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Dietologo: si può chiedere la restituzione dei soldi?

28 Febbraio 2019
Dietologo: si può chiedere la restituzione dei soldi?

Nullo il contratto e si può riavere indietro quanto versato al Centro estetico che pratica programmi di snellimento se non è ben determinato né determinabile il percorso funzionale al dimagrimento.

Programmi di snellimento cosce, rassodamento glutei e riduzione del punto vita: il tutto in 30 giorni. Quante volte hai letto promesse di questo tipo sui depliant pubblicitari. Quante consulenze gratuite hai ricevuto da dietologi ed estetisti che, pur di farti acquistare i loro trattamenti, ti hanno promesso miracoli. E quante volte invece sei rimasta delusa dei risultati tanto da interrompere la “cura” già a metà percorso. Forti di ciò i centri estetici si fanno pagare tutto in anticipo, anche a costo di ricorrere a finanziarie esterne. Per chi ambisce a somigliare alle foto delle modelle della pubblicità, invece, non resta che trovare “magro” conforto – questo sì – nel fatto che almeno il portafogli è dimagrito. Da cui la consueta domanda girata all’avvocato: si può chiedere la restituzione dei soldi al dietologo? Peggio per le ingenue, dirai probabilmente dall’alto della tua serenità, per non esserti mai fatta raggirare dalle false promesse. Ma come la pensa la legge?

La questione è stata di recente analizzata dalla Cassazione [1]. La corte ha preso a riferimento proprio il caso di una donna che, recatasi in un centro estetico perché attirata dalle promesse pubblicitarie, aveva acquistato un pacchetto di ben 45 trattamenti nell’ambito di un programma di snellimento secondo il “famoso” e brevettato «Metodo Alfa» (dove Alfa ovviamente è un nome di fantasia). Dopo un po’ la verità era caduta impietosa dalla bilancia e la donna ha provato a richiedere indietro i propri soldi. «Vizio del consenso» ha denunciato alla controparte: che tradotto in gergo comune significa “mi avete preso in giro”. Ma il suo avvocato ne ha tirata una in più dal cilindro che ha fatto breccia tra i giudici. Ecco dunque come chiedere la restituzione dei soldi al dietologo.

Il cliente del centro estetico è un consumatore

Come certamente saprai, esistono norme che tutelano i consumatori, anche quelli sprovveduti. La legge non fa distinzioni tra fessi e diffidenti. Sbaglia chi crede che non ci sia tutela dinanzi a promesse inverosimili. Anzi. È l’esatto contrario.

La giurisprudenza riconosce solo quello che comunemente viene chiamato «dolus bonus» ossia le normali millanterie del venditore, quelle tipiche di chi elogia la propria merce come la migliore in assoluto, ma non può certo proteggere le frodi. Sì allora al centro estetico che dice “Noi siamo i più seri in città e i più affidabili”, ma no al contratto che promette “7 chili in 7 giorni”, né a quello che promettono genericamente un dimagrimento senza meglio specificare di cosa si tratti. Perché, a quel punto, anche mezzo chilo in meno è un dimagrimento. E per quello non c’è bisogno del dietologo.

Il codice civile richiede innanzitutto che i contratti siano chiari e che l’oggetto delle prestazioni sia oggettivamente possibile e ben determinato. In assenza, il contratto è nullo.

Come si traducono tutte queste informazioni nell’ambito del contratto con un centro estetico? Ecco la risposta.

Il contratto del centro estetico deve essere determinato

L’aspetto focale su cui puntare le proprie carte per ottenere la restituzione dei soldi dal dietologo è quello dell’incertezza della prestazione. Ricorda la Cassazione che è nullo il contratto il cui oggetto non è determinato né determinabile; per cui è altresì nullo il contratto con il centro estetico se non consente di individuare, nemmeno genericamente, il percorso funzionale al dimagrimento proposto. Quindi sono banditi i nomi di fantasia che richiamo metodologie brevettate ma che non dicono un granché al consumatore.

Secondo principio incontrastato della giurisprudenza, l’oggetto del contratto è determinabile quando il giudice possa in concerto determinarlo facendo riferimento a elementi prestabiliti dalle parti, le quali si siano accordate circa la futura prestazione e i criteri e le modalità della stessa. Insomma, perché il contratto sia valido è necessario che i contraenti si siano accordati su un oggetto specifico. Se invece non viene chiarita in anticipo quale attività sarà svolta dal centro estetico, lasciando all’oscuro il cliente di ciò per renderlo edotto solo al momento del trattamento stesso, il contratto è nullo. Con la nullità del contratto, quindi, si ha diritto alla restituzione del prezzo pagato.

Nel caso di specie, il contratto firmato dalla cliente riportava la seguente dicitura: «Chiedo di essere ammesso a frequentare il centro e di essere iscritta al programma per lo snellimento, secondo il metodo Alfa, con 45 trattamenti [non meglio determinati, n.d.r.] da eseguirsi fra dicembre e luglio… per il complessivo prezzo di euro 2.695. In una scrittura del genere l’unica cosa chiara è solo il corrispettivo. Del tutto incerta è invece la prestazione del centro estetico. Si tratta di indicazioni del tutto generiche poiché mancanti di alcuna indicazione del contenuto del programma e delle caratteristiche del metodo Alfa, laddove è invece noto non solo che in un centro dimagrimento i trattamenti proposti possono essere i più diversi (dai massaggi ai bagni turchi, alle saune, al linfodrenaggio, ai bendaggi, all’utilizzo di macchinari e altro), ma anche che questi, all’atto pratico, si accompagnano di solito a indicazioni sulla dieta e sull’attività fisica, raccomandate e prescritte alla paziente sin dalle prime sedute.

Se tutto ciò non viene chiarito nel contratto, l’accordo è dunque nullo e il cliente ha diritto alla restituzione dei propri soldi.

Che fa la finanziaria?

Cosa succede se il cliente ha firmato una finanziaria e quindi sta pagando quest’ultima a rate e non il centro estetico (che ha già avuto i soldi dalla finanziaria stessa)? Secondo la giurisprudenza, la nullità si riversa anche sul contratto collegato, quello cioè di finanziamento. Per cui il cliente può interrompere il pagamento delle rate ed esigere la restituzione di quelle già versate.

note

[1] Cass. sent. n. 21031/2018.

Autore immagine: dietologo di ronstik


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