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Chi è responsabile delle liste di attesa in ospedale?

3 Marzo 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini


Chi è responsabile delle liste di attesa in ospedale?

> Salute e benessere Pubblicato il 3 Marzo 2019



Il nuovo Piano nazionale per la gestione delle liste di attesa 2019-2021 detta una tabella di marcia con incidenza diretta su liste di attesa e responsabilità connesse.

La pazienza è la virtù dei forti recita il detto, ma se le attese dovessero essere estenuanti i forti dovranno cedere il passo ai fortissimi. E di santa pazienza non ce ne è mai abbastanza specie quando si ha a che fare con le liste di attesa ospedaliere. Qui infatti non c’è solo la seccatura per il tempo inutilmente andato, ma cosa ben peggiore, entra in gioco l’elemento sofferenza fisica o psicologica quando si è in attesa di esami che potrebbero emettere verdetti pesanti per il vivere quotidiano. Per cui il tempo, già di per sé lungo delle liste di attesa “standard”, diventa ancora più insopportabile per un discorso di tipo psicologico. Purtroppo però l’Italia, da un bel po’ di anni è “maestra” nel far attendere le persone non solo agli uffici postali, ma anche all’interno dei nosocomi con l’aggravante spesso di non sapere nemmeno dare delle stime di massima quanto a tempi di attesa per effettuare esami specialistici, ricoveri, interventi. Quindi spesso non resta che optare per il piano B, cioè ricorrere a strutture private, con un aggravio considerevole in fatto di costi e con il rammarico di pagare tasse elevate che poi, all’atto pratico, non erogano servizi che sarebbe lecito attendersi. Se anche tu hai avuto a che fare con questo genere di situazioni, magari ti sarai anche chiesto: ma chi è responsabile delle liste di attesa in ospedale? Ed inoltre è giusto subire oltre al danno rappresentato dalla malattia, anche la beffa dei disservizi a partire dal primissimo step delle prenotazioni? La risposta è ovviamente negativa, ma dal ministero della Salute arriva proprio in questi ultimi giorni una buona notizia. Il Dicastero guidato da Giulia Grillo ha infatti emanato il “Piano nazionale per la gestione delle liste d’attesa 2019-2021” [1], che ha ricevuto anche parere favorevole dalla Conferenza Stato-Regioni. Un piano dunque che si propone di migliorare l’attuale panorama delle liste di attesa ospedaliere, individuando anche funzioni e responsabilità. Vediamo come.

Cosa s’intende per Pngla?

Con tale acronimo s’intende fare riferimento al Piano nazionale di governo delle liste di attesa, vale a dire il primo responsabile delle liste di attesa che tanto fanno dannare l’italiano medio che si rivolge al Servizio Sanitario Nazionale. Il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (2019-2021) approvato dalla Conferenza Stato-Regioni ha introdotto delle significative innovazioni in tema di:

  • tempi massimi di attesa per ricoveri ospedalieri;
  • tempi massimi di attesa per prestazioni ambulatoriali;
  • rimozione dei direttori generali;
  • attività dei medici in intramoenia;
  • agende trasparenti e accesso diffuso alle informazioni da parte dei cittadini sui loro diritti e doveri;
  • osservatorio nazionale sulle liste di attesa.

Tempi massimi di attesa per ricoveri ospedalieri

Per tutti i ricoveri programmati le Regioni e Province Autonome prevedono l’uso sistematico delle “Classi di priorità“. Sono previste le seguenti quattro classi di priorità per i ricoveri:

  • classe A (casi gravi) ricovero entro 30 giorni: per i casi clinici con alta percentuale di rischio di aggravamento o di grave pregiudizio alla prognosi;
  • classe B (casi clinici complessi) entro 60 giorni: per i casi clinici accompagnati da stati di intenso dolore, o gravi disfunzioni, o grave disabilità, ma che non manifestano la tendenza ad aggravarsi rapidamente al punto di diventare emergenti né possono per l’attesa ricevere grave pregiudizio alla prognosi;
  • classe C (casi meno complessi) entro 180 giorni: per i casi clinici che presentano minimo dolore, disfunzione o disabilità, e non manifestano tendenza ad aggravarsi né possono per l’attesa ricevere grave pregiudizio alla prognosi;
  • classe D (casi non gravi) entro 12 mesi per i casi clinici che non causano alcun dolore, disfunzione o disabilità.

Tempi massimi di attesa per prestazioni ambulatoriali

A differenza del precedente piano, che limitava a 58 prestazioni il “pacchetto” su cui Asl e ospedali erano chiamati a garantire tempi massimi di attesa, il nuovo Piano estende l’obbligo di indicare le tempistiche di effettuazione a tutte le prestazioni in maniera indifferenziata. Anche in questo caso, come per i ricoveri, sono previste quattro classi di priorità per le prestazioni ambulatoriali (visite e analisi):

  • U (urgente) da eseguire nel più breve tempo possibile e comunque entro 72 ore;
  • B (breve) da eseguire entro 10 giorni;
  • D (differibile) da eseguire entro 30 giorni per le visite o 60 giorni per analisi e accertamenti diagnostici;
  • P (programmata) da eseguire entro 120 giorni.

Quindi rispetto al vecchio Piano nazionale per le liste di attesa, viene fissato un limite massimo anche per le prestazioni programmate che non potrà superare i 120 giorni (contro la “vecchia” soglia di 180 giorni); inoltre sarà lo stesso medico specialista di riferimento a provvedere direttamente alle prenotazioni successive alla prima visita evitando al paziente di ritornare dal medico di famiglia per la prescrizione.

La responsabilità dei direttori generali

Ogni Asl dovrà dunque rispettare i tempi massimi di attesa per le visite ed esami e su questo criterio si baserà la valutazione dei direttori delle aziende sanitarie locali, per cui in caso di mancato rispetto dei tempi massimi previsti, saranno i direttori generali a risponderne in prima persona con conseguente rimozione dall’incarico. Quindi se la responsabilità di una efficiente organizzazione del sistema delle liste di attesa ospedaliere è astrattamente ascrivibile al Piano nazionale di governo delle liste di attesa, in caso di “mala gestio” la responsabilità a titolo personale ricadrà sui direttori generali. Un risvolto questo visto non certo di buon occhio dai diretti interessati.

Ricorso a strutture convenzionate: quando e come?

Dal punto di vista della migliore efficienza da garantire al malato, qualora i tempi di attesa per un esame diagnostico dovessero superare quelli previsti per legge, il paziente verrà indirizzato a una struttura convenzionata, ma senza alcun aggravio di costi aggiuntivi rispetto ai range di ticket dovuti all’interno del circuito ospedaliero.

Dal punto di vista dei professionisti viene specificato che ciò costituisce uno strumento “eccezionale e temporaneo” per il governo delle liste ed il contenimento dei tempi d’attesa. Quindi anche tali prestazioni saranno in grado di contribuire ad integrare l’offerta istituzionale, laddove una scarsa disponibilità temporanea di prestazioni in regime istituzionale dovesse mettere a rischio la garanzia di assicurare al cittadino le prestazioni all’interno dei tempi massimi regionali.

Ricorso alle prestazioni in “intramoenia”

Esiste poi un’altra chance per “scalare” le liste di attesa basata peraltro su uno strumento legislativo che però forse pochi conoscono. Si tratta di un Decreto Legislativo risalente al 1998 [2] il quale in un apposito articolo [3], stabilisce testualmente che “qualora l’attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato dal direttore generale [4] l’assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero professionale intramuraria, ponendo a carico dell’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e dell’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione, in misura eguale, la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione e l’effettivo costo di quest’ultima, sulla scorta delle tariffe vigenti. Nel caso l’assistito sia esente dalla predetta partecipazione l’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e l’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione corrispondono, in misura eguale, l’intero costo della prestazione”. Un’attività dunque quella in intramoenia (vale a dire prestata all’interno delle mura ospedaliere ma nell’esercizio dell’attività libero professionale dei medici) che, in ossequio a questo dettato normativo, potrebbe essere resa anch’essa senza esborso di costi aggiuntivi oltre il ticket sanitario, se dovuto.

Agende trasparenti e accesso alle informazioni da parte dei cittadini

Tra le novità introdotte dal nuovo “Piano nazionale di governo delle liste di attesa” va annoverata anche la gestione trasparente e la visibilità delle agende di prenotazione tanto all’interno di strutture pubbliche, che private accreditate da parte dei vari sistemi informativi e informatici aziendali. Le varie agende di prenotazione saranno in gestione dei Cup (Centri unici prenotazioni) nel rispetto delle classi priorità (di cui ai primi paragrafi). Nello specifico, in caso di:

  • ricoveri ospedalieri: la trasparenza per i ricoveri e per l’inserimento nella lista di attesa dovrà conformarsi ai criteri di priorità clinica in base alla distinzione in “Classi” di cui sopra. Inoltre al fine di garantire la massima trasparenza, al momento dell’inserimento in lista di attesa, dovrà essere oggetto di apposita comunicazione quanto segue:
  1. informazioni sul ricovero;
  2. classe di priorità (Classe A, B, C, D);
  3. relativi tempi massimi di attesa;
  4. indicazioni organizzative previste (come ad esempio le informazioni circa il pre-ricovero). Ciascun paziente potrà inoltre richiedere di prendere visione della posizione personale nella lista di attesa per il ricovero, mediante apposita richiesta alla direzione sanitaria.
  • prestazioni ambulatoriali: nelle procedure di prescrizione e prenotazione delle prestazioni ambulatoriali specialistiche garantite dal Sistema sanitario nazionale (Ssn), sarà altresì obbligatorio l’uso sistematico di quanto segue:
  1. indicazione di prima visita/prestazione diagnostica o degli accessi successivi;
  2. quesito diagnostico;
  3. classi di priorità di cui sopra (U, B, D, P).

Quindi, in estrema sintesi, l’obiettivo del nuovo “Piano nazionale di gestione delle liste di attesa” è quello di garantire una gestione trasparente delle prenotazioni da parte delle strutture, potenziando i Cup mediante il sistema di digitalizzazione e incrocio dei dati tra le varie strutture pubbliche e private accreditate.

Osservatorio nazionale sulle liste di attesa

L’Osservatorio nazionale sulle liste di attesa stando a quanto anticipato dal Ministro è “la cabina di regia che assicurerà ai cittadini un monitoraggio effettivo sui servizi sanitari e quindi sull’applicazione concreta del diritto alla salute, ma sarà anche uno stimolo per le regioni”.

Tra i componenti dell’Osservatorio vanno annoverati rappresentanti:

  • del ministero della Salute;
  • dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali);
  • delle regioni;
  • dell’Istituto superiore di sanità;
  • delle organizzazioni civiche di tutela del diritto alla salute.

Tra le funzioni a cui l’Osservatorio è preposto si rammentano:

  • l’affiancamento delle regioni nello sviluppo del Piano nazionale di governo delle liste di attesa;
  • il monitoraggio dell’andamento degli interventi previsti;
  • il rilievo delle criticità;
  • l’indicazione di dritte al fine di uniformare comportamenti e superare difformità per una risposta più puntuale ai bisogni dei cittadini.

Queste e altre misure dovrebbero contribuire a una drastica riduzione delle liste d’attesa per visite mediche ed esami specialistici. Ovviamente tutto ciò sarà possibile soltanto con una fattiva collaborazione da parte di ogni singola regione e delle province autonome di Trento e Bolzano, chiamate ad adottare il Piano nazionale di gestione delle liste di attesa in un range massimo di 60 giorni.


Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Intesa ai sensi art. 8 co. 6 L. n.131 del 5.06.2003 tra Governo, Regioni sul Pngla di cui all’art.1 co. 280 L. n.266 del 23.12.2005.

[2] D. Lgs 124/1998

[3] D.Lgs 124/1998 art. 3 co. 13.

[4] D.Lgs 124/1998 co. 10 e 11.

Autore immagine: liste di attesa ospedale di bangoland.


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1 Commento

  1. Tutto bello, lineare e semplice, ma solo sulla carta. Vediamo perchè.
    1 – Il CUP ti dirà solo che la prestazione non è disponibile ovvero che è disponibile oltre i termini indicati dal PNGLA.
    2 – Il CUP non provvederà, in caso di sforamento dei termini, a prenotarti presso una struttura convenzionata o verso un intramoenia non a pagamento e, se provi a chiederlo, ti dirà che non sa nulla o, nella migliore delle ipotesi, che non può farlo.
    3 – Non tutte le prestazioni ambulatoriali prevedono attività intramoenia.
    4 – Il PNGLA dice a cosa teoricamente avrebbe diritto il cittadino, ma SI GUARDA BENE DAL DIRE COME FAR VALERE TALE DIRITTO: deve incaricare un avvocato? Esempio personale: per prenotare una mammografia in una ASL di Roma, prima mi han detto che le liste erano “chiuse” (dimenticando che la legge vieta la chiusura delle liste con addebiti civili e penali per il DG), poi, dopo un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica, le liste si sono magicamente aperte, ma l’appuntamento è stato dato dopo oltre 9 mesi, ben oltre i 180 giorni previsti dal vecchio PNGLA.
    5 – E’ evidente a tutti che il personale del SSN, come sempre nel pubblico, è altamente inefficiente e tale inefficienza è maggiore man mano che si scende verso il centro ed il sud della penisola (dove, guarda caso, è maggiore la presenza di strutture sanitarie private, convenzionate o no, e dove le liste d’attesa sono più lunghe): ridurre o azzerare tale inefficienza porterebbe alla drastica riduzione, se non alla scomparsa, delle liste d’attesa. Il lavoratore italiano, purtroppo, lavora solo se controllato e punito: controlli e punizioni esistenti nel privato ma totalmente assenti nel pubblico. Faccio anche presente che oggi un macchinario medico, come accade per i cellulari o per i computer, quando viene installato è già vecchio e la sua obsolescenza è continua e rapida indipendentemente dall’intensità dell’uso: perchè in molte realtà del nord (Verona, Padova) e in molti centri privati gli apparecchi vengono fatti lavorare h24, mentre al centro-sud h6 o, quando va bene, h8? Anche questo è uno spreco di risorse e un doppio danno per il cittadino.

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