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Cos’è la proposta contrattuale e quando può essere revocata

23 Marzo 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Marzo 2019



Qual è la struttura della proposta di contratto e come si può procedere a revocarla

Tutti siamo, e saremo, coinvolti più volte nella nostra vita nella conclusione di un contratto. Tutti acquistiamo casa, tutti affittiamo casa, tutti compriamo uno o più autoveicoli, uno o più motoveicoli e tutti abbiamo quotidianamente (o quasi) a che fare con l’acquisto, e quindi con la conclusione di innumerevoli contratti, relativi a beni di consumo come gli alimenti, i personal computer, gli i – phone, gli elettrodomestici, per non parlare dei capi di abbigliamento, dei cosmetici. Ogni acquisto in un supermercato equivale ad un contratto (di compravendita) e dove c’è un contratto c’è sempre l’incontro tra una proposta e l’accettazione di quella proposta. E’ dunque importante che tutti sappiano bene cos’è la proposta contrattuale e quando può essere revocata. Infatti non solo è necessario capire in concreto che cosa sia una proposta contrattuale, ma è altrettanto importante sapere se ed in che modo una proposta di acquisto oppure una proposta finalizzata a concludere un diverso contratto (di affitto, di comodato, di abbonamento ecc.) possa essere revocata senza incorrere in alcun tipo di problema. La pratica commerciale quotidiana ci mette di fronte a tantissime proposte contrattuali (immaginate semplicemente i capi di abbigliamento o gli elettrodomestici esposti in un negozio con l’indicazione del prezzo o alla proposta di vendita di un appartamento): nell’articolo che segue analizzeremo la struttura della proposta contrattuale e i modi con i quali essa, una volta che sia stata avanzata, possa poi essere revocata.

Che cos’è una proposta contrattuale?

La legge [1] stabilisce che il contratto (ogni tipo di contratto) è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte.

E’ vero anche che il contratto può concludersi anche in altri modi (ad esempio con le due parti che elaborano assieme il testo dell’accordo che costituirà il contratto oppure con due parti che si accordano nel momento in cui si fanno reciprocamente due identiche proposte), ma lo schema più frequente in assoluto è quello in cui una parte avanza una proposta che, poi, viene accettata dall’altra parte.

Detto questo, occorre aggiungere che la proposta è in sostanza una dichiarazione che contiene tutti gli elementi del contratto che si vuol concludere oltre alla chiara intenzione di obbligarsi (cioè di volersi impegnare).

Quindi una proposta di vendita di un appartamento sarà tale se conterrà gli elementi che identifichino l’appartamento in vendita, il prezzo, le condizioni per il pagamento.

Inoltre, alcune proposte contrattuali per essere valide devono avere una forma particolare: le proposte di vendita di un immobile, ad esempio, devono obbligatoriamente essere scritte; nei casi in cui non vi sia la necessità di una forma particolare, la proposta contrattuale può anche essere soltanto verbale (ad esempio la proposta di locazione di una bicicletta può essere fatta ad un amico anche soltanto in modo verbale).

La proposta contrattuale diventa impegnativa soltanto nel momento in cui giunge a conoscenza del destinatario: quindi la proposta di vendita di un capo di abbigliamento esposto in un esercizio è vincolante nel momento stesso in cui i clienti vedono il cartellino del prezzo sul capo esposto (di cui possono apprezzare tutti gli aspetti anche indossandolo).

In questi casi si parla di offerta al pubblico [2].

Nel caso di una proposta di vendita di un immobile, essa diventa vincolante quando il destinatario di essa l’avrà ricevuta e visionata (si pensi al cliente che in un’agenzia immobiliare ha potuto conoscere in dettaglio, visionandola, la proposta di vendita di un immobile che gli interessa).

La proposta contrattuale ha un termine di efficacia: cioè il suo carattere vincolante (per chi l’ha avanzata) cessa con la scadenza del termine che il proponente ha indicato oppure con la scadenza del termine richiesto dalla natura dell’affare: ad esempio, se voglio vendere un appartamento e nella proposta ho specificato che la proposta ha sei mesi di efficacia, è chiaro che scaduti i sei mesi, quella proposta non avrà più efficacia e non avrà valore l’accettazione di quella proposta intervenuta dopo i sei mesi.

Anche la morte di chi ha fatto la proposta o la perdita della capacità di contrattare di chi l’ha fatta (si pensi ad un sinistro che lasci in coma chi ha avanzato la proposta) fa perdere efficacia ad essa se la morte o la perdita della capacità si siano verificate prima della conoscenza della avvenuta accettazione: se invece il proponente muore dopo che egli abbia conosciuto l’accettazione della controparte, allora la proposta si intenderà sempre valida ed anche il contratto si dovrà considerare concluso tra gli eredi del proponente deceduto e chi avrà accettato la sua proposta.

La proposta è una dichiarazione anche soltanto verbale

Come e quando si può revocare la proposta contrattuale?

La proposta contrattuale, come qualsiasi altra dichiarazione, può anche essere revocata.

Ma fino a quando una proposta contrattuale può essere revocata impedendo, quindi, al contratto di concludersi?

In generale, secondo un primo orientamento, per revocare la proposta sarebbe sufficiente che la revoca stessa sia spedita dal proponente alla controparte prima che lui stesso abbia avuto conoscenza dell’accettazione.

Ma prevale un secondo orientamento secondo il quale anche la revoca è, come la proposta, un atto recettizio [3], un atto cioè che produce i suoi effetti solo dal momento in cui giunge a conoscenza del destinatario.

E, perciò, questo secondo orientamento (che è quello che la giurisprudenza [4] e la dottrina preferiscono) stabilisce la regola per cui la revoca produce i suoi effetti, impedendo la conclusione del contratto, soltanto se essa pervenga all’accettante prima che l’accettazione sia giunta a conoscenza del proponente.

Se, invece, l’accettazione della proposta contrattuale è arrivata al proponente prima dell’arrivo della revoca all’accettante, allora il contratto si dovrà considerare concluso e pienamente operativo tra le parti (e la revoca non produrrà alcun effetto).

Aggiungiamo che la proposta non può essere revocata se la proposta stessa, per volere del proponente, è nata come proposta ferma (che, cioè, il proponente si è impegnato a non ritirare per un certo lasso di tempo), oppure in caso di opzione (cioè di un accordo tra le parti in base a cui una delle parti resta impegnata alla sua proposta irrevocabile e l’altra può accettarla o meno).

Infine, nel caso di offerte al pubblico (merce esposta con il cartellino del prezzo), la revoca della proposta è possibile se avvenga nella stessa forma della proposta (quindi sostituendo il cartellino del prezzo con un altro).

La revoca della proposta è un atto recettizio

note

[1] Art. 1326 cod. civ.

[2] Art. 1336 cod. civ.

[3] Artt. 1334 e 1335 cod. civ.

[4] Cass. sent. n.6323/2000.


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