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Permessi legge 104: ultime sentenze

17 Maggio 2021
Permessi legge 104: ultime sentenze

Retribuzione permessi Legge 104, esclusione dal computo delle ore di lavoro, licenziamento del dipendente che usufruisce dei permessi e va in vacanza.

Beneficiari dei permessi retribuiti Legge 104

Ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104/1992 il convivente more uxorio è escluso tra i beneficiari dei permessi retribuiti, espressamente individuati nel coniuge ovvero nel parente o affine sino al terzo grado, per cui tale norma non è affetta da incostituzionalità essendo legittima e non discriminatoria una disciplina legislativa differenziata per situazioni obiettivamente non omogenee (nella specie una dipendente aveva goduto dei permessi per assistere il suocero portatore di handicap mentre era risultato che la stessa era convivente more uxorio con il figlio del disabile e la datrice di lavoro aveva provveduto ad annullare il beneficio e a recuperare le somme indebitamente erogate alla stessa).

Corte appello Perugia sez. lav., 29/07/2020, n.116

Controllo sull’uso dei permessi Legge 104 del dipendente

Il controllo, demandato dal datore di lavoro ad un’agenzia investigativa, finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio, da parte di un dipendente, dei permessi ex art. 33 legge 5 febbraio 1992, n. 104 (contegno suscettibile di rilevanza anche penale) non riguarda l’adempimento della prestazione lavorativa, essendo effettuato al di fuori dell’orario di lavoro ed in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa, sicché esso non può ritenersi precluso ai sensi degli artt. 2 e 3 dello statuto dei lavoratori.

Corte appello Bari sez. lav., 31/01/2020, n.251

Permessi Legge 104: condizioni e limiti di utilizzo

In tema di agevolazioni ai sensi dell’art.33 comma 3 legge 104/92, il diritto alla fruizione dei permessi è pieno ed incondizionato, non essendo configurabile alcun potere discrezionale di concessione o di autorizzazione da parte del datore di lavoro, ed il lavoratore può far uso dei permessi per un periodo prolungato ed ininterrotto, senza neppure essere tenuto a far sì che la propria, benché limitata, prestazione lavorativa conservi una sua utilità nell’ambito del rapporto contrattuale; tuttavia, ciò che sicuramente è stigmatizzabile e che configura un comportamento contrario ai principi generali di correttezza e buona fede, è l’utilizzo dei permessi per fini personali o diversi da quelli assistenziali per i quali essi vengono attribuiti..

Tribunale Latina sez. lav., 20/01/2020, n.77

L’assistenza va intesa come vicinanza continua e ininterrotta al disabile?

Il comportamento del prestatore di lavoro subordinato che, in relazione al permesso ex art. 33 L. n. 104/1992, si avvalga dello stesso non per l’assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività, integra l’ipotesi dell’abuso di diritto, giacché tale condotta si palesa, nei confronti del datore di lavoro come lesiva della buona fede, privandolo ingiustamente della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integra, nei confronti dell’Ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale. Ciò detto, tuttavia, deve precisarsi che il concetto di assistenza non va inteso come vicinanza continuativa e ininterrotta alla persona disabile, essendo evidente che la cura di un congiunto affetto da menomazioni psico – fisiche, non in grado di provvedere alle esigenze fondamentali di vita, spesso richiede interventi diversificati, non implicanti la vicinanza allo stesso.

Corte appello Campobasso sez. lav., 26/10/2019, n.257

Permessi Legge 104 e calcolo delle ore lavorate

L’articolo 33 comma 3 legge 104/92 stabilisce che il lavoratore “ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa”. La norma garantisce quindi il diritto alla normale retribuzione e contribuzione e non a voci premiali liberamente concordate e legate all’effettiva presenza in servizio. Tali emolumenti infatti sono dei compensi legati alla produttività che presuppongono la presenza effettiva. Essi sono corrisposti in misura variabile con lo scopo di incentivare la maggiore presenza in servizio. Di conseguenza tali permessi non possono essere considerati ore lavorate a tutti gli effetti con la conseguenza che il trattamento retributivo da corrispondere non deve essere quello che viene corrisposto in caso di effettiva prestazione lavorativa.

Tribunale Roma sez. lav., 01/02/2019, n.9615

Dipendente usufruisce dei permessi Legge 104 e va in vacanza

Ai fini della determinazione della contestazione mossa al lavoratore e la valutazione – sotto il profilo oggettivo e soggettivo del comportamento del lavoratore stesso, al fine di stabilire se esso sia di entità tale da integrare giusta causa o giustificato motivo di recesso del datore di lavoro, integrano accertamenti di fatto riservati al giudice del merito e non incensurabili in sede di legittimità se sostenuti da adeguata e corretta motivazione (nella specie, interpretando la contestazione formulata nella sua complessiva portata, che aveva oggetto la contestazione alla dipendente di aver usufruito di permessi legge 104, mentre i realtà si trovava in vacanza, i giudici del merito avevano sottolineato che la condotta addebitata fosse stata quella di essersi la dipendente arbitrariamente assentata per motivi non autorizzati e che tale comportamento non rientrasse tra le ipotesi previste dal c.c.n.l. di licenziamento con preavviso ovvero senza preavviso).

Cassazione civile sez. lav., 13/07/2018, n.18744

Permessi Legge 104 e limiti alla computabilità

La limitazione della computabilità dei permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in forza del richiamo operato dal successivo comma 4 all’ultimo comma dell’art. 7 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204 (abrogato dal d.lgs. 26 marzo 2001, n. 151, che ne ha tuttavia recepito il contenuto negli artt. 34 e 51), opera soltanto nei casi in cui essi debbano cumularsi effettivamente con il congedo parentale ordinario – che può determinare una significativa sospensione della prestazione lavorativa – e con il congedo per malattia del figlio, per i quali compete un’indennità inferiore alla retribuzione normale (diversamente dall’indennità per i permessi ex lege n. 104 del 1992 commisurata all’intera retribuzione), risultando detta interpretazione idonea ad evitare che l’incidenza sulla retribuzione possa essere di aggravio della situazione dei congiunti del portatore di handicap e disincentivare l’utilizzazione del permesso.

Cassazione civile sez. VI, 06/06/2018, n.14468

Permessi Legge 104; il lavoratore in part-time verticale

In tema di permessi mensili, riconosciuti al lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affini entro il secondo grado, o persone individuate dall’articolo 33 della legge 104/92, tale diritto costituisce un diritto del lavoratore, anche se in cosiddetto par-time verticale, non comprimibile e da riconoscersi in misura identica a quella del lavoratore a tempo pieno.

Cassazione civile sez. lav., 20/02/2018, n.4069

Permessi Legge 104 e giorni di ferie annuali

La limitazione della computabilità dei permessi previsti dalla legge n. 104 opera esclusivamente nei casi in cui questi debbano cumularsi con il congedo parentale ordinario e con il congedo di malattia del figlio, ipotesi nelle quali è prevista un’indennità minore rispetto a quella vigente per la retribuzione normale. Ne consegue che, nella specie, i permessi, accordati per l’assistenza del genitore portatore di handicap concorrono nella determinazione dei giorni di ferie maturati dal lavoratore che ne ha beneficiato.

Cassazione civile sez. lav., 07/06/2017, n.14187

Mancato riconoscimento dei permessi 104: la prova è a carico del lavoratore?

La lavoratrice che rivendica di aver fruito dei permessi ex art. 33, comma 3, legge 104/92 in misura inferiore a quella spettanti di diritto deve produrre in atti la relativa richiesta di permesso dalla stessa avanzata e elementi dai quali risulti che tale richiesta sia stata successivamente respinta dalla società, ovvero che tali ore di permesso siano state imputate a ferie o ROL.

Tribunale Roma sez. lav., 04/05/2017, n.4093

Permessi Legge 104: chi risponde di truffa?

In tema di permessi “ex lege” n. 104 del 1992, il lavoratore pur non essendo obbligato a prestare assistenza alla persona handicappata nelle ore di lavoro, deve comunque garantire un minimo di assistenza. Di conseguenza risponde di truffa chi utilizzi questi permessi per recarsi all’estero, in viaggio di piacere.

Cassazione penale sez. II, 01/12/2016, n.54712

Permessi Legge 104: vanno retribuiti

In tema di permessi giornalieri per i lavoratori, ai sensi dell’art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, per l’assistenza a persone portatrici di grave handicap, la norma di interpretazione autentica contenuta nell’art. 2, comma 3 ter, del d.l. n. 324 del 1993, convertito in legge n. 423 del 1993, ha chiarito che tanto nel settore privato, quanto in quello pubblico, i permessi devono intendersi retribuiti, sicché anche nei giorni di fruizione spetta la corresponsione del compenso incentivante previsto dall’art. 18 della legge 9 marzo 1989, n. 88.

Cassazione civile sez. lav., 13/10/2016, n.20684

Uso fraudolento dei permessi di assistenza alle persone con handicap

L’utilizzazione dei permessi ai sensi della legge n. 104 del 1992 per scopi estranei a quelli presentati dal lavoratore costituisce comportamento oggettivamente grave, tale da determinare, nel datore di lavoro, la perdita di fiducia nei successivi adempimenti e idoneo a giustificare il recesso.

Cassazione civile sez. lav., 22/03/2016, n.5574

Superamento del comporto e fruizione dei permessi Legge 104

La fruizione dei permessi ex l. n. 104 del 1992, non presuppone un previo rientro in servizio dopo un periodo di assenza per malattia od aspettativa (non essendo – questa – una condizione prevista dalla legge), ma soltanto l’attualità del rapporto di lavoro.

Di conseguenza, l’assenza dal lavoro verificatasi nel giorno in cui il lavoratore avrebbe dovuto far rientro al lavoro, al termine del periodo massimo di conservazione del posto di lavoro, se imputabile a permesso ex l. n. 104 del 1992, non è computabile ai fini del superamento del periodo massimo di comporto.

Cassazione civile sez. lav., 17/02/2016, n.3065


note

Autore immagine: assistenza disabile di goodluz


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2 Commenti

  1. Quanti sono i furbetti che approfittano dei permessi retribuiti per fare i comodi loro anziché prestare assistenza ai familiari disabili? Ma con che faccia ci vanno a lavoro e con che animo si presentano davanti al familiare dicendo che non hanno tempo perché il datore non gli dà abbastanza ore per prestargli assistenza? Un comportamento riprovevole

  2. Ho letto di gente che va a farsi la giornate alla spa o dall’estetista durante i permessi della 104. E meno male che devono provvedere ai bisogni del disabile! Certo… è per questo che l’Italia non si rialzerà mai dalla crisi e la situazione sarà sempre un passo indietro rispetto agli altri Paesi. Perché ogni scusa è buona per cercare di imbrogliare

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