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Cartella di pagamento: notifica agli eredi

8 Ottobre 2019
Cartella di pagamento: notifica agli eredi

Cosa fare se gli eredi ricevono una cartella esattoriale per conto di un familiare defunto: a quale indirizzo e a quali soggetti va indirizzata la busta? Quali regole per annullare la cartella?

Le regole di diritto civile, processuale e tributario si intrecciano quando si parla di notifica agli eredi della cartella di pagamento. Le complicazioni, si sa, spesso si risolvono in un vantaggio per il contribuente che può in tal modo contare sui vizi di forma, oltre che su quelli di sostanza, per far annullare le pretese del fisco. E difatti così succede in materia di debiti di una persona defunta passati in successione. C’è innanzitutto il tema – sostanziale – della qualità di erede che si acquista solo con l’accettazione dell’eredità (prova questa che deve dare l’agente della riscossione). Sicché, il semplice chiamato all’eredità (ossia l’erede potenziale che ancora non ha dichiarato se intende accettare o rifiutare l’eredità) non può ricevere alcuna intimazione. C’è poi il problema dell’individuazione del luogo di notifica della cartella e dell’intestazione della cartella stessa che va fatta agli eredi collettivamente e impersonalmente. 

A tali temi si aggiunge poi quello sull’intrasmissibilità agli eredi delle sanzioni fiscali e amministrative relative al defunto e del piano di divisione dei debiti fiscali tra i vari eredi. Non da ultimo si deve tenere conto che spesso, tra la data dell’ultima notifica della cartella al de cuius e quella invece fatta agli eredi decorrono i termini di prescrizione.

In questo articolo spiegheremo appunto quali sono le regole sulla notifica della cartella di pagamento agli eredi, quali i vizi che questi ultimi possono far valere per annullare la pretesa dell’Agenzia Entrate Riscossione e quali invece sono sanabili. Ma procediamo con ordine. 

Notifica cartella di pagamento: a quali eredi?

La cartella di pagamento deve essere notificata unicamente a coloro che hanno già accettato l’eredità. I semplici familiari del defunto (ad esempio il coniuge o il figlio) che, potenzialmente eredi, ancora non hanno espresso la propria volontà in merito dinanzi a un notaio (pertanto detto «chiamato all’eredità») non sono tenuti a pagare il debito. Per cui, se una cartella esattoriale dovesse essere notificata alla moglie del defunto prima che questa abbia accettato l’eredità sarebbe illegittima: può cioè essere impugnata davanti al giudice e annullata. Ma se non viene fatto ricorso, la cartella diventa definitiva.

Non basta la semplice chiamata all’eredità in base ai risultati degli atti di stato civile e al certificato di famiglia. La cartella esattoriale notificata al contribuente è quindi illegittima. Se il parente non ha ancora accettato l’eredità, né possiede i suoi beni, non è tenuto a pagare. Il debito non si trasmette dal de cuius al chiamato all’eredità per effetto della sola apertura della successione [1].

Ci sono 10 anni di tempo per accettare l’eredità. C’è però un’eccezione per l’erede che è nel possesso dei beni ereditari (o di una parte) come nel caso del figlio convivente con il padre: questi deve fare l’inventario di tali beni entro 3 mesi dal decesso e nei successivi 40 giorni deve dichiarare se accetta o meno l’eredità; se non lo fa, il suo silenzio si considera come accettazione.  

Chi non è nel possesso dei beni ereditari potrebbe anche temporeggiare in attesa che i debiti fiscali si prescrivano o le cartelle vengano annullate, per poi accettare l’eredità.

È invece valida la cartella di pagamento notificata all’erede con beneficio di inventario. Difatti la sua “accettazione beneficiata” non implica un’esclusione di responsabilità dai debiti; egli ha solo la garanzia che, in caso di morosità, un eventuale pignoramento non potrebbe aggredire i suoi beni personali ma solo quelli accettati con l’eredità e, quindi, entro i limiti del valore di questi.

Sul piano processuale la giurisprudenza ha chiarito che spetta all’Agenzia Entrate Riscossione dimostrare che l’erede ha già accettato l’eredità, prova questa che dovrà essere data con un atto pubblico (di solito l’accettazione davanti al notaio). Questo significa che il semplice rapporto di parentela o il fatto di aver depositato la denuncia di successione non basta. Anche l’aver sostenuto le spese per il funerale non può essere considerato un atto di accettazione tacita. 

Si tenga poi conto che non è necessariamente erede chi percepisce la pensione di reversibilità: tale prestazione infatti viene erogata a prescindere dall’accettazione dell’eredità, per il solo fatto della sussistenza dei presupposti previsti dalla legge. È quindi un diritto che non implica anche la trasmissione dei debiti con il fisco.

Chi rinuncia all’eredità non può ricevere la notifica di cartelle esattoriali per conto del defunto; se ciò dovesse succedere la richiesta di pagamento sarebbe illegittima. Secondo la giurisprudenza [2], nulla toglie che chi ha rinunciato all’eredità, una volta ottenuto l’annullamento della cartella eventualmente ricevuta, possa revocare la rinuncia e accettare l’eredità ormai libera dai debiti (sempre che, nel frattempo, non siano decorsi i 10 anni di tempo a ciò necessari).

Notifica cartella di pagamento: dove?

Gli eredi sono tenuti a effettuare la comunicazione di decesso all’Agenzia delle Entrate. Prima di tale momento tutte le notifiche di cartelle esattoriali devono essere effettuate all’ultimo domicilio di residenza del defunto, nei confronti di tutti gli eredi impersonalmente e collettivamente (la cartella deve cioè essere intestata “Eredi del sig….”). Solo dopo 30 giorni dalla suddetta comunicazione le notifiche vanno indirizzate alla residenza dei singoli eredi e, in caso contrario, sono da considerarsi nulle.

Notifica cartella di pagamento: a chi?

Come detto la cartella, nell’immediatezza del decesso, deve essere indirizzata a tutti gli eredi, impersonalmente e collettivamente. In pratica, sulla busta che contiene la richiesta di pagamento, accanto all’indirizzo, vi deve essere non già il nome e il cognome di tutti gli eredi, né il nome del defunto, ma semplicemente la dicitura «Eredi del sig. …».

Secondo la Cassazione [3], l’intestazione dell’avviso di accertamento al defunto e l’indirizzamento dell’atto allo stesso contribuente deceduto, e non ai suoi eredi collettivamente e impersonalmente, costituisce causa di nullità della notifica.

Dopo 30 giorni dalla comunicazione di decesso depositata dagli eredi all’Agenzia delle Entrate, le notifiche delle cartelle vanno eseguite alla residenza di ciascun erede, con il nome e il cognome di questi ultimi (quindi non più in forma impersonale). Ad esempio, non bisognerà più scrivere «Eredi del sig. Mario Rossi», bensì «Sig. Giovanni Rossi». Le notifiche quindi eseguite presso l’abitazione del defunto o del suo coniuge sono da ritenersi non avvenute. Tuttavia, ricorrere contro queste ultime per far annullare la cartella si rivela una scelta pessima. Difatti, in materia di notifica delle cartelle esattoriali, vige un principio di effettività e non di forma: per cui, se si dimostra che la notifica ha raggiunto il suo scopo, ossia è arrivata nelle mani dell’erede, per quanto viziata si considera comunque valida. E di certo, se l’erede impugna la cartella sostenendone l’illegittimità della notifica sta di fatto ammettendo di averla ricevuta. 

La divisione dei debiti fiscali tra gli eredi

C’è poi un altro aspetto importante di cui tenere conto: quale tipo di responsabilità hanno gli eredi in merito alle cartelle esattoriali del defunto? Ciascuno è tenuto a pagare la propria quota, in base alla percentuale di eredità ricevuta o sussiste una responsabilità solidale?

Innanzitutto c’è da dire che gli eredi non devono pagare le sanzioni: contravvenzioni stradali, multe per emissione di assegni protestati, sanzioni tributarie per l’omesso versamento delle imposte, ecc. Se la cartella dovesse presentare uno di tali importi va sgravata per la relativa parte. La richiesta può essere presentata anche con un semplice ricorso in autotutela dopo aver prodotto il certificato di decesso.

Quanto poi al tipo di responsabilità, rinviando ogni approfondimento all’articolo Cartella a nome del defunto: come si divide?, ricordiamo che:

  • per le imposte sui redditi e l’imposta di successione c’è responsabilità solidale tra gli eredi: per cui il fisco può chiedere l’integrale pagamento anche a un solo erede, a prescindere dall’entità del patrimonio a questi spettata;
  • per le imposte locali (Imu, Tasi, Tari, ecc.) e quelle indirette (bollo auto, imposta di bollo o di registro, ecc.) vige invece la responsabilità pro quota: ciascun erede risponde solo del debito in proporzione alla propria quota di eredità.

Notifica cartella di pagamento: quando?

La notifica della cartella di pagamento deve rispettare i termini di prescrizione. Ecco dunque un ulteriore sistema per ottenere l’annullamento delle cartelle esattoriali del defunto: rimandando il più possibile il momento dell’accettazione dell’eredità. Se si ha il sospetto che, a breve, potrebbero arrivare delle richieste di pagamento da parte dell’esattore, non c’è ragione di accelerare le pratiche successorie (fatto salvo solo l’obbligo della dichiarazione di successione entro un anno). Non appena sarà notificata la cartella, la si potrà allora impugnare davanti al giudice facendo notare che la stessa è stata inviata a un soggetto che ancora non ha acquisito la qualifica di erede.

Notifica cartella agli eredi impersonalmente

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza [4], ha chiarito in quali casi la notifica degli atti intestati al contribuente defunto va effettuata agli eredi impersonalmente e collettivamente presso l’ultimo domicilio del de cuius.

I giudici hanno richiamato il consolidato insegnamento di legittimità in base al quale, ai fini dell’efficacia e della validità della notifica della cartella esattoriale quando il contribuente sia defunto, l’art. 65 del d.P.R. n. 600/1973 prevede due ipotesi, precisando (al comma 2) che gli eredi del contribuente hanno l’onere di comunicare all’Ufficio delle imposte le proprie generalità nonché il proprio domicilio fiscale, e che in caso contrario la notifica degli atti intestati al dante causa sarà effettuata agli eredi collettivamente e impersonalmente presso l’ultimo domicilio del defunto (comma 4).

note

[1] Ctr Lazio, sent. n. 3224/2018.

[2] Ctr Milano, sent. n. 2129/12/17.

[3] Cass. sent. n. 12210/95/95 e n. 1147/02. Cfr. CTP Campobasso sent. n. 36 e 37 del 23.04.2012.

[4] Cass. ord. n. 24881/19 del 4.10.2019.

Autore immagine: busta lettere della cassetta di Rawpixel.com

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, ordinanza 29 aprile – 4 ottobre 2019, n. 24881

Presidente Manna – Relatore Mancino

Rilevato che:

1. con la sentenza in epigrafe indicata, la Corte di Appello di Lecce ha confermato la sentenza di primo grado che aveva annullato la cartella esattoriale notificata a S.F. , quale presunto erede di S.L. anziché agli eredi impersonalmente;

2. avverso tale sentenza Equitalia Sud s.p.a., ora Agenzia delle Entrate Riscossione, ha proposto ricorso affidato a due motivi, al quale ha opposto difese S.F. , con controricorso;

3. INPS, anche quale procuratore speciale della S.C.C.I. s.p.a., ha conferito delega in calce alla copia notificata del ricorso.

Considerato che:

4. i motivi di ricorso censurano la ritenuta necessità della notifica rivolta impersonalmente a tutti gli eredi e il non aver la Corte valorizzato l’efficacia sanante della tempestiva opposizione svolta dall’erede;

5. il ricorso è da rigettare;

6. costituisce consolidato insegnamento di questa Corte (v., fra le altre, Cass. n. 9600 del 2018, alla cui più ampia motivazione si rinvia) che, ai fini della efficacia e validità della notifica della cartella, nell’ipotesi in cui il contribuente sia deceduto, siano previste, dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 65, due distinte ipotesi, stabilendo, nel comma 2, che gli eredi del contribuente devono comunicare all’Ufficio delle imposte le proprie generalità ed il proprio domicilio fiscale ed aggiungendo, nel comma 4, che, in mancanza, la notifica degli atti intestati al dante causa vada effettuata agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio del defunto, e ciò ancor più se l’Ufficio sia già a conoscenza del decesso del debitore;

7. la Corte territoriale si è uniformata al predetto principio non incrinato dall’asserita efficacia sanante dell’opposizione svolta, nella specie, da uno solo dei coeredi;

8. le spese vengono regolate come da dispositivo e seguono la soccombenza;

9. ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente al pagamento in favore di S.F. delle spese processuali liquidate in Euro 200,00 per esborsi, Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre quindici per cento spese generali e altri accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13,comma 1-bis.


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