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Aborto: ultime sentenze

20 Marzo 2019
Aborto: ultime sentenze

Interruzione volontaria della gravidanza; omessa informazione sulla salute del feto; scelta di aborto e salute della donna; concussione per il medico che pratica aborti illegali a titolo oneroso.

Risultati dell’amniocentesi: escludono l’indagine sulla responsabilità del sanitario?

risultati dell’esame di amniocentesi – anche qualora ininfluenti sulla possibilità di abortire – al contrario certamente incidono sulla possibilità della madre di acquisire consapevolezza su ciò che accadrà, modificare gradualmente le proprie aspettative e prepararsi psicologicamente anche eventualmente ricorrendo ad adeguato supporto psicologico al fine di affrontare più saldamente l’attendibile percorso di accettazione e preparazione all’accoglimento del neonato e così calmierare l’eventuale impatto psicologico della notizia. Ciò comporta che sia comunque necessario accertare se effettivamente il sanitario abbia condotto con diligenza e perizia la propria prestazione, e se abbia correttamente informato la paziente sulla metodologia usata e sul grado di certezza raggiungibile scientificamente.

Tribunale Roma sez. XIII, 02/08/2018, n.16044

Mancato accertamento della malformazione del feto, scelta abortiva e responsabilità dei sanitari

Essendo state provate le rilevanti possibilità di accertamento diagnostico anche i fini di un aborto terapeutico oltre i 90 giorni; il collegamento eziologico fra l’omesso accertamento della malformazione e l’impossibilità per la madre di optare una legittima scelta ai fini dell’interruzione della gravidanza in atto; le mancate informazioni ai genitori sui limiti o il grado tecnico di approssimazione degli accertamenti strumentali effettuati, non consentendo loro anche scelte trattamentali alternative (intervento chirurgico in utero la cui possibilità non è stata esclusa in termini assoluti e documentati); va riconosciuta agli appellanti la risarcibilità del danno per le conseguente conduzione di una vita con disagi e sofferenze evitabili. La liquidazione di un tale danno è necessariamente equitativa quanto ad intensità della connessa sofferenza morale, ai pregiudizi derivanti dalla perdita di un figlio, perché, come questi, sono espressione di una irreparabile menomazione del rapporto parentale.

Corte appello Ancona sez. I, 27/04/2018, n.533

Omessa informazione sulle condizioni del feto 

In tema di pregiudizi da nascita indesiderata è necessario verificare preventivamente la responsabilità contrattuale del medico per l’omessa informazione alla gestante e la conseguente violazione della libertà di autodeterminazione della puerpera, non idoneamente informata, che si è vista sottrarre la possibilità di interrompere la gravidanza. Posta nell’alveo contrattuale la responsabilità del medico, la gestante deve in pratica concentrare i propri sforzi probatori sul quantum del pregiudizio sofferto (una volta dimostrato che, al momento della diagnosi, sussistevano le condizioni dell’aborto terapeutico).

Corte appello Roma sez. III, 28/07/2017, n.5179

Accesso delle coppie fertili alla procreazione assistita

La gravità della patologia genetica che rappresenta uno dei requisiti per la liceità dell’accesso delle coppie fertili alla procreazione medicalmente assistita previa diagnosi preimpianto deve essere valutata alla stregua del criterio di gravità di cui all’art. 6, l. n. 194/1978. In particolare, tale disposizione, per giustificare l’interruzione volontaria di gravidanza dopo i primi novanta giorni di gestazione, richiede che le patologie del nascituro siano state accertate, nonché siano rilevanti, e che il pericolo per la salute fisica o psichica della donna sia “grave”, così da giustificare l’aborto (nel caso di specie, è stato ritenuto che, nell’ipotesi in cui l’embrione fosse effetto dalla patologia osteocondromi multipli ereditari, cd. HMO, ereditata dal padre, sussisterebbe il serio pericolo per la salute psichica della madre, tale da giustificare l’accesso alla procreazione medicalmente assistita, previa diagnosi prempianto).

Tribunale Milano sez. I, 18/04/2017

Mancanza di una mano: è una malformazione rilevante ai fini dell’aborto terapeutico?

La mancanza di una mano non è una malformazione del nascituro così rilevante da mettere in serio pericolo la salute fisica e psichica della madre. Di conseguenza, non è possibile ottenere il risarcimento del danno da parte dei medici per non aver rilevato l’assenza dell’arto con l’ecografia morfologica, comunque effettuata dopo il novantesimo giorno. Ad affermarlo è la Cassazione che ribadisce il principio per cui dopo i 90 giorni l’aborto è possibile solo se il pericolo per la vita della donna è “grave” e le malformazioni del nascituro sono “rilevanti”. Nel caso di specie, la mancanza di una mano non può considerarsi anomalia “rilevante” per la legge e l’handicap con il quale era nato il bambino non era idoneo a incidere sulla vita e sulla salute della madre.

Cassazione civile sez. III, 11/04/2017, n.9251

Medico induce la donna ad abortire illegalmente 

Integra il reato di concussione la condotta del medico in servizio presso il reparto di ginecologia di un ospedale, il quale, strumentalizzando la propria posizione in ambito ospedaliero (era uno dei sanitari non obiettori in servizio presso l’ambulatorio di interruzione volontaria della gravidanza), con la prospettazione di lungaggini nella pratica standard e ostacoli organizzativi, induca le donne gravide, che avevano necessità di abortire in tempi contenuti, a un aborto illegale a pagamento presso il proprio studio.

Cassazione penale sez. VI, 15/11/2016, n.53444

Istanza di aborto della minorenne 

Qualora la minore, intenzionata a interrompere volontariamente la gravidanza, non compaia innanzi al giudice tutelare per essere sentita ai sensi dell’art. 12 l. 194/1978, non è possibile verificare la effettiva consapevolezza in capo alla stessa della scelta di abortire, con la conseguenza che la relativa istanza andrà rigettata.

Tribunale Mantova, 29/02/2016

Nascita indesiderata e diritto della madre a non procreare

In tema di omessa informazione medica sulla sussistenza delle condizioni che legittimano l’interruzione volontaria della gravidanza ex art. 6 l. n. 194 del 1978, la madre è onerata della prova controfattuale della volontà abortiva, ma può assolvere il relativo onere mediante presunzioni semplici.

Cassazione civile sez. un., 22/12/2015, n.25767

Omesso o mal riuscito intervento di sterilizzazione richiesto dalla partoriente

In tema di risarcimento del danno per la nascita indesiderata di un figlio a seguito di omesso o mal riuscito intervento di sterilizzazione, correttamente richiesto dalla partoriente, ai fini dell’art. 1227, comma 2, c.c. l’ordinaria diligenza è da intendersi nell’ambito di attività o scelte che non abbiano carattere di eccezionalità o comportino rischi o sacrifici, pertanto al fine di evitare i danni conseguenti alla mancata esecuzione della sterilizzazione, non esiste alcun obbligo della donna a sottoporsi a interruzione volontaria di gravidanza comportando l’aborto un sacrificio alla salute e alla libertà di autodeterminarsi della madre.

Tribunale Reggio Emilia sez. II, 07/10/2015, n.1298

Aborto: intervento pericoloso per la salute della donna

Gli art. 1, commi 1 e 2, e 4 comma 1, l. 19 febbraio 2004 n. 40 (Norme in materia di procreazione medicalmente assistita) sono incostituzionali, per violazione degli art. 3 e 32 cost., nella parte in cui non consentono l’accesso alla procreazione medicalmente assistita e, dunque, alla diagnosi e selezione preimpianto a coppie fertili che possono invece ricorrere all’aborto — intervento più pericoloso per la salute della donna, e comunque comportante la soppressione del concepito — in quanto portatrici di malattie genetiche trasmissibili, rispondenti ai criteri di gravità di cui all’art. 6, comma 1, lett. b), l. 22 maggio 1978 n. 194 (Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza), accertate da apposite strutture pubbliche.

Corte Costituzionale, 05/06/2015, n.96


note

Autore immagine: aborto di Ruslan Ivantsov


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