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Cos’è la web tax: ecco le novità

21 Dicembre 2017 | Autore:
Cos’è la web tax: ecco le novità

Passa dal 6% al 3% l’imposta sulle transazioni digitali delle grandi aziende, ma non riguarderà l’e-commerce

Con il passaggio alla Camera la web tax si arricchisce di modifiche e novità. La nuova versione della web tax non si applicherà all’e-commerce e alle cessioni di beni, come inizialmente paventato e come si può leggere qui: Web tax aziende: proroga al 2019, ma sarà dovuta per le sole cessioni di servizi. Si applicherà per le attività completamente dematerializzate e, a partire dal 1 gennaio 2019, dovranno pagarla sia le imprese residenti o con stabile organizzazione in Italia, sia le imprese non residenti.

Web tax: ambito oggettivo e soggettivo

Come anticipato, l’ambito di applicazione della web tax comprende i servizi prestati attraverso mezzi elettronici forniti tramite Internet o rete elettronica. Per individuare nel dettaglio le prestazioni di servizi alle quali sarà applicata la web tax sarà necessario attendere la pubblicazione, entro il 30 aprile 2018, di un decreto attuativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Rispetto alla prima formulazione si riduce, dunque, la base imponibile e l’aliquota, dal 6% sarà ridotta al 3%. Circa le modalità del prelievo, la digital tax non avrà sostituti d’imposta, ma sarà applicata come ritenuta alla fonte sulle transazioni.

Sotto il profilo soggettivo, la nuova imposta riguarderà solo i soggetti che effettuano oltre 3mila transazioni di servizi in un anno solare. Dalla nuova tassa che sarà operativa dal 1 gennaio 2019, infatti, risultano di fatto esentati i soggetti che non superano il numero annuo di 3mila transazioni digitali. Rispetto alla manovra approvata al Senato, nella nuova versione della web tax salta il meccanismo del credito d’imposta previsto per le imprese italiane e le norme che affidavano alle banche il ruolo di sostituto d’imposta per il pagamento della tassa. Scompare, altresì, l’obbligo di effettuare le comunicazioni all’Agenzia delle Entrate.

Rimane fermo, però, che l’entrata in vigore della web tax dovrà essere accompagnata dall’emanazione di tre provvedimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate e dovrà essere stabilito in maniera chiara l’ambito soggettivo e oggettivo di applicazione dell’imposta.

Web tax: gli esclusi

La nuova formulazione della web tax, prevedendo la soglia delle 3mila transazioni di servizi l’anno, esclude dall’applicazione dell’imposta sulle transazioni digitali le imprese agricole, i soggetti che hanno aderito al regime forfettario e a quello di vantaggio per i contribuenti di minori dimensioni. Restano dunque, escluse le piccole imprese e le start up.

Ma cosa si intende con l’espressione web tax? Come funziona la web tax nei Paesi dove è già applicata?

Cos’è la web tax?

La web tax, ossia l’imposta sulle transazioni online, è la tassa sui guadagni delle grandi aziende – cosiddette over the top – che operano nel web (dall’e-commerce alla pubblicità online) come Google, Amazon o Facebook. A livello internazionale non esiste ancora una disciplina uniforme. Vi sono state diverse proposte di intervento per definire una tassazione omogenea dell’economia digitale, ma sul piano operativo i singoli paesi hanno adottato discipline distinte. In Italia, prima della discussione attuale, il primo tentativo di tassare i prodotti digitali è stato fatto con la legge di stabilità 2014. Tuttavia la misura prevista non è mai entrata in vigore perché prima sospesa con un decreto e poi definitivamente abrogata.

 



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