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Congedo maternità: ultime sentenze

19 Marzo 2019
Congedo maternità: ultime sentenze

Tutela delle lavoratrici madri, calcolo del periodo di congedo di maternità e principio di non discriminazione.

Calcolo del periodo di congedo di maternità 

Per stabilire la data di inizio del periodo di congedo di maternità deve essere ravvisato quale criterio di riferimento la data presunta del parto e non quella effettiva, con la conseguenza che la data di inizio del congedo di maternità non può essere fatta decorrere da 2 mesi prima dalla data effettiva del parto.

Cassazione civile sez. lav., 22/02/2019, n.5367

Congedo facoltativo per maternità e principio di non discriminazione

Nel periodo di “effettivo servizio” previsto dagli accordi aziendali applicabili ai dipendenti di Unicredit s.p.a. per il riconoscimento del “premio fedeltà” va computato il congedo facoltativo per maternità, quale interpretazione delle clausole contrattuali che, non solo non viola i canoni ermeneutici di cui agli artt. 1362 e 1369 c.c. ma è l’unica compatibile con il principio di non discriminazione e, come tale, atta ad evitare la nullità delle predette clausole, secondo il disposto dell’art. 1367 c.c.

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2018, n.26663

Congedo parentale e Ccnl scuola

In relazione all’istituto del congedo parentale l’art. 12 del Ccnl scuola va ad incidere sul dettato generale dell’art. 32 T.U. sulla maternità e paternità. Modificato l’assetto normativo generale non può, a cascata, tale modifica non incidere sulla disciplina retributiva fissata dall’art. 34 senza che a tale interpretazione possa far velo la circostanza che l’art. 34 indichi il limite dei sei anni di vita del figlio. L’art. 12 CCNL Scuola, infatti, non opera alcuna distinzione tra i casi in cui il minore abbia più o meno di sei anni, distinzione che, invece, opera l’art. 34 T.U.. Il che comporta, necessariamente, che i primi 30 gg sono retribuiti per intero entro i 12 anni del bambino, decorsi i quali – per il comparto scuola – l’indennità economica, pari al 30% della retribuzione, spetta indipendentemente dal reddito individuale e per i restanti periodi fino al sesto anno di vita del bambino.

Tribunale Grosseto sez. lav., 04/09/2018, n.216

Diniego dell’indennità di maternità: quando è incostituzionale?

Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 3, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non esclude dal computo di sessanta giorni immediatamente antecedenti all’inizio del periodo di astensione obbligatoria dal lavoro il periodo di congedo straordinario previsto dall’art. 42, comma 5, d.lgs. n. 151 del 2001, di cui la lavoratrice gestante abbia fruito per l’assistenza al coniuge convivente o a un figlio, portatori di handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’art. 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge -quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate).

Corte Costituzionale, 13/07/2018, n.158

Indennità di maternità in caso di parto prematuro

In tema di indennità di maternità in caso di parto prematuro, l’individuazione della data da cui decorre il periodo di astensione obbligatoria non goduto, in tutto o in parte, può ancorarsi, ai sensi dell’art. 16, lett. c), del d.lgs. n. 151 del 2001, come interpretato dalla Corte cost. con la sentenza additiva n. 116 del 7 aprile 2011, alla data di ingresso del neonato nella casa familiare, essendo la “ratio” della disposizione normativa ravvisabile nel contemperamento della tutela del diritto alla salute della madre con il fine di proteggere il rapporto tra madre e figlio nel periodo successivo alla nascita; qualora, tuttavia, il parto prematuro sia connesso alla necessità di ricovero oltremodo prolungato del neonato presso strutture sanitarie, tale ultimo fine rimane eluso se la madre, per ragioni di salute, non possa riprendere l’attività lavorativa e quindi debba avvalersi immediatamente di detto congedo, dovendosi escludere che in tal caso sussista il diritto al cumulo di un periodo ulteriore all’atto dell’uscita del bambino dall’ospedale.

Cassazione civile sez. lav., 27/04/2018, n.10283

Tutela delle lavoratrici madri: periodi di assenza dal lavoro a titolo di aspettativa

In tema di tutela delle lavoratrici madri, i periodi di assenza dal lavoro a titolo di aspettativa, congedo o permesso senza retribuzione, giustificati da motivi di famiglia o altre ragioni personali, non sono esclusi dal computo dei sessanta giorni immediatamente antecedenti al congedo di maternità di cui all’art. 24, comma 2, del d.lgs. n. 151 del 2001, in quanto le ipotesi di deroga di cui al comma 3 dello stesso articolo hanno un contenuto limitato, né tale esclusione è ingiustificata o discriminatoria, come chiarito dalla Corte cost. (sentenza n. 106 del 1980), nel vigore dell’art. 17 della l. n. 1204 del 1971, con riferimento alle ipotesi di assenza volontaria.

Cassazione civile sez. lav., 24/03/2017, n.7675

Avvocati dello Stato in congedo per maternità

La natura di regolamento « attuativo » spettante al d.P.C.M. 29 febbraio 1972 conferma la sua subordinazione alle fonti primarie legislative, tra cui non possono che richiamarsi quelle a tutela della maternità. A ciò si aggiunga che l’art. 1 comma 2, d.lg. n. 151 del 2001, quale norma speciale successiva, ha fatto salve solo le condizioni di maggiore favore previste da leggi, regolamenti, contratti collettivi e ogni altra disposizione, tra cui non rientrano quelle di cui all’art. 12, d.P.C.M. citato, di certo non « di maggiore favore » nei confronti delle dipendenti dell’Avvocatura Generale dello Stato in congedo per maternità.

Tar Roma, (Lazio) sez. I, 05/10/2016, n.10048

Licenziamento irrogato al rientro dall’assenza per congedo di maternità

È illegittimo il licenziamento intimato alla dipendente la quale – al termine del periodo di assenza obbligatoria per gravidanza previsto dall’art. 56, commi 1 e 3, d.lg. 26 marzo 2001 n. 151 – si rifiuti di prendere servizio presso una sede di lavoro diversa da quella occupata al momento dell’inizio della gravidanza in quanto, stante la normativa sulla tutela della maternità e della paternità, la lavoratrice ha diritto a conservare il posto di lavoro e la medesima sede (salvo rinuncia scritta) così che non possa configurarsi assenza ingiustificata – quindi giusta causa di recesso – il rifiuto al mutamento di sede.

Cassazione civile sez. lav., 30/06/2016, n.13455

Trattamento meno favorevole alla lavoratrice in congedo di maternità

Costituisce discriminazione riservare un trattamento meno favorevole a una lavoratrice madre rispetto agli altri apprendisti quando questo è connesso causalmente con la fruizione del congedo di maternità e la conseguente proroga del termine di scadenza del periodo di formazione.

Tribunale Catanzaro sez. I, 29/04/2015, n.444

Impiegati dello Stato: congedo di maternità

Ai sensi degli artt. 16 comma 1 lett. c) e 26, d.lg. 26 marzo 2001 n. 151, il congedo di maternità alle lavatrici madri e il prolungamento di durata dello stesso prescindono da ogni distinzione tra maternità biologica e maternità adottiva che, ai suddetti effetti, sono del tutto equiparate.

Consiglio di Stato sez. IV, 16/04/2014, n.1899


note

Autore immagine: congedo maternità di Dmytro Zinkevych


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