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Inidoneità mansione: ultime sentenze

20 Marzo 2019
Inidoneità mansione: ultime sentenze

Inidoneità fisica o psichica del lavoratore; collocazioni alternative del lavoratore; come evitare il licenziamento; estinzione del rapporto di lavoro.

Licenziamento intimato per inidoneità fisica o psichica

In caso di licenziamento intimato per inidoneità fisica o psichica, la violazione dell’obbligo datoriale di adibire il lavoratore ad alternative possibili mansioni, cui lo stesso sia idoneo e compatibili con il suo stato di salute, integra l’ipotesi di difetto di giustificazione, suscettibile di reintegrazione, a norma dell’art. 18, comma 7, della l. n. 300 del 1970, come modificato dalla legge n. 92 del 2012.

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2018, n.26675

Datore di lavoro: può convertire un giudizio clinico di idoneità con limiti a determinate mansioni?

Non è consentito al datore di lavoro  – in capo al quale, oltre che il requisito della terzietà, difettano le necessarie competenze tecniche –  convertire autonomamente (in ragione dell’asserito fatto che le limitazioni/prescrizioni renderebbero sostanzialmente inutilizzabile la prestazione lavorativa) un giudizio clinico di idoneità -con limitazioni- a determinate mansioni in un giudizio di inidoneità temporanea a quelle stesse mansioni.

Corte appello Torino sez. lav., 15/02/2018, n.943

Obbligo di cercare collocazioni alternative del lavoratore per evitare il licenziamento

La sopravvenuta infermità permanente del lavoratore non costituisce una impossibilità della prestazione lavorativa integrante giustificato motivo oggettivo di recesso del datore di lavoro qualora il dipendente possa essere adibito a mansioni equivalenti o, se impossibile, anche inferiori purché, da un lato,la diversa attività sia utilizzabile nell’impresa, secondo l’assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall’imprenditore nel rispetto dei diritti al lavoro e alla salute, e, dall’altro, l’adeguamento sia sorretto dal consenso e dall’interesse dello stesso lavoratore.

Ne consegue che, ove il dipendente abbia manifestato, pur senza forme rituali, il consenso a svolgere mansioni inferiori, il datore ha l’onere di giustificare il recesso, fornendo la prova delle attività svolte in azienda e della relativa inidoneità fisica del lavoratore o dell’impossibilità di assegnarlo ad esse per ragioni tecnico-produttive, considerato che egli non è tenuto ad adottare particolari misure, che vadano oltre il dovere di sicurezza imposto dalla legge, al fine di porsi in condizione di cooperare all’accettazione della prestazione lavorativa di soggetti affetti da infermità.

Cassazione civile sez. lav., 06/12/2017, n.29250

Inidoneità del lavoratore per le aziende di igiene urbana

In tema di estinzione del rapporto di lavoro per sopravvenuta inidoneità del lavoratore, l’art. 40 del c.c.n.l. per le aziende municipalizzate di igiene urbana – per cui il lavoratore riconosciuto idoneo alle mansioni di assunzione o di successiva assegnazione ha diritto ad una somma una tantum in caso di infruttuoso esperimento della procedura di riallocazione – deve essere interpretato nel senso che l’indennità compete in tutti i casi nei quali non sia stato raggiunto l’accordo per lo svolgimento di mansioni alternative, non distinguendo il contratto collettivo tra il caso in cui l’azienda non abbia offerto al lavoratore una mansione diversa e il caso in cui il lavoratore l’abbia rifiutata.

Corte appello Torino sez. lav., 09/06/2017, n.239

Licenziamento di disabile per motivi legati all’organizzazione del lavoro

Il datore di lavoro può procedere al licenziamento di un disabile per motivi legati all’organizzazione del lavoro per aggravamenti delle condizioni del soggetto solo a seguito di specifico giudizio della speciale commissione ex articolo 10, comma 3, della legge 68/1999 con cui venga accertata la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all’interno dell’azienda. A tal fine, dunque, non è sufficiente il solo giudizio d’inidoneità alla mansione specifica espresso dal medico competente nell’ambito della sorveglianza sanitaria ex Dlgs 81/2008, posto che la normativa sul collocamento obbligatorio dei disabili è norma speciale. Ad affermarlo è la Cassazione che ha accolto il ricorso di un lavoratore disabile, licenziato a seguito di aggravamento delle sue condizioni di salute. Per la Corte, solo la commissione medica può stabilire se le condizioni di salute del lavoratore siano tali da determinare un’incompatibilità con la prosecuzione dell’attività lavorativa e se vi sia assoluta impossibilità di un suo reinserimento.

Cassazione civile sez. lav., 28/04/2017, n.10576

Impossibilità di ricollocazione del lavoratore divenuto infermo permanente

Nel caso di sopravvenuta infermità permanente del lavoratore e conseguente inidoneità alla mansione, gli elementi in fatto acquisiti nel corso del processo sono idonei a dimostrare la inesistenza attuale o la copertura con altro lavoratore di posizioni lavorative compatibili, dovendo escludersi la sussistenza di un obbligo del datore di lavoro o di licenziare altro lavoratore al fine di liberare la posizione lavorativa compatibile, ovvero quella di creare ex novo un posto di lavoro ritagliato sulle residue capacità lavorative del dipendente. Diversamente il discorso dovrebbe essere impostato ove si discutesse di un caso di avviamento obbligatorio ai sensi degli artt. 1 e 3 della L. 68/1999 nell’attuale sistema che peraltro privilegia l’individuazione prima dell’avviamento di mansioni compatibili con la condizione di disabilità.

Corte appello Milano sez. lav., 03/02/2017, n.289

Ccnl delle aziende municipalizzate di igiene urbana: a chi spetta l’indennità?

In tema di estinzione del rapporto di lavoro per sopravvenuta inidoneità del lavoratore, l’art. 40 del c.c.n.l. del 31 ottobre 1995, delle aziende municipalizzate di igiene urbana, per cui il lavoratore riconosciuto inidoneo alle mansioni di assunzione o di successiva assegnazione ha diritto ad una somma “una tantum” in caso di infruttuoso esperimento della procedura di riallocazione, si interpreta nel senso che l’indennità compete in tutti i casi nei quali non sia stato raggiunto l’accordo per lo svolgimento di mansioni alternative, non distinguendo il c.c.n.l. tra il caso in cui l’azienda non abbia offerto al lavoratore una mansione diversa e il caso in cui il lavoratore l’abbia rifiutata.

Cassazione civile sez. lav., 04/08/2016, n.16348

PA deve e tentativo di recupero del dipendente esonerato dal servizio per inidoneità fisica o psichica

In tema di esonero dal servizio, per inidoneità fisica o psichica, del pubblico impiegato, l’art. 22 ter del c.c.n.l. del 16 maggio 1995 comparto Ministeri, come integrato dall’art. 4 del c.c.n.l. del 22 ottobre 1997, si esprime in termini di assoluta doverosità riguardo ai comportamenti richiesti alla P.A., che deve esperire ogni utile tentativo per il recupero del dipendente al servizio attivo, se del caso con mansioni diverse e, in carenza di posti e previo consenso dell’interessato, anche inferiori, nonché in termini di mera possibilità in ordine alla provenienza della richiesta, di reinquadramento, dal dipendente, sicché, anche in assenza dell’iniziativa del lavoratore, non più idoneo alla mansione, il datore di lavoro pubblico non è esonerato dal percorrere tutte le strade alternative, previste nello stesso c.c.n.l., prima di adottare il provvedimento di dispensa.

Cassazione civile sez. lav., 11/07/2016, n.14113

Licenziamento intimato al lavoratore non vedente in assenza di accertamento sanitario: è nullo?

Il licenziamento intimato al lavoratore non vedente in assenza di alcun accertamento sanitario a norma dell’art. 5 statuto dei lavoratori e sulla base della contestazione che il datore di lavoro ha appreso in ritardo, rispetto all’accertamento, il riconoscimento dello status di invalido civile, da cui discenderebbero, alternativamente le conseguenze dell’occultamento di tale condizioni da parte del dipendente o la sua inidoneità alla mansione, è nullo e non illegittimo, posto che la condizione di cecità del lavoratore costituisce ragione esclusiva del recesso e non mero presupposto di fatto della non proficuità della prestazione lavorativa.

Cassazione civile sez. lav., 26/04/2016, n.8248

Estinzione del rapporto di lavoro per sopravvenuta inidoneità del lavoratore

In tema di estinzione del rapporto di lavoro per sopravvenuta inidoneità del lavoratore, l’art. 40 del CCNL per le aziende municipalizzate di igiene urbana – per cui il lavoratore riconosciuto inidoneo alle mansioni di assunzione o di successiva assegnazione ha diritto ad una somma una tantum in caso di infruttuoso esperimento della procedura di riallocazione – deve essere interpretato nel senso che l’indennità compete in tutti i casi nei quali non sia stato raggiunto l’accordo per lo svolgimento di mansioni alternative, non distinguendo il contratto collettivo tra il caso in cui l’azienda non abbia offerto al lavoratore una mansione diversa e il caso in cui il lavoratore l’abbia rifiutata.

Cassazione civile sez. lav., 24/03/2016, n.5902


note

Autore immagine: inidoneità mansione di Kaspars Grinvalds


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