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I diritti di chi ha un tumore all’utero

27 Febbraio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Febbraio 2019



Cause, sintomi e cure di questo tipo di cancro. Quando si possono prendere permessi, assegno di invalidità, pensione di inabilità o accompagnamento.

Non solo tumore al seno. Tra i 6 tipi di cancro che colpiscono maggiormente le donne, c’è quello che colpisce l’utero, cioè l’organo situato nella zona pelvica che fa parte dell’apparato riproduttore femminile. In Italia ci sono ogni anno quasi 8.000 nuovi casi, soprattutto (ma non solo) tra le ultrasessantenni.

Scoprire di avere una patologia oncologica rappresenta sempre un trauma perché, nonostante i progressi della medicina, la parola «cancro» fa ancora molta paura. Lo Stato viene incontro ai malati di tumore con delle prestazioni che variano a seconda dello stadio di gravità. Da qui vengono definiti i diritti di chi ha un tumore all’utero, che poi sono praticamente gli stessi di chi è stato colpito dal cancro in qualsiasi altra parte del corpo.

La normativa contempla tre percentuali di invalidità civile per i casi di tumore: l’11%, il 70% ed il 100%. Ciascuna di queste percentuali equivale ad uno stadio di gravità della malattia e, pertanto, comporta delle tutele diverse.

Tra i diritti di chi ha un tumore all’utero ci sono anche quelli relativi ai permessi lavorativi per sottoporsi alle dovute cure. Assenze che possono interessare, entro certi termini che vedremo più avanti, anche i familiari dei pazienti.

Tumore all’utero: che cos’è?

Il tumore all’utero si manifesta nelle cellule di questo organo femminile quando, per un’alterazione nel loro processo di rigenerazione, le cellule vecchie o danneggiate non vengono distrutte, si accumulano e formano una massa di tessuto chiamata, appunto tumore.

Questo accumulo può dare origine ad un tumore benigno che, quindi, non rappresenta un grave pericolo per la salute, oppure ad un tumore maligno, pertanto canceroso, che può essere molto pericoloso. È operabile, ma ci sono sempre le minacce della recidiva e della diffusione ad altre parti del corpo.

Il cancro all’utero presenta diversi stadi:

  • lo stadio 0: le cellule tumorali vengono riscontrate solo sulla superficie della parete più interna;
  • lo stadio 1: il cancro invade la parete interna dell’utero e arriva all’endometrio ed, in certi casi, ai miometrio;
  • lo stadio 2: il tumore arriva al collo dell’utero;
  • lo stadio 3: il cancro invade i tessuti vicini all’utero, come la vagina o un linfonodo;
  • lo stadio 4: il tumore invade la vescica o l’intestino oppure arriva ad altre parti più lontane come le ossa, il fegato o i polmoni.

Tumore all’utero: le cause

Che cosa può provocare un tumore all’utero? Alcune delle cause sono difficili da prevenire mentre altre, secondo gli esperti, dipendono dallo stile di vita della persona.

I principali fattori a rischio sono:

  • l’obesità;
  • le gravidanze e la fertilità (ad esempio non avere mai avuto un figlio o l’arrivo della prima mestruazione in ragazzine con meno di 12 anni);
  • la crescita smisurata dell’endometrio, cioè nella parete dell’utero. L’iperplasia, vale a dire l’eccesso di cellule più frequente dopo i 40 anni, può dare origine ad un cancro;
  • la menopausa dopo i 55 anni;
  • l’assunzione di tamoxifene per prevenire o per trattare il tumore al seno;
  • l’assunzione di estrogeni per trattare la menopausa;
  • il diabete;
  • la radioterapia nella zona pelvica;
  • il fattore genetico: chi ha avuto la madre o qualche sorella affetta da tumore all’utero ha maggiori probabilità di riscontrare questa patologia.

Ad ogni modo, non è detto che chi presenta questi fattori a rischio si ammali per forza di tumore all’utero, come non è detto che la malattia venga diagnosticata in loro assenza.

Tumore all’utero: i sintomi

Normalmente, il tipico campanello d’allarme che può far pensare ad un tumore all’utero è il sanguinamento vaginale anomalo. Diventa tale soprattutto dopo la menopausa. Inoltre, si possono segnalare questi altri sintomi:

  • il dolore o la difficoltà ad urinare;
  • il dolore nella zona pelvica;
  • il dolore durante i rapporti sessuali.

Se avverti uno di questi sintomi, anche se non è detto che corrispondano ad un tumore dell’utero, conviene che ti rivolgi ad un medico.

Tumore all’utero: come si cura?

Quando viene diagnosticato un tumore all’utero tramite una visita ginecologica, un’ecografia o una biopsia, il medico decide di adottare diversi tipi di terapia. Nello specifico:

  • un intervento chirurgico per l’asportazione della massa tumorale;
  • uno o più cicli di radioterapia;
  • uno o più cicli di chemioterapia.

Scegliere una o l’altra (oppure combinarle tra di loro) dipende dallo stadio in cui si presenta la malattia, cioè se ha invaso la parete dell’utero oppure se si è estesa ai tessuti vicini all’utero o ad altre parti del corpo. Ma anche dall’età e dallo stato di salute della donna.

Tumore all’utero: i permessi lavorativi

I diritti di chi ha un tumore all’utero prevedono, tra le altre cose, la possibilità di chiedere un congedo retribuito di 30 giorni all’anno per effettuare le opportune terapie [1]. In altre parole, hai la possibilità di assentarti dal posto di lavoro se la tua patologia prevede dei cicli di cure e se ti è stata riconosciuta un’invalidità civile superiore al 50%.

Il congedo può essere fruito anche in modo frazionato, prendendo delle giornate che si aggiungono al periodo di comporto, cioè a quello in cui hai diritto alla malattia senza poter essere licenziato.

Per beneficiare del congedo, devi presentare la domanda al tuo datore di lavoro allegando la richiesta di un medico del Servizio sanitario nazionale che certifichi il bisogno di sottoporti alle cure previste per la tua patologia ed il tuo grado di invalidità. Finita la terapia, dovrai documentarla all’azienda.

I permessi lavorativi interessano anche i familiari di chi ha un tumore all’utero. In particolare, è possibile fruire di un congedo straordinario retribuito di 2 anni [2] che si può prendere in modo continuativo o frazionato. Può essere richiesto dal coniuge convivente del malato portatore di handicap grave ma anche – e solo in determinate situazioni – da altri parenti come genitori, fratelli o sorelle o figli conviventi.

Anche in questo caso bisogna presentare domanda al proprio datore di lavoro, il quale è obbligato a dare il proprio benestare entro 60 giorni dalla data in cui è stata avanzata la richiesta. Tuttavia, può succedere che il congedo venga rifiutato se il malato si trova ricoverato a tempo pieno, a meno che non sia richiesta la presenza continuativa del lavoratore.

Infine, il congedo non retribuito di 2 anni per gravi e documentati motivi familiari. Il lavoratore mantiene il posto ma non percepisce lo stipendio e non può recarsi in ufficio. Come negli altri casi, occorre presentare domanda al datore di lavoro documentando i motivi della richiesta.

Tumore all’utero: l’invalidità

Come tutte le malattie oncologiche, anche il tumore all’utero prevede l’invalidità civile a seconda dello stadio della patologia. Le percentuali riconosciute sono tre:

  • l’11% quando la prognosi è favorevole con modesta compromissione funzionale;
  • il 70% quando la prognosi è favorevole ma c’è grave compromissione funzionale;
  • il 100% quando la prognosi non è del tutto favorevole nonostante l’asportazione del tumore.

La domanda per ottenere l’invalidità civile in caso di tumore all’utero va presentata all’Inps soltanto per via telematica, accedendo al sito con il proprio codice Pin fornito dall’Inps, con lo Spid (il Sistema di identità digitale) o con la Carta nazionale dei servizi.

A che cosa danno diritto queste percentuali? Con l’11% di invalidità civile, non ci sono delle prestazioni previste, poiché l’invalidità vera e propria scatta quando la riduzione della capacità lavorativa arriva almeno ad 1/3, cioè al 34%.

Con il 70% di invalidità, invece, si ha diritto a:

  • l’esenzione dal ticket sanitario per visite ed esami specialistici e per i farmaci (in quest’ultimo caso solo se la Regione di appartenenza lo consente);
  • l’assegno di invalidità erogato per 13 mesi, attualmente pari a 265,66 euro al mese se il reddito personale annuo non supera i 4.906,72 euro.

Con il 100% di invalidità, si ha diritto a:

  • l’esenzione dal ticket sanitario (per i farmaci sempre a seconda della Regione di residenza);
  • la pensione di inabilità erogata per 13 mensilità, attualmente pari a 285,66 euro al mese se il reddito personale annuo non supera i 16.814,34 euro.

Sia la pensione di inabilità sia l’assegno di invalidità vengono erogati dal mese successivo a quello in cui è stata presentata la domanda all’Inps. Il primo mese vengono pagati in un’unica soluzione gli arretrati con gli interessi.

Tumore all’utero: l’indennità di accompagnamento

Se la persona che ha un tumore all’utero, oltre ad avere un’invalidità al 100%, non è più in grado di deambulare autonomamente o di compiere da solo gli atti quotidiani della vita (lavarsi, vestirsi, mangiare, ecc.) ha diritto all’indennità di accompagnamento.

La domanda va presentata sempre all’Inps esclusivamente per via telematica.

Attualmente l’importo dell’assegno è di 517,84 euro per 12 mensilità. L’indennità viene sospesa in caso di ricovero della paziente in un istituto la cui retta viene pagata dallo Stato. In tal caso, è necessario informare l’Inps.

Entro il 31 marzo di ogni anno, il beneficiario o chi lo assiste (coniuge o familiare entro il terzo grado) deve dichiarare sotto la propria responsabilità di non essere ricoverato in alcun istituto a titolo gratuito.

note

[1] Art. 7 Dlgs. n. 119/2011.

[2] Legge 388/2000.

Immagine: Grafico con dettaglio di un tumore all’utero, autore LightField Studios.


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