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Operazione chirurgica: ultime sentenze

20 Marzo 2019
Operazione chirurgica: ultime sentenze

Responsabilità professionale medica; erronea esecuzione dell’intervento chirurgico; violazione del consenso informato; onere probatorio e risarcimento del danno.

Diritto al rispetto della vita privata e familiare 

Sussiste una violazione dell’art. 8 CEDU sul diritto al rispetto della vita privata e familiare da parte di uno Stato contraente che non preveda la possibilità di ottenere la modifica del nome di un individuo iscritto nel registro dello stato civile come persona di sesso maschile, ma la cui identità sessuale è oramai pacificamente di genere femminile, seppure ancora nell’attesa di un’operazione chirurgica di transizione sessuale.

Corte europea diritti dell’uomo sez. I, 11/10/2018, n.55216

Danni riflessi da violazione dei doveri di informazione del paziente

Soggiace al termine di prescrizione decennale il diritto del danneggiato che agisce per il danno da lesione dell’autodeterminazione subito a seguito di un intervento chirurgico nei confronti della struttura sanitaria; viceversa, il diritto che i congiunti vantano, autonomamente, sebbene in via riflessa, ad essere risarciti dalla medesima struttura dei danni da loro direttamente subiti a causa dell’esito sfavorevole di una operazione subita dal danneggiato principale si colloca nell’ambito della responsabilità extracontrattuale e, pertanto, è soggetto al termine di prescrizione quinquennale.

Cassazione civile sez. III, 20/04/2018, n.9807

Responsabilità per attività medico-chirurgica e risarcimento del danno

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica il risarcimento del danno da lesione del diritto di autodeterminazione che si sia verificato per le non imprevedibili conseguenze di un atto terapeutico, necessario e correttamente eseguito “secundum legem artis”, ma tuttavia effettuato senza la preventiva informazione del paziente circa i suoi possibili effetti pregiudizievoli e dunque senza un consenso consapevolmente prestato, potrà conseguire alla allegazione del pregiudizio, la cui prova potrà essere fornita anche mediante presunzioni fondate, in un rapporto di proporzionalità inversa, sulla gravità delle condizioni di salute del paziente e sul grado di necessarietà dell’operazione.

Cassazione civile sez. III, 23/03/2018, n.7248

Obbligo di visionare la cartella clinica del paziente

Nel caso di erronea esecuzione di intervento chirurgico, il secondo aiuto di una equipe medica non può andare esente da ogni responsabilità solo per aver compiuto correttamente le mansioni a lui direttamente affidate, proprio per il principio del controllo reciproco che esiste in relazione al lavoro in équipe, secondo il quale l’obbligo di diligenza che grava su ciascun componente dell’equipe medica concerne non solo le specifiche mansioni a lui affidate, ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali: rientra infatti negli obblighi di diligenza che gravano su ciascun componente di una equipe chirurgica, sia esso in posizione sovra o sottordinata, quello di prendere visione, prima dell’operazione, della cartella clinica del paziente contenente tutti i dati atti a consentirgli di verificare, tra l’altro, se la scelta di intervenire chirurgicamente fosse corretta e fosse compatibile con le condizioni di salute del paziente.

Cassazione civile sez. III, 29/01/2018, n.2060

Responsabilità professionale medica in caso di intervento chirurgico in équipe

In tema di colpa professionale, in caso di intervento chirurgico in «équipe», il principio per cui ogni sanitario è tenuto a vigilare sulla correttezza dell’attività altrui, se del caso ponendo rimedio ad errori, che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio, non opera in relazione alle fasi dell’intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti, dovendo trovare applicazione il diverso principio dell’affidamento per cui può rispondere dell’errore o dell’omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica, non potendosi trasformare l’onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione negli spazi di competenza altrui.

Cassazione penale sez. IV, 23/01/2018, n.22007

Operazione chirurgica ginecologica: divieto di discriminazione e risarcimento del danno

Sussiste una violazione dell’art. 14 CEDU che sancisce il divieto di discriminazione, in combinato disposto con l’art. 8 CEDU sul diritto al rispetto della vita privata e familiare, da parte di uno Stato contraente le cui autorità giurisdizionali nel risarcire i danni derivanti da un’operazione chirurgica a carattere ginecologico si fondino sul criterio del sesso e dell’età della danneggiata al fine di ridurre il quantum risarcibile.

Corte europea diritti dell’uomo sez. IV, 25/07/2017, n.17484

Danni da operazione chirurgica: onere probatorio e accertamento del nesso causale

In tema di domanda risarcitoria per danni derivanti da un’operazione chirurgica, dal punto di vista della dicotomia adempimento-inadempimento, l’attore (presunto danneggiato) deve allegare specificamente la mancata guarigione o l’aggravamento della patologia di ingresso e gli specifici profili di inadempimento del medico e/o della struttura nosocomiale; il medico e/o la struttura hanno l’onere della prova che l’inadempimento non vi è stato affatto o se vi è stato, non è dipeso da causa ad essi imputabile ovvero non è stato causa del danno; dal punto di vista del nesso causale, ove il giudice non sia in grado di accertare in modo certo e pieno, in base al principio del libero convincimento, la derivazione del danno dalla condotta del medico e/o della struttura, occorrerà verificare se in mancanza della condotta sanitaria censurabile (ovvero in presenza di una condotta più appropriata ed omessa) i risultati (in termini di normalità applicata alla singola e complessiva fattispecie) sarebbero stati diversi e migliori (per il paziente) secondo il principio del più probabile che non. Nel caso di specie, l’attrice ha del tutto fallito quanto all’assolvimento dell’onere della prova, sotto il profilo della specifica allegazione dell’inadempimento del medico e pertanto la sua domanda va rigettata.

Tribunale Roma sez. XIII, 14/07/2016

Inesatto adempimento della prestazione: chi è responsabile?

In tema di responsabilità civile nell’attività medico – chirurgica, l’ente ospedaliero risponde a titolo contrattuale per i danni subiti da un privato a causa della non diligente esecuzione della prestazione medica da parte di un medico proprio dipendente ed anche l’obbligazione di quest’ultimo nei confronti del paziente, ancorchè non fondata sul contratto, ma sul “contatto sociale”, ha natura contrattuale, atteso che ad esso si ricollegano obblighi di comportamento di varia natura, diretti a garantire che siano tutelati gli interessi che sono emersi o sono esposti a pericolo in occasione del contatto stesso. Tale situazione si riscontra nei confronti dell’operatore di una professione c.d. protetta (per la quale cioè è richiesta una speciale abilitazione), particolarmente quando essa abbia ad oggetto beni costituzionalmente garantiti come il bene della salute tutelato dall’art. 32 Cost. Ne consegue che alla responsabilità contrattuale del medico per il danno alla persona, causato da imperizia nell’ esecuzione di un’operazione chirurgica, si applica l’ordinario termine di prescrizione decennale.

Tribunale Napoli sez. II, 02/11/2017, n.10829

Domanda risarcitoria per danni da operazione chirurgica

In tema di domanda risarcitoria per danni derivanti da un’operazione chirurgica, dal punto di vista della dicotomia adempimento-inadempimento, l’attore (presunto danneggiato) deve allegare specificamente la mancata guarigione o l’aggravamento della patologia di ingresso e gli specifici profili di inadempimento del medico e/o della struttura nosocomiale; il medico e/o la struttura hanno l’onere della prova che l’inadempimento non vi è stato affatto o se vi è stato, non è dipeso da causa ad essi imputabile ovvero non è stato causa del danno; dal punto di vista del nesso causale, ove il giudice non sia in grado di accertare in modo certo e pieno, in base al principio del libero convincimento, la derivazione del danno dalla condotta del medico e/o della struttura, occorrerà verificare se in mancanza della condotta sanitaria censurabile (ovvero in presenza di una condotta più appropriata ed omessa) i risultati (in termini di normalità applicata alla singola e complessiva fattispecie) sarebbero stati diversi e migliori (per il paziente) secondo il principio del più probabile che non. Nel caso di specie, l’attrice ha del tutto fallito quanto all’assolvimento dell’onere della prova, sotto il profilo della specifica allegazione dell’inadempimento del medico e pertanto la sua domanda va rigettata.

Tribunale Roma sez. XIII, 14/07/2016

Difetto della protesi: chi è responsabile dell’insuccesso dell’operazione?

In tema di domanda di risarcimento dei danni conseguenti ad un intervento di innesto di protesi, se la causa dell’insuccesso dell’operazione è circoscritta ad un difetto di fabbricazione dell’impianto artificiale, responsabili dell’accaduto sono la casa di produzione e il chirurgo che ha anche progettato e verificato la protesi prima della sua applicazione.

Privi di responsabilità sono, invece, i collaboratori che hanno partecipato all’intervento, in quanto la condotta lesiva non si è realizzata durante l’operazione chirurgica, ma prima di essa.

Per la stessa ragione va esclusa la responsabilità della struttura sanitaria che risponde dell’operato dei medici per i fatti di cui i sanitari sono responsabili dentro la struttura sanitaria.

Tribunale Firenze sez. II, 18/11/2014, n.3574


note

Autore immagine: operazione chirurgica di Gorodenkoff


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