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Diritto di cronaca: ultime sentenze

17 Aprile 2021
Diritto di cronaca: ultime sentenze

Veridicità della notizia, analisi dei fatti; differenza tra diritto di cronaca e diritto di critica; condizioni per la pubblicazione e la divulgazione di immagini.

L’interesse pubblico alla diffusione di una notizia

L’interesse pubblico alla diffusione di una notizia, in presenza delle condizioni legittimanti l’esercizio del diritto di cronaca, va distinto dall’interesse alla pubblicazione o diffusione anche dell’immagine delle persone coinvolte, la cui liceità postula, giusta la disciplina complessivamente desumibile dagli artt. 10 c.c., 96 e 97 della l. n. 633 del 1941, 137 del d.lgs. n. 196 del 2003 ed 8 del codice deontologico dei giornalisti, il concreto accertamento di uno specifico ed autonomo interesse pubblico alla conoscenza delle fattezze dei protagonisti della vicenda narrata ai fini della completezza e correttezza della divulgazione della notizia, oppure il consenso delle persone ritratte, o l’esistenza delle altre condizioni eccezionali giustificative previste dall’ordinamento

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza del tribunale che aveva respinto la domanda di risarcimento del danno subito da una minore degente per gravissimi motivi di salute, che in occasione di un articolo pubblicato su talune testate giornalistiche, era apparsa ritratta insieme ad un noto calciatore che si era appositamente recato in ospedale per farle visita).

Cassazione civile sez. I, 19/02/2021, n.4477

La valutazione della veridicità della notizia

Al cosiddetto “giornalismo d’inchiesta”, quale species più rilevante della attività di informazione, connotata (come riconosciuto anche dalla Corte di Strasburgo) dalla ricerca ed acquisizione autonoma, diretta ed attiva, della notizia da parte del professionista, va riconosciuta ampia tutela ordinamentale, tale da comportare, in relazione ai limiti regolatori dell’esercizio del diritto di cronaca e di critica già individuati dalla giurisprudenza di legittimità, una meno rigorosa, e comunque diversa, applicazione della condizione di attendibilità della fonte della notizia; venendo meno, in tal caso, l’esigenza di valutare la veridicità della provenienza della notizia, che non è mediata dalla ricezione “passiva” di informazioni esterne, ma ricercata, appunto, direttamente dal giornalista, il quale, nell’attingerla, deve ispirarsi ai criteri etici e deontologici della sua attività professionale, quali, tra l’altro, menzionati nella l. n. 69 del 1963 e nella Carta dei doveri del giornalista.

(In applicazione del suddetto principio la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto diffamatorio il contenuto di un libro dedicato a far luce, anche attraverso brani di conversazioni telefoniche, su vicende remote e recenti della storia della Repubblica, valorizzandone il carattere “allusivo” in applicazione del solo parametro valutativo della veridicità della notizia, ma omettendo di tenere conto dell’osservanza, da parte del giornalista, dei doveri deontologici di lealtà e buona fede, nonché del canone della maggiore accuratezza possibile nella ricerca delle fonti e nella valutazione della loro attendibilità).

Cassazione civile sez. III, 16/02/2021, n.4036

Quando non opera la scriminante del diritto di cronaca?

La scriminante dell’esercizio del diritto di cronaca rileva solo in relazione ai reati commessi con la pubblicazione della notizia, non anche rispetto ad eventuali reati compiuti al fine di procacciarsi la notizia medesima. Ciò in quanto, con riferimento alla condotta che si vorrebbe scriminare, il diritto di informazione rileva soltanto indirettamente; nel senso che la condotta che si chiede di scriminare è solo strumentale all’esercizio del diritto di informazione (cronaca o critica) e non ne rappresenta la sua diretta espressione, realizzandosi unicamente attraverso la violazione delle leggi penali; come tale, pertanto, non può essere consentita, né scriminata, poiché non rappresenta il contraltare inevitabile dell’esercizio del diritto (di informazione).

Tribunale Milano sez. VII, 30/01/2021, n.955

Responsabilità del giornalista e legittimo esercizio del diritto di cronaca

La responsabilità del giornalista per lesione dell’altrui onore o reputazione è esclusa dal legittimo esercizio del diritto di cronaca e tale esercizio è legittimo sia quando il giornalista riferisce fatti veri, sia quando riferisce fatti che apparivano veri al momento in cui furono riferiti (in virt๠del principio della c.d. verità putativa). Ne consegue che al giornalista, convenuto nel giudizio di risarcimento del danno da diffamazione, per andare esente da responsabilità basta dimostrare non la verità storica dei fatti narrati, ma anche soltanto la loro verosimiglianza; fornita tale prova, è onere di chi afferma di essere stato diffamato dimostrare che la fonte da cui il giornalista ha tratto la notizia, al momento in cui questa venne diffusa, non poteva ritenersi attendibile’.

Tribunale Ferrara sez. I, 31/12/2020, n.801

Diffusione dei dati personali acquisiti senza il consenso dell’interessato

Ai sensi dell’art. 137 del d.lgs. n. 196 del 2003, alla diffusione o alla comunicazione per finalità giornalistiche dei dati personali acquisiti senza il consenso dell’interessato si applicano i limiti del diritto di cronaca ed, in particolare, quello relativo all’attinenza a fatti di interesse pubblico, intesa nel senso che i dati abbiano la funzione di veicolare una notizia di interesse pubblico, ancorché parametrato a un tipo di pubblicazione “leggera” (o perfino scandalistica), prediletta dal giornale o dal periodico di riferimento, in base al pubblico al quale esso è destinato, ferma restando la necessità del rispetto dei requisiti di continenza di espressione e degli accorgimenti imposti dalla natura dei dati divulgati.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto lecita la pubblicazione di un articolo sulle vacanze in un resort di lusso di un giornalista, noto per la trattazione di temi sociali, corredato da foto che lo ritraevano insieme alla moglie in luoghi esposti alla visibilità di terzi).

Cassazione civile sez. I, 24/12/2020, n.29583

Diritto di cronaca giudiziaria

Il diritto di cronaca giudiziaria consiste nel diritto di raccontare accadimenti reali, aventi ad oggetto fatti giuridicamente rilevanti, per mezzo della stampa, in considerazione del loro interesse per la generalità dei consociati. Nell’ambito di tale modalità espressiva vengono in rilievo i canoni della pertinenza (rilevanza sociale dell’argomento o del fatto oggetto di cronaca) e della continenza (correttezza espositiva), della verità dei fatti.

Tribunale Perugia sez. II, 30/11/2020, n.1317

Diritto di cronaca e pubblicazione dell’immagine

La presenza delle condizioni legittimanti l’esercizio del diritto di cronaca non esaurisce, di per sé, l’analisi circa la legittimità della pubblicazione o diffusione anche dell’immagine delle persone coinvolte, poiché l’interesse pubblico alla conoscenza di una determinata notizia è altro rispetto all’autonomo e specifico interesse pubblico alla conoscenza delle sembianze dei protagonisti della vicenda narrata, nell’ottica della essenzialità di tale divulgazione ai fini della completezza e correttezza della informazione fornita, poiché più stringenti risultano le cautele che circondano la diffusione dell’immagine a motivo delle maggiori potenzialità offensive dello strumento visivo collegate anche all’attitudine alla circolazione incontrollata delle immagini, non infrequentemente decontestualizzate e smembrate dal servizio di cronaca all’interno del quale erano state pubblicate.

Tribunale Lucca, 19/01/2019, n.96

Giudizio critico e antigiuridicità del fatto

In tema di diffamazione a mezzo stampa, non costituisce reato la formulazione, nell’ambito di un’inchiesta giornalistica, di affermazioni e ricostruzioni che rechino valutazioni offensive della reputazione dei soggetti coinvolti, quando i dati di cronaca assumano una funzione meramente strumentale per supportare un giudizio critico di contenuto diverso e più ampio, di attuale e pubblico interesse; l’attualità della notizia deve, infatti, essere riguardata non con riferimento al fatto ma all’interesse pubblico alla conoscenza del fatto e, quindi, all’attitudine della notizia a contribuire alla formazione della pubblica opinione, di guisa che ognuno possa liberamente orientarsi, con la conseguenza che solo una notizia dotata di utilità sociale può perdere rilevanza penale, ancorché capace di ledere l’altrui reputazione, e tale utilità è necessariamente connotata dall’attualità dell’interesse alla pubblicazione.

Cassazione penale sez. V, 30/11/2018, n.2092

Riservatezza: diritto di cronaca, critica, satira e oblio

È questione di massima di particolare importanza, da rimettere al primo presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, quella intesa a: a) individuare (univoci criteri di riferimento che consentano di conoscere) i presupposti in presenza dei quali un soggetto ha diritto a richiedere che una notizia che lo riguarda, legittimamente diffusa in passato, non resti esposta a tempo indeterminato alla possibilità di nuova divulgazione, e b) precisare in che termini l’interesse pubblico alla ripubblicazione di vicende personali faccia recedere il diritto all’oblio in favore del diritto di cronaca.

Cassazione civile sez. III, 05/11/2018, n.28084

Diritto di cronaca e diritto di critica: differenze

Mentre il diritto di cronaca, in quanto rivolto a trasmettere informazioni concernenti fatti di pubblico interesse, è ancorato alla più rigorosa obiettività, il diritto di critica implica un’attività valutativa di fatti ed eventi rispetto ai quali esprime giudizi tendenti alla spiegazione delle cause ed alla previsione degli effetti, che presuppongono una selezione dei fatti più una rappresentazione degli stessi, orientata da un’interpretazione originale soggettiva.

Anche l’esercizio del diritto di critica tuttavia soggiace al rispetto di limiti che ne garantiscano il collegamento con i principi costituzionali, posto che la libertà di diffondere valutazioni ed opinioni personali, al pari dell’attività di divulgazione di conoscenze oggettive, è strumentale alla costruzione della coscienza sociale e della pubblica opinione.

Il diritto di critica comprende anche la facoltà di rappresentare in una luce negativa un personaggio di spicco nell’attualità sociale, quando ciò sia frutto di una ricostruzione di fatti finalizzata ad esprimere un giudizio di valore, ma non può esaurirsi in un attacco personale e immotivato, dovendo mantenersi nei limiti di una ragionata ponderazione di situazioni e personaggi di pubblico interesse.

La critica mira, non già ad informare, ma a fornire giudizi e valutazioni personali ed i limiti oggettivi fissati dall’ordinamento positivo all’esercizio del diritto di critica non possono trasformarsi in un divieto all’esercizio di tale diritto, essendo necessario bilanciare l’interesse individuale alla reputazione con quello alla libera manifestazione del pensiero, del pari costituzionalmente garantita.

Tribunale Roma sez. I, 29/08/2018, n.16689

Condizioni per la pubblicazione o diffusione dell’immagine 

La presenza delle condizioni legittimanti l’esercizio del diritto di cronaca non implica, di per sè, la legittimità della pubblicazione o diffusione anche dell’immagine delle persone coinvolte, la cui liceità è subordinata, oltre che al rispetto delle prescrizioni contenute negli artt. 10 c.c., 96 e 97 della l.n. 633 del 1941, nonché dell’art. 137 del d.lgs. n. 196 del 2003 e dell’art. 8 del codice deontologico dei giornalisti, anche alla verifica in concreto della sussistenza di uno specifico ed autonomo interesse pubblico alla conoscenza delle fattezze dei protagonisti della vicenda narrata, nell’ottica della essenzialità di tale divulgazione ai fini della completezza e correttezza della informazione fornita.

Cassazione civile sez. I, 09/07/2018, n.18006

Diritto all’oblio e diritto di cronaca: quali sono i criteri per il bilanciamento?

Il diritto all’oblio può subire una compressione a favore del diritto di cronaca solo se la diffusione dell’immagine o della notizia contribuisce a un dibattito di interesse pubblico, vi è un interesse effettivo e attuale alla sua diffusione, il soggetto rappresentato ha un elevato grado di notorietà nella vita pubblica del Paese, la notizia è veritiera, diffusa con modalità non eccedenti lo scopo informativo e scevra da considerazioni personali ed è stata data preventiva informazione circa la sua pubblicazione o trasmissione per consentire all’interessato il diritto di replica prima della divulgazione.

Cassazione civile sez. I, 20/03/2018, n.6919

Presupposti e limiti del diritto di cronaca e di critica

Il diritto di critica giornalistica, al pari del diritto di cronaca, in virtù della diretta tutela che riceve dall’art. 21 Cost. e del necessario bilanciamento con i diritti individuali della persona riconosciuti dall’art. 2 Cost., soggiace a tutti i limiti individuati nei principi consolidati della giurisprudenza di legittimità, a partire dalla pronuncia delle SS.UU. penali della Cassazione del 23 ottobre 1984, più volte ribaditi anche in pronunce più recenti, secondo cui il diritto di stampa (ossia la libertà di diffondere attraverso la stampa notizie e commenti), sancito in linea di principio dall’art.21 Cost. e regolato nella legge 8.2.1948 n. 47, trova i suoi presupposti legittimanti nell’utilità sociale dell’informazione, nella verità (oggettiva, o anche soltanto putativa, purché, in tal caso, frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca) e nella forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione, ovvero in una forma non eccedente rispetto allo scopo informativo da conseguire e tale da escludere un deliberato intento denigratorio.

Gli stessi limiti operano in maniera meno rigorosa nell’esercizio del diritto di critica, proprio in considerazione della soggettività della narrazione e del giudizio che essa tende ad esprimere, data per scontata in ragione della polemica politica e sociale cui si riferisce (Cass.4.5.2010, n.29730; Cass. 18.6.2009, n.43403).

Tribunale Roma sez. I, 22/02/2018, n.3941

Conflitto fra diritto di cronaca e presunzione di innocenza

In tema di esercizio del diritto di cronaca giornalistica la verità di una notizia mutuata da un provvedimento giudiziario sussiste allorché essa sia fedele al contenuto del provvedimento stesso, senza alterazioni o travisamenti di sorta, dovendo il limite della verità essere restrittivamente inteso, poiché il sacrificio della presunzione di non colpevolezza richiede che non si esorbiti da ciò che è strettamente necessario ai fini informativi.

Ne consegue che eventuali inesattezze secondarie o marginali possono considerarsi irrilevanti, ai fini della lesione dell’altrui reputazione, solo qualora si riferiscano a particolari di scarso rilievo e privi di valore informativo. Al fine di attribuire efficacia esimente all’esercizio del diritto di cronaca e di critica, la verità della notizia e la fondatezza dell’opinione debbono poi essere valutate con riferimento al momento in cui sono state divulgate, non potendo assumere alcun rilievo gli eventi successivi.

Tribunale Milano sez. I, 25/01/2018, n.876

Legittimo esercizio del diritto di cronaca e ricerca dei fatti

L’esercizio del diritto di cronaca può ritenersi legittimo quando sia riportata la verità soggettiva (o anche solo putativa) della notizia purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca dei fatti esposti.

Tribunale Bari, 21/12/2017, n.5829

Condizioni per il legittimo esercizio del diritto di cronaca

Vi è legittimo esercizio del diritto di cronaca quando vengono rispettate le seguenti condizioni: a) la verità oggettiva della notizia pubblicata; b) l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto (cosiddetta pertinenza); e) la correttezza formale dell’esposizione (cosiddetta continenza).

Quanto al requisito della verità oggettiva della notizia, è’ stato in particolare chiarito che: a) la verità dei fatti narrati può essere oggettiva o anche soltanto putativa purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca e controllo del giornalista non solo sulla fonte ma anche sulla verità sostanziale delle notizie; b) il significato di verità oggettiva della notizia va inteso in un duplice senso, potendo tale espressione essere intesa non solo come verità del fatto oggetto della notizia, ma anche come verità della notizia come fatto in sd e quindi indipendentemente dalla verità del suo contenuto.

Tribunale Parma sez. I, 04/12/2017, n.1645


note

Autore immagine: diritto di cronaca di Rawpixel.com


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