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Reato abuso edilizio: ultime sentenze

4 Marzo 2019


Reato abuso edilizio: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 4 Marzo 2019



Assenza del permesso di costruire e reato di abuso edilizio; responsabilità del direttore dei lavori; non si configura l’esimente dello stato di necessità.

Concessione edilizia e permesso di costruire: sanatoria

In caso di intervento edilizio, eseguito dal proprietario, in assenza del relativo permesso di costruire ai sensi dell’art. 44 d.p.r. n 380/2001, il provvedimento di concessione in sanatoria ai sensi dell’art 36 co.2, eliminando l’antigiuridicità dell’abuso, estingue il suddetto reato urbanistico con conseguente dichiarazione di improcedibilità da parte del giudice. L’ottenimento della anzidetta sanatoria opera nel caso in cui l’opera risulti conforme alla disciplina urbanistica vigente sia al momento di realizzazione che a quello della presentazione della domanda, previo pagamento del contributo di costruzione, in misura doppia, a titolo di oblazione.

Tribunale Napoli sez. I, 12/10/2018, n.11512

Reato di abuso edilizio per sopraelevazione di fabbricato preesistente e prova della responsabilità del proprietario

Integra il reato di abuso edilizio l’esecuzione di un intervento di ampliamento in sopraelevazione di un fabbricato preesistente che non è possibile ricondurre ad interventi di manutenzione straordinaria. Nel reato in esame, il concorso nelle condotte contestate richiede la prova dell’interesse diretto del proprietario alla edificazione abusiva o il suo consenso alla commissione dell’abuso, dovendosi escludere il concorso con il committente solo laddove si dimostri che egli non sia stato nelle condizioni di impedirne l’esecuzione. La responsabilità del proprietario può dedursi, infatti, da indizi quali la piena disponibilità della superficie edificata, l’interesse alla trasformazione del territorio, i rapporti di parentela o affinità con l’esecutore del manufatto, la presenza e vigilanza durante lo svolgimento dei lavori, il deposito di provvedimenti abilitativi anche in sanatoria, nonché tutti quei comportamenti positivi o negativi da cui possano trarsi elementi integrativi della colpa e prove circa la compartecipazione anche morale alla realizzazione del fabbricato.

Tribunale Napoli sez. I, 04/10/2018, n.9980

Abuso edilizio: la compartecipazione di un coniuge nel reato commesso dall’altro non può desumersi dalla mera qualità di comproprietario

In materia di abuso edilizio nel rapporto di coniugio, la compartecipazione di un coniuge nel reato materialmente commesso dall’altro non può desumersi dalla mera qualità di comproprietario, ma può essere rilevata sulla base di oggettivi elementi di valutazione.

Cassazione penale sez. III, 18/09/2018, n.51489

La sanatoria delle opere abusive non può trovare applicazione in relazione alla lottizzazione abusiva

La sanatoria delle opere abusive (di cui alla l. 28 febbraio 1985 n. 47) non può trovare applicazione in relazione alla lottizzazione abusiva. L’eventuale oblazione versata al Comune non estingue il relativo reato – come si ricava dall’art. 19 della medesima legge che, in caso di condanna, obbliga il giudice a disporre la confisca dei terreni e dell’opera abusivamente costruita, con conseguente acquisizione al patrimonio del Comune – con la conseguenza che la sanatoria delle violazioni edilizie, conseguita mediante condono edilizio, non è applicabile alla lottizzazione negoziale e la confisca dei terreni abusivamente lottizzati, e delle opere abusivamente realizzate, è legittima, in quanto obbligatoria ai sensi della l. n. 47/1985, art. 19,anche quando risulti concessa una sanatoria delle opere edilizie citate. La ratio dell’esclusione della fattispecie abusiva da qualsivoglia provvedimento clemenziale è da ravvisare nella constatazione che tale fattispecie è distinta da quella delle singole costruzioni prive di titolo abilitativo, e non può essere applicata alla prima la disciplina sul condono edilizio e non possono essere sanate le seconde, quando realizzate nell’ambito di una lottizzazione abusiva, se non previa valutazione globale dell’attività lottizzatoria secondo lo speciale meccanismo di cui agli artt. 29 e 35, comma 13, l. n. 47/1985, cioè previa adozione di una variante dello strumento urbanistico; così come, in ragione della differenza fra le due fattispecie, non è prevista per la prima la possibilità del ripristino da parte del privato come, invece, espressamente consentito al responsabile del singolo abuso ai sensi dell’art. 31, comma 3, d.P.R. n. 380/2001.

Tar Napoli, (Campania) sez. III, 10/09/2018, n.5433

Reati edilizi e responsabilità del direttore dei lavori

Per il reato di cui all’art. 44, comma 1, lett. b), d.P.R. n. 380/2001 e s.m.i., è configurabile la responsabilità del direttore dei lavori, poiché esiste in capo al medesimo un effettivo e concreto obbligo di vigilanza anche nel corso dell’esecuzione dei lavori. Tuttavia, in conformità al disposto dell’art. 29, d.P.R. n. 380/2001, il direttore non è responsabile ove abbia contestato agli altri soggetti la violazione delle prescrizioni del permesso di costruire, con esclusione delle varianti in corso d’opera, fornendo al dirigente o responsabile del competente ufficio comunale contemporanea e motivata comunicazione della violazione stessa.

Cassazione penale sez. III, 08/06/2018, n.33387

L’assoluzione del concorrente intraneo nel reato proprio non esclude la responsabilità del concorrente estraneo

In tema di concorso di persone nel reato, l’assoluzione per difetto dell’elemento soggettivo in capo al concorrente “intraneo” nel reato proprio non esclude di per sé la responsabilità del concorrente “estraneo”, che resta punibile nei casi di autoria mediata di cui all’art. 48 cod. pen. e in tutti gli altri casi in cui la carenza dell’elemento soggettivo riguardi solo il concorrente “intraneo” e non sia quindi estensibile. (Nella specie la Corte ha ritenuto corretta la sentenza di merito che aveva riconosciuto la responsabilità per il reato di cui all’art. 44 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, del geometra che aveva redatto i disegni di un progetto di ristrutturazione edilizia, presentando scientemente una DIA anzichè di domanda di concessione edilizia, concorrendo così alla realizzazione di un abuso edilizio in area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale, per quanto l’art. 29 dello stesso d.P.R. preveda come autori del reato soltanto il titolare del permesso di costruire, il committente, il costruttore ed il direttore dei lavori).

Cassazione penale sez. IV, 20/04/2018, n.36730

La presenza di più reati uniti dal vincolo della continuazione preclude l’applicazione della particolare tenuità del fatto

La causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto di cui all’art. 131-bis cod. pen. non può essere dichiarata in presenza di più reati legati dal vincolo della continuazione, in quanto anche il reato continuato configura un’ipotesi di “comportamento abituale”, ostativa al riconoscimento del beneficio. (Fattispecie in tema di abuso edilizio, in cui la S.C. ha escluso l’occasionalità dell’azione illecita sulla base della continuazione diacronica tra i singoli reati, posti in essere in momenti distinti, e della pluralità delle disposizioni di legge violate).

Cassazione penale sez. III, 29/03/2018, n.19159

Abuso edilizio in zona di particolare interesse paesaggistico e riqualificazione del fatto da parte del giudice

In tema di abuso edilizio perpetrato in zona di particolare interesse paesaggistico, in considerazione della dichiarazione di incostituzionalità operata dalla Corte Costituzionale del comma 1 bis dell’art. 181 d.lg. 42 del 2004, il giudice può riqualificare il reato in quello previsto al comma 1 del medesimo articolo. (Nel caso di specie il giudice, previa riqualificazione del fatto nel comma 1 dell’art. 181 d.lg. 42 del 2004, lo dichiarava estinto per prescrizione essendo trascorsi.

Tribunale Napoli sez. I, 15/01/2018, n.11770

Autorizzazione edilizia provvisoria: sussiste il reato di esecuzione di lavori in assenza di permesso di costruire

Sussiste il reato d’esecuzione di lavori in assenza di permesso di costruire, anche nel caso in cui gli stessi siano stati assentiti da un’autorizzazione edilizia provvisoria o “in precario”, poiché tale autorizzazione non soltanto è “extra legem”, in quanto non prevista, ma è anche illegittima giovando a tollerare una situazione d’evidente abuso edilizio. (Fattispecie in cui la realizzazione di una serra poggiata su una piattaforma di calcestruzzo era stata autorizzata per un anno ed il manufatto non rimosso alla scadenza e mantenuto per oltre dieci anni).

Cassazione penale sez. III, 09/01/2018, n.9876

Sequestro preventivo disposto per abuso edilizio: il bene va restituito solo se non sussistono più esigenze cautelari

Nell’ipotesi di sequestro preventivo del bene oggetto di abuso edilizio per il quale sia stata pronunciata condanna non definitiva che non dispone la confisca, il bene va restituito all’avente diritto solo allorché siano venute meno le esigenze cautelari che hanno giustificato l’imposizione del vincolo, giacché la cessazione della permanenza del reato edilizio con la sentenza di primo grado non costituisce elemento di per sé idoneo a far ritenere cessate anche le esigenze cautelari.

Cassazione penale sez. III, 05/12/2017, n.6940

Reato di edificazione abusiva: non è configurabile l’esimente dello stato di necessità

In materia di abusivismo edilizio, non è configurabile l’esimente dello stato di necessità in quanto, pur essendo ipotizzabile un danno grave alla persona in cui rientri anche il danno al diritto all’abitazione, difetta in ogni caso il requisito dell’inevitabilità del pericolo. (In motivazione la Corte ha precisato che la realizzazione della costruzione abusiva non può essere giustificata dalla mera necessità di evitare un danno alle cose).

Cassazione penale sez. III, 24/11/2017, n.2280


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2 Commenti

  1. Buongiorno La legge per tutti. A proposito della prescrizione del reato di abuso edilizio avete da darmi riferimenti giurisprudenziali?

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