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Pensione: come recuperare i periodi di disoccupazione

1 Marzo 2019 | Autore:


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Contributi figurativi, contributi volontari, riscatto e pace contributiva: come far valere ai fini della pensione i periodi in cui non è stata svolta attività lavorativa.

Una volta perso il lavoro, complice la crisi ormai strutturale, possono passare dei mesi, o addirittura degli anni, prima di riuscire a trovare una nuova occupazione. Alla perdita dell’impiego, nella maggior parte dei casi, segue dunque un lungo periodo privo di contribuzione, in quanto nessuna attività lavorativa viene svolta.

Ma si possono recuperare questi periodi ai fini della pensione? Innanzitutto, bisogna osservare che, se si tratta di periodi di disoccupazione indennizzati, ad esempio con l’indennità Naspi, non ci sono problemi: i periodi in cui si percepisce un’indennità di disoccupazione, difatti, sono coperti grazie ai contributi figurativi accreditati automaticamente dall’Inps.

Ma che cosa fare per i periodi nei quali non è percepito un sussidio di disoccupazione? È possibile coprirli, anche tardivamente, con dei versamenti di contributi? Purtroppo, la copertura tardiva non sempre è possibile; il “trucco”, per essere sicuri di non perdere questi periodi, è giocare d’anticipo: si può infatti chiedere all’Inps l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari, in modo che le settimane di non occupazione siano utili sia al diritto che alla misura del trattamento di pensione.

Ma se i contributi volontari non sono stati versati al momento è possibile versarli successivamente? Oppure i periodi di disoccupazione non contribuiti si possono riscattare? Facciamo il punto della situazione sulla pensione: come recuperare i periodi di disoccupazione.

Disoccupazione indennizzata

In primo luogo, come abbiamo appena osservato, quando il periodo di disoccupazione è indennizzato, ad esempio con la Naspi (ma lo stesso discorso vale anche per le precedenti indennità di disoccupazione, come Aspi e mini Aspi, per la disoccupazione agricola, la DS, etc.), l’Inps accredita automaticamente i contributi figurativi.

In parole semplici, il periodo nel quale si percepisce un sussidio di disoccupazione è pienamente utile ai fini del diritto e della misura della pensione. Attenzione, però: presso alcune gestioni amministrate dall’Inps, i periodi di disoccupazione indennizzata non valgono per il computo del minimo di 35 anni utili alla pensione di anzianità. Per quasi tutte le pensioni di anzianità e anticipate, difatti, è prevista, assieme agli altri requisiti prescritti per il diritto al trattamento, la maturazione di un minimo di 35 anni di contributi “al netto” dei periodi di disoccupazione indennizzata e di malattia non integrata dal datore di lavoro.

Facciamo un esempio per capire meglio:

  • per ottenere la pensione anticipata con quota 100 è necessario un minimo di 38 anni di contributi; i periodi di disoccupazione indennizzata per i quali sono accreditati i contributi figurativi valgono pienamente per raggiungere questi 38 anni;
  • oltre alla verifica dei 38 anni di contribuzione (ed alla verifica dell’età minima di 62 anni di età), però, per ottenere la prestazione è anche richiesta la verifica di un minimo di 35 anni di contribuzione, che devono essere raggiunti senza contare i periodi di disoccupazione indennizzata e di malattia non integrata;
  • se questo requisito non è verificato (nel caso in cui la gestione Inps lo preveda) non si ha diritto alla pensione quota 100, nonostante il possesso di 38 anni di contributi e di 62 anni di età;
  • le stesse regole valgono per la pensione anticipata ordinaria, e per la generalità delle pensioni di anzianità/anticipate corrisposte dall’Inps (ad eccezione della pensione anticipata contributiva).

Contributi volontari

Se il lavoratore ha terminato il periodo di disoccupazione senza trovare un nuovo impiego, oppure non ha diritto ad alcuna indennità di disoccupazione, il periodo di non lavoro non è coperto dai contributi figurativi dell’Inps.

Il disoccupato, però, può chiedere all’Inps l’autorizzazione al versamento dei contributi volontari: in questo modo, il periodo non lavorato risulterà pienamente coperto da contribuzione, che però l’interessato dovrà pagare di tasca propria.

A quanto ammontano i contributi volontari? Per i lavoratori dipendenti, attualmente i contributi volontari si calcolano in questo modo: bisogna considerare l’imponibile Inps, che nella maggior parte dei casi coincide con la retribuzione lorda, degli ultimi 12 mesi, e moltiplicarlo per il 33% (l’aliquota vigente per i contributi obbligatori dei lavoratori subordinati; l’aliquota è più bassa per gli autorizzati prima del 1996), per avere il costo di un anno di contributi volontari.  Per approfondire: Calcolo contributi volontari dipendenti.

Questi contributi, ad ogni modo, devono essere versati su base trimestrale, utilizzando i bollettini inviati periodicamente dall’Inps. Per chi è già stato autorizzato da tempo al versamento dei contributi volontari, si utilizza l’imponibile considerato al momento della domanda di autorizzazione.

Recupero di periodi di disoccupazione senza contributi

Che cosa può fare il lavoratore nel caso in cui il periodo di disoccupazione sia già trascorso, e non risulti coperto da contributi figurativi né volontari? I contributi volontari possono essere accreditati retroattivamente? Purtroppo, questo non è consentito dalla legge, che non permette il versamento retroattivo di contribuzione volontaria (possono essere coperti solo i 6 mesi che precedono la domanda di autorizzazione al versamento dei contributi volontari).

Tuttavia, ci sono alcuni casi in cui i periodi di disoccupazione si possono riscattare.

Riscatto dei periodi di disoccupazione

Se il periodo di disoccupazione è successivo al 31 dicembre 1996, e si tratta di un periodo non lavorato collocato tra più impieghi precari (ad esempio tra due lavori stagionali), è possibile riscattarlo.

Nello specifico, possono essere riscattati i periodi corrispondenti ad intervalli tra lavori discontinui, stagionali o temporanei successivi al 31 dicembre 1996. Gli interessati devono provare la regolare iscrizione nelle liste di collocamento (per i periodi in cui questo requisito era previsto al fine di comprovare lo stato di disoccupazione) e il permanere dello stato di disoccupazione per tutto il periodo per il quale richiedono la copertura assicurativa.

In sostanza, pagando l’onere stabilito dalla legge, l’interessato può recuperare i periodi di disoccupazione tra lavori precari dal 1997 in poi.

Pace contributiva

Il lavoratore, se non possiede contributi accreditati al 31 dicembre 1995, ha anche la possibilità di riscattare i periodi non contribuiti, che si collocano fra il primo e l’ultimo versamento presso una determinata gestione previdenziale. In sostanza, questo intervento, che si chiama pace contributiva, consente di coprire i “buchi contributivi” dal 1° gennaio 1996 in poi, fino a un massimo di cinque anni. Per approfondire: Pace contributiva.

Come si calcola il riscatto?

L’onere di riscatto si calcola in modo differente, a seconda che i periodi ricadano nel sistema di calcolo retributivo o contributivo (relativamente alla pace fiscale, i periodi possono ricadere nel solo calcolo contributivo). Per approfondire: Come calcolare il costo del riscatto.


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