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Diritto di critica: ultime sentenze

24 Maggio 2021
Diritto di critica: ultime sentenze

Esimente esercizio del diritto di critica; limiti del diritto di critica del lavoratore nei confronti del datore di lavoro.

Diritto di critica e diritto di satira: differenze

Ancorché sia vero che il diritto di critica ed il diritto di cronaca siano entrambi espressione della libertà di pensiero e che la satira sia una manifestazione del diritto di critica, il diritto di satira si connota, rispetto alla critica, per alcune caratteristiche proprie, quali lo stile linguistico adoperato e lo scopo perseguito.

In particolare, mentre la critica si risolve nell’espressione di giudizi, opinioni, valutazioni, la satira costituisce una modalità corrosiva e spesso impietosa del diritto di critica, che si esprime mediante il paradosso e la metafora surreale ed è diretta ad uno scopo di denuncia sociale. Peraltro, proprio in ragione di tali peculiarità, la critica satirica è tipicamente riservata a canali a ciò destinati o a personaggi che sono dediti a tali forme di manifestazione del pensiero.

Tribunale Milano sez. I, 27/01/2021, n.550

Diritto di critica: in cosa consiste?

Sebbene l’esercizio del diritto di critica si espleti con l’espressione di un giudizio che come tale non può che essere soggettivo rispetto ai fatti stessi, è comunque necessario che anche il fatto oggetto di critica debba corrispondere a verità. Inoltre, anche la facoltà, rientrante nel diritto alla libera manifestazione del pensiero, di rappresentare in una luce negativa un personaggio, un’istituzione o un’associazione organizzata postula la correttezza formale e sostanziale delle espressioni adoperate, ossia una forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione, tale da escludere un deliberato intento denigratorio, la presentazione misurata della notizia, il non superamento dello scopo informativo e la non alterazione del significato dei fatti al fine di corroborare surrettiziamente le opinioni espresse.

Tribunale Roma sez. I, 30/11/2020, n.17027

Legittimità dell’esercizio del diritto di critica

I giudizi critici non possono essere suscettibili di valutazione che pretendano di ricondurli a verità oggettiva. L’esercizio del diritto di critica – nel suo aspetto puro, cioè disgiunto da ogni finalità informativa – comporta una valutazione da parte dell’interprete che può esprimersi in termini di condivisibilità o meno delle tesi affermate e non già sotto il profilo della verità delle medesime. Pur tuttavia, anche nell’esercizio del diritto di critica non piò prescindersi dalla verità, sia pure non assoluta, ma ragionevolmente putativa, perché frutto di un serio lavoro di ricerca delle fonti da cui proviene.

In estrema sintesi, perché possa ritenersi legittimo l’esercizio di critica è, comunque, condizionato alla sussistenza della rilevanza sociale dell’argomento, nonché all’osservanza del limite della continenza, che viene in considerazione non solo sotto l’aspetto della correttezza formale dell’esposizione ma anche sotto il profilo sostanziale consistente nel non eccedere i limiti di quanto strettamente necessari per il pubblico interesse; esso postula che il giudizio di disvalore incidente sull’onore e sulla reputazione sia espresso in forma civile e misurata, sicché deve essere accompagnato da congrua motivazione e non può mai trascendere in affermazioni ingiuriose e denigratorie o in attacchi puramente offensivi della persona presa di mira.

Corte appello Torino sez. III, 29/09/2020, n.958

Diritto di critica e diritto di cronaca

Il diritto di critica, anch’esso espressione della libertà di manifestazione del pensiero come il diritto di cronaca, consiste nell’espressione di giudizi, opinioni, valutazioni e come tale si fonda su una interpretazione necessariamente soggettiva di fatti e comportamenti. Risolvendosi quindi nel diritto di esprimere personali considerazioni, anche dissenzienti, il criterio di verità va riferito non tanto all’opinione espressa quanto ai fatti ed ai comportamenti attribuiti e quindi assunti quale presupposto per la loro valutazione in chiave critica.

Inoltre rispetto all’esercizio del diritto di cronaca è consentito l’uso di un linguaggio più pungente ed incisivo e il limite della continenza è attenuato per lasciare spazio all’interpretazione soggettiva dei fatti narrati e per svolgere le censure che si vogliono esprimere, anche se lesive della reputazione altrui, purché strumentalmente collegate alla manifestazione di un dissenso ragionato dall’opinione o dal comportamento preso di mira.

Tribunale Milano sez. I, 15/07/2020, n.4250

Esercizio del diritto di critica: presupposti

I presupposti per il legittimo esercizio del diritto di critica sono così tratteggiati: in tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione per notizie diffuse a mezzo stampa, presupposti per il legittimo esercizio del diritto di critica, allo stesso modo del diritto di cronaca, rispetto ai quale consente l’uso di un linguaggio più pungente ed incisivo, sono: a) l’interesse al racconto, ravvisabile quando anche non si tratti di interesse della generalità dei cittadini, ma di quello generale della categoria di soggetti ai quali, in particolare, si indirizza la pubblicazione di stampa; b) fa correttezza formale e sostanziale dell’esposizione dei fatti, nel che propriamente si sostanzia la cd. continenza, nel senso che l’informazione di stampa non deve trasmodare in argumenta ad hominem né assumere contenuto lesivo dell’immagine e del decoro; c) La corrispondenza tra la narrazione ed i fatti realmente accaduti, nel senso che deve essere assicurata l’oggettiva verità del racconto, la quale tollera, perciò, le inesattezze considerate irrilevanti se riferite a particolari di scarso rilievo e privi di valore informativo.

Tribunale Verona, 27/01/2020, n.859

Diritto di critica: limiti

Il diritto di critica, quale declinazione della libertà di manifestazione del pensiero, è da ritenersi un ineludibile presidio democratico, garanzia della genuinità di ogni forma dibattito pubblico, non solo politico, ed a prescindere dagli spazi in cui viene in concreto esercitato; l’argomentazione critica, il dissenso, la confutazione, incontrano tuttavia dei limiti che in linea generale non consentono di giustificare atteggiamenti di eccessiva violenza verbale o di istigazione alla brutalità fisica, e più in particolare sono dettati dallo specifico contesto personale ed ambientale entro il quale la comunicazione avviene.

Tribunale Roma, 09/08/2019, n.16263

Presupposti per il legittimo esercizio del diritto di critica

Con specifico riferimento al diritto di critica, i presupposti per il legittimo esercizio della scriminante di cui all’art. 51 c.p., con riferimento all’art. 21 Cost., sono: a) l’interesse al racconto, ravvisabile anche quando non si tratti di interesse della generalità dei cittadini ma di quello della categoria di soggetti ai quali, in particolare, si indirizza la comunicazione; b) la continenza ovvero la correttezza formale e sostanziale dell’esposizione dei fatti da intendersi nel senso che l’informazione non deve assumere contenuto lesivo dell’immagine e del decoro; c) la corrispondenza tra la narrazione ed i fatti realmente accaduti; d) l’esistenza concreta di un pubblico interesse alla divulgazione.

Tribunale Roma sez. I, 01/08/2019, n.15950

Fatti e comportamenti a cui la critica è riferita

Il diritto di critica non si concreta nella mera narrazione di fatti ma si esprime in un giudizio soggettivo rispetto agli stessi, che per definizione non può pretendersi rigorosamente obiettivo e asettico; ma è vero anche che per riconoscere efficacia esimente all’esercizio di tale diritto, occorre pur sempre che il fatto presupposto ed oggetto della critica corrisponda a verità. Con la conseguenza che i fatti e i comportamenti cui la critica è riferita non devono essere inventati o alterati nel loro nucleo essenziale o interpretati arbitrariamente in modo che l’opinione finisca per essere del tutto sganciata da quei fatti e comportamenti, così esorbitando da una critica legittima.

Tribunale Firenze, 15/05/2019, n.1502

Scriminante del diritto di critica

La sussistenza della scriminante del diritto di critica presuppone la manifestazione di espressioni oggettivamente lesive dell’altrui reputazione, essendo ben possibile utilizzare espressioni forti per dare maggiore vigore alla manifestazione del pensiero critico, ciò a condizione che sussista un interesse sociale all’informazione, che il linguaggio non sia gratuitamente offensivo e che il nucleo del fatto storico da cui prende le mosse la critica sia vero.

Cassazione penale sez. V, 24/01/2019, n.7340

Interesse individuale alla reputazione e diritto di critica

Con l’esercizio del diritto di critica ognuno manifesta la propria opinione, che non può pertanto pretendersi assolutamente obiettiva; essa può essere esternata anche con l’uso di un linguaggio colorito e pungente, purché non leda l’integrità morale del destinatario delle osservazioni.

Nella valutazione dell’esercizio del diritto di critica, pur dovendosi riconoscere limiti più ampi rispetto a quelli fissati per il diritto di cronaca, deve ricercarsi un bilanciamento dell’interesse individuale alla reputazione con l’interesse a che non siano introdotte limitazioni alla formazione del pensiero, costituzionalmente garantita.

Questo bilanciamento viene operato dalla giurisprudenza di legittimità prevedendo per il legittimo esercizio del diritto di critica (oltre alla sussistenza della rilevanza sociale dell’argomento) la correttezza di espressione, la quale impone che la critica si esprima in termini formalmente misurati ed in modo tale da non trascendere in attacchi e aggressioni personali diretti a colpire sul piano morale la figura del soggetto criticato.

Tribunale Milano sez. I, 21/08/2018, n.8738

Abuso del diritto di critica

L’abuso del diritto di critica, consistente nell’uso del c.d. argomentum “ad hominem”, va accertato con riferimento al contesto del dibattito in cui si inseriscono le dichiarazioni ritenute lesive del decoro altrui, tenendo altresì conto del rilievo pubblico dei soggetti coinvolti e delle circostanze rappresentate (nella specie è stato escluso il carattere diffamatorio dell’intervista in cui un dirigente nel ruolo del ministero dei beni culturali veniva definito “incompetente e ignorante”, ritenendo gli attributi in parola astrattamente neutri, nonché contestualizzati all’interno di un dibattito politico-culturale che contrapponeva due personaggi di rilievo pubblico).

Tribunale Napoli, 22/06/2018


note

Autore immagine: diritto di critica di Mehaniq


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