta di:

  • incaricato con rapporto subordinato: vengono applicate le condizioni indicate sul contratto nazionale di categoria a cui appartiene l’azienda che rappresenta;
  • incaricato-agente: non esiste rapporto subordinato, ma ha un contratto di agenzia che contempla le condizioni riportate sugli accordi del settore;
  • incaricato-mandatario: non esiste un rapporto subordinato ma lavora abitualmente, in esclusiva oppure in maniera occasionale, con l’azienda che rappresenta.

Lavoro porta a porta: quanto si guadagna?

Chi ha un contratto subordinato per svolgere un lavoro porta a porta deve, come detto, fare riferimento al contratto collettivo nazionale. Dal 1° agosto 2018, i venditori di 1° e 2° livello hanno questo trattamento economico minimo:

  • 1° livello: 1.016,15 euro di paga base + 530,04 euro di indennità di contingenza = 1.546,19 euro;
  • 2° livello: 851,49 euro di paga base + 526,11 euro di indennità di contingenza = 1.377,60 euro.

Ovviamente, a queste cifre si possono aggiungere altri compensi in qualità di rimborso spese, di premio di risultato più gli scatti di anzianità, ecc. in base agli accordi privati tra il lavoratore e l’azienda.

Diverso il discorso di chi fa un lavoro porta a porta senza un rapporto subordinato. In questo caso, la retribuzione del venditore si basa sulle provvigioni: più vende e più guadagna. E più è alto il costo del prodotto, più alto sarà il guadagno. Non è lo stesso, come si può ben dedurre, portare a casa il 30% su un prodotto che costa 1.000 euro o su uno che costa 3.000. Non essendoci un contratto nazionale di riferimento, azienda e venditore possono accordarsi liberamente sulla percentuale della provvigione, su un eventuale minimo garantito, ecc.

È possibile, comunque, scegliere diversi tipi di provvigione oltre a quella più comune della percentuale. Ad esempio, si può stabilire che al venditore vada la differenza tra il prezzo minimo di un prodotto e quello a cui riesce a venderlo. Oppure che ci sia una somma fissa per ogni prodotto venduto.

Lavoro porta a porta: quanto si paga di tasse?

Questo aspetto interessa soprattutto chi non ha un rapporto subordinato con l’azienda, cioè chi non ha una busta paga e fa un lavoro porta a porta come autonomo.

Se un venditore guadagna in un anno non più di 5.000 euro, deve ritenersi un lavoratore occasionale e, pertanto, non deve pagare l’Iva sul reddito ottenuto. Altrimenti:

  • se guadagna 6.410 euro annui al lordo della deduzione del 22%, si ritiene comunque una prestazione occasionale non soggetta a Iva e va dichiarata ai fini fiscali nel quadro RL;
  • se il reddito annuo supera quella cifra, c’è obbligo di partita Iva e di compilare il quadro RF o RG sulla dichiarazione dei redditi.

Inoltre, se supera i 5.000 euro annui è tenuto ad iscriversi alla gestione separata dell’Inps per il pagamento dei contributi previdenziali, applicando la deduzione del 22%.

note

[1] Legge n. 173/2005 del 17.08.2005.

Immagine: Venditori porta a porta, autore LightField Studios.


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