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Trattamento illecito dati personali: ultime sentenze

15 Marzo 2019


Trattamento illecito dati personali: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 15 Marzo 2019



Nocumento per la persona offesa, trattamento illecito di dati personali e risarcimento del danno non patrimoniale; accesso abusivo al sistema informatico; illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi.

Trattamento illecito di dati personali: quando non sussiste?

In tema di trattamento illecito dei dati personali, non sussiste il reato di cui all’art. 167 d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, quando il dato in questione è divenuto di dominio pubblico per condotta dello stesso interessato. (Fattispecie in cui la S.C. ha escluso la sussistenza del reato in una ipotesi di chiamate ai fini pubblicitari, allorchè la stessa parte lesa aveva chiesto la registrazione del proprio numero nel registro pubblico delle opposizioni istituito con provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali).

Cassazione penale sez. III, 30/03/2017, n.38226

Trattamento illecito di dati personali: informazioni sulla vita sessuale 

Nel reato di trattamento illecito di dati personali previsto dall’art. 167 del D.Lgs. n. 196 del 2003 il nocumento è costituito dal pregiudizio, anche di natura non patrimoniale subito dalla persona cui si riferiscono i dati quale conseguenza dell’illecito trattamento. (Nella specie, la Suprema Corte ha ritenuto “nocumento” la propalazione da parte dell’indagato di informazioni relative alla vita sessuale della persona offesa alla sua nuova compagna).

Cassazione penale sez. III, 07/02/2017, n.29549

Danni da illecito trattamento di dati personali

L’illecito trattamento di dati personali può ritenersi dannoso nel momento in cui provoca la lesione concreta del bene protetto, in relazione al soggetto che per tale lesione chiede tutela; la lesione può ritenersi consumata nel luogo e nel momento in cui il soggetto leso abbia preso consapevolezza della reperibilità e della presenza dei risultati informativi attraverso una interrogazione sul motore di ricerca effettuata con il mero inserimento del suo nome e cognome.

Tribunale Milano sez. I, 04/01/2017, n.12623

Nomi dei clienti di studio legale e relative pratiche: sono dati personali?

Ai fini della configurabilità del reato di illecito trattamento di dati personali (art. 167 D.Lgs. n. 196 del 2003), costituiscono dati personali, ex art. 4, comma primo, lett. b) D.Lgs. n. 196 del 2003 – in quanto tali oggetto di trattamento solo con il consenso espresso dell’interessato, ex art. 23, comma primo, D.Lgs. n. 196 del 2003 – i nominativi dei clienti di uno studio legale e i documenti delle pratiche che li riguardano.

Cassazione penale sez. V, 05/12/2016, n.11994

Risarcimento del danno non patrimoniale 

In caso di trattamento illecito di dati personali, il risarcimento del danno non patrimoniale non si sottrae ad un accertamento da parte del giudice – da compiersi con riferimento alla concretezza della vicenda sottoposta alla sua cognizione e non sindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato – destinato ad investire i profili della “gravità della lesione” inferta e della “serietà del danno” da essa derivante.

Tribunale Bari sez. V, 03/11/2016, n.5368

Illecito trattamento dei dati personali effettuato da persone fisiche

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 167 D.Lgs. n. 196 del 2003, costituiscono illecito trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche, sia la condotta di utilizzazione di dati che fuoriesca dalla sfera personale e domestica dell’agente e che in quanto tale non può essere ritenuta riconducibile a “fini esclusivamente personali”, sia la condotta che, pur realizzata per fini esclusivamente personali, consista nella diffusione dei dati, ancorchè in forma non sistematica. (In motivazione, la S.C. ha precisato che la “sistematicità” costituisce, ai sensi dell’art. 5, comma terzo, del decreto citato, un requisito della comunicazione e non anche della diffusione che, in quanto modalità estesa di propagazione del dato, realizza sempre un “vulnus” alle esigenze di protezione del dato personale).

Cassazione penale sez. III, 19/10/2016, n.6587

Nocumento per la persona offesa

In materia di trattamento illecito di dati personali, il presupposto per la punibilità del reato previsto dall’art. 167 d.lg. n. 196 del 2003 è l’esistenza di un nocumento per la persona offesa, che costituisce elemento essenziale per la configurazione del reato, ovvero una condizione obiettiva di punibilità. Il reato è pertanto inquadrabile nella categoria dei reati di danno e non di mero pericolo.

Il concetto di nocumento alla persona deve ritenersi, poi, ben più ampio di quello di danno comprendendo, qualsiasi effetto pregiudizievole che possa conseguire alla arbitraria condotta invasiva altrui. Non sono punibili, invece, le condotte che non abbiano determinato alcuna conseguenza.

(Nel caso di specie, il tribunale ha assolto, per assenza di nocumento per la persona offesa, due soci di un’associazione che, senza autorizzazione, avevano pubblicato l’immagine di un altro socio all’interno dell’opuscolo della medesima associazione).

Tribunale Bari sez. II, 03/03/2016, n.327

Competenza del trattamento illecito dei dati personali: a chi spetta?

La competenza del foro del consumatore sussiste anche con riguardo a controversie aventi ad oggetto il risarcimento di danni da trattamento illecito di dati personali acquisiti dal professionista nell’ambito di un contratto di consumo (finanziamento), prevalendo la norma speciale di cui all’art. 33 d.lg. n. 206 del 2005 su quella di cui all’art. 152 d.lg. n. 196 del 2003 (codice privacy).

Cassazione civile sez. VI, 10/02/2016, n.2687

Tutela dei dati nominativi elettronicamente elaborati

In tema di trattamento illecito di dati personali, il concetto di nocumento cui fa riferimento l’art. 167, d.lg. n. 196/2003 ricomprende tutte quelle forme di fastidio e turbamento subito dalla persona offesa, senza che sia necessario dimostrare una vera e propria lesione di un diritto autonomo e diverso rispetto al diritto di controllare l’uso che si fa dei propri dati personali. (Nella specie, l’imputato è stato condannato per aver pubblicato, senza il preventivo consenso degli aventi diritto, un necrologio su un sito internet dallo stesso gestito).

Tribunale Perugia, 26/06/2015, n.1100

Segnalazione alla Centrale dei rischi 

In caso di illecito trattamento dei dati personali, nella fattispecie per illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi, la Cassazione ha ricordato che il pregiudizio non patrimoniale non può mai essere “in re ipsa”, ma deve essere allegato e provato da parte dell’attore, a pena di uno snaturamento delle funzioni della responsabilità aquiliana.

La posizione attorea è tuttavia agevolata dall’onere della prova più favorevole, come descritto all’art. 2050 c.c., rispetto alla regola generale del danno aquiliano, nonché dalla possibilità di dimostrare il danno anche solo tramite presunzioni semplici e dal risarcimento secondo equità.

La tendenza al rifiuto dei danni “in re ipsa” è dunque costante, nonostante la celebre ma isolata “sentenza Scarano” che ha dipinto uno scenario diverso, accostando il danno tanatologico – in caso di morte immediata – al danno-evento: sul punto, potrà far luce il responso delle Sezioni Unite.

Cassazione civile sez. III, 05/03/2015, n.4443

note

Autore immagine: trattamento dati personali di Photon photo


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