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Busta paga senza tasse: chi ne ha diritto?

27 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Febbraio 2019



In quali casi al lavoratore dipendente non sono applicate le ritenute fiscali nella paga mensile: lavoratori domestici, forfettari.

Lo stipendio netto in busta paga, per la maggior parte dei lavoratori, risulta notevolmente inferiore alla retribuzione lorda: su questa cifra, difatti, il datore di lavoro trattiene non solo i contributi previdenziali a carico del lavoratore, ma anche le imposte a suo carico (Irpef, imposta sul reddito delle persone fisiche, e addizionali).

Chi ha un lordo di 1500, difatti, solitamente si ritrova con un netto in busta pari a 1200 euro, chi prende 2mila euro lordi si ritrova con 1500 euro in tasca, a chi prende 2500 euro restano soltanto 1700 euro “puliti” (ne abbiamo parlato in: Busta paga, dal lordo al netto). La situazione peggiora, poi, per chi si ritrova con la busta paga gravata da ulteriori imposte (ad esempio l’Irpef a debito risultante dalla dichiarazione 730), da contributi previdenziali aggiuntivi (fondi sanitari, previdenza complementare…), o da ulteriori oneri, come la cessione del quinto o il pignoramento dello stipendio.

Tuttavia, ci sono diversi lavoratori dipendenti che non subiscono ritenute fiscali in busta paga: si tratta di coloro che, avendo uno stipendio particolarmente basso, beneficiano di detrazioni fiscali che superano l’Irpef lorda da pagare, quindi non si ritrovano con Irpef a debito da trattenere nel cedolino paga, e non sono tenuti al versamento dell’addizionale regionale e comunale (per queste due imposte, tuttavia, il dovuto cambia a seconda della residenza del lavoratore).

Ci sono poi i lavoratori domestici ed i dipendenti dei datori di lavoro che hanno scelto il nuovo regime forfettario: in questi casi, il datore di lavoro non è un sostituto d’imposta, quindi non deve applicare ritenute fiscali sulla paga mensile. Attenzione, però, non subire trattenute in busta paga non significa che non si devono pagare le tasse: il dipendente, se il datore di lavoro non è sostituto d’imposta, dovrà calcolare le tasse da pagare presentando la dichiarazione dei redditi, e versarle tramite modello F24.

Ma procediamo per ordine, e facciamo il punto sulla Busta paga senza tasse: chi ne ha diritto, quali sono gli adempimenti che devono effettuare datore di lavoro e dipendente.

Busta paga senza tasse per chi ha lo stipendio basso

Innanzitutto, non subisce trattenute fiscali in busta paga chi ha un reddito di lavoro dipendente molto basso, al di sotto di 8mila euro annui: in questi casi, difatti, si applica una detrazione fiscale (un importo che diminuisce l’Irpef lorda) che supera l’imposta dovuta, quindi non sorge alcun debito d’imposta per il lavoratore.

Bisogna comunque tener presente che non tutti coloro che hanno uno stipendio sotto gli 8mila euro annui sono esonerati dal pagamento delle tasse:

  • in primo luogo, perché le addizionali potrebbero risultare comunque dovute;
  • il lavoratore, poi, potrebbe essere titolare di altri redditi imponibili fiscalmente: in questo caso, dovrà pagare le tasse, al più tardi, in sede di dichiarazione dei redditi;
  • la detrazione per redditi di lavoro dipendente, poi, deve essere rapportata ai giorni di lavoro nell’anno (spetta comunque una detrazione minima annua di 690 euro per i contratti a tempo indeterminato e di 1380 euro per i contratti a termine).

Busta paga senza tasse per chi ha un datore di lavoro forfettario

Il dipendente che ha un datore di lavoro aderente al regime forfettario può non subire le ritenute fiscali in busta paga.

Se il datore di lavoro, difatti, adotta questo regime agevolato (come modificato dalla Legge di Bilancio

2019), ha la possibilità di assumere dipendenti, senza limiti di spesa, ed è esonerato dall’obbligo di rivestire (pur avendone la facoltà) la qualifica di sostituto d’imposta [1].

In altre parole, il datore di lavoro forfettario non è tenuto ad operare ed a versare le ritenute d’acconto, comprese quelle dovute sulle retribuzioni corrisposte ai lavoratori subordinati.

Ai dipendenti di aziende e professionisti forfettari viene dunque corrisposto lo stipendio:

  • al netto dei contributi previdenziali;
  • ma al lordo delle ritenute fiscali, cioè delle tasse.

Il datore di lavoro forfettario ha la possibilità, comunque, di rivestire la qualifica di sostituto d’imposta, quindi di operare le ritenute fiscali: in questo caso, considerando che il comportamento andrebbe estero a tutti i rapporti intrattenuti dal contribuente (anche con professionisti o collaboratori occasionali), correrebbe però il rischio che il comportamento sia interpretato dall’Agenzia come applicazione del regime ordinario e non del regime agevolato (sul punto si attendono dei chiarimenti ufficiali).

Datore di lavoro che non fa le trattenute fiscali: adempimenti

Il datore di lavoro forfettario che non effettua le trattenute fiscali in busta paga:

  • deve compilare il Lul, il Libro unico del lavoro, con tutti i dati obbligatori, ma senza l’applicazione di alcuna ritenuta né a titolo di Irpef, né per le addizionali;
  • deve calcolare e applicare, in ogni caso, le ritenute a fini previdenziali ed assistenziali, e presentare ogni mese la denuncia contributiva all’Inps;
  • deve inviare comunque la certificazione unica Cu entro il 7 marzo, ma senza l’indicazione delle ritenute fiscali, essendo tenuto a compilare unicamente la sezione relativa ai dati previdenziali e assistenziali;
  • deve rilasciare al lavoratore la certificazione con le ritenute previdenziali operate e le somme corrisposte nell’anno;
  • non deve inviare il modello 770.

Lavoratore che non ha tasse in busta paga: adempimenti

Il lavoratore che, nell’anno, non ha subito ritenute fiscali in busta paga:

  • deve determinare le tasse da pagare in sede di dichiarazione dei redditi;
  • deve pagare le tasse eventualmente dovute con modello F24.

Datore di lavoro domestico: adempimenti

Anche i lavoratori domestici non subiscono ritenute in busta paga, considerando che il datore di lavoro non è un sostituto d’imposta. Questi, difatti, deve trattenere al collaboratore domestico (colf, badanti…) solo i contributi previdenziali a suo carico (per conoscerli, vedi: Calcolo contributi colf), non le tasse.

Deve poi dare al lavoratore, almeno 30 giorni prima della scadenza dei termini di presentazione della dichiarazione dei redditi o in caso di cessazione del rapporto di lavoro, una sorta di certificazione unica, o meglio un documento che attesti:

  • i dati anagrafici del lavoratore e del datore di lavoro, comprensivi di codice fiscale;
  • l’anno di riferimento, cioè l’anno in cui sono stati prodotti i redditi;
  • il totale delle somme lorde erogate nel periodo di riferimento: retribuzione, tredicesima, eventuali anticipi o liquidazioni del Tfr;
  • gli importi trattenuti al lavoratore per versamenti Inps e Cassacolf;
  • il valore del vitto e alloggio usufruito se il lavoratore è convivente.

note

[1] Art. 1, Co. 69, L. 190/2014


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