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Nascita indesiderata: ultime sentenze

18 Marzo 2021
Nascita indesiderata: ultime sentenze

Responsabilità medica da nascita indesiderata; errata diagnosi; grave pericolo per la salute fisica della donna e del nascituro; onere della prova; diritto al risarcimento del danno.

Nascita indesiderata

Nel giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno cosiddetto da nascita indesiderata, è onere della parte attrice allegare e dimostrare la sussistenza delle condizioni legittimanti l’interruzione della gravidanza, ai sensi dell’art. 6, comma 1, lett. b) della L. 22 maggio 1978 n. 194, ovvero che la conoscibilità, da parte della stessa, dell’esistenza di rilevanti anomalie o malformazioni del feto avrebbe generato uno stato patologico tale da mettere in pericolo la sua salute fisica o psichica. L’accertamento in fatto delle condizioni in parola è riservato al giudice di merito e rimane insindacabile in sede di legittimità, sempreché il giudizio si sia compiuto nel rispetto dei parametri normativi di riferimento.

Tribunale Benevento sez. II, 05/02/2021, n.243

Mancata informazione di possibili malformazioni del feto

Nel giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno cosiddetto da nascita indesiderata, il medico che non informi correttamente e compiutamente la gestante dei rischi di malformazioni fetali correlate a una patologia dalla medesima contratta può essere chiamato a risarcire i danni conseguiti alla mancata interruzione della gravidanza, la quale si giustifica oltre il novantesimo giorno, ai sensi dell’art. 6, lett. b), della legge n. 194 del 1978, in presenza di un accertamento di processi patologici che possono provocare, con apprezzabile grado di probabilità, rilevanti anomalie del nascituro, idonei a determinare per la donna un grave pericolo – da accertarsi in concreto e caso per caso, senza che sia necessario che la malformazione si sia già prodotta o risulti strumentalmente o clinicamente accertata – per la sua salute fisica o psichica.

Cassazione civile sez. III, 15/01/2021, n.653

Risarcimento del danno da nascita indesiderata

Nel giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno cosiddetto da nascita indesiderata, è onere della parte attrice allegare e dimostrare la sussistenza delle condizioni legittimanti l’interruzione della gravidanza, ai sensi dell’art. 6, lett. b, l. n. 194 del 1978, ovvero che la conoscibilità, da parte della stessa, dell’esistenza di rilevanti anomalie o malformazioni del feto avrebbe generato uno stato patologico tale da mettere in pericolo la sua salute fisica o psichica. L’accertamento in fatto delle condizioni in parola è riservato al giudice di merito e rimane insindacabile in sede di legittimità, sempreché il giudizio si sia compiuto nel rispetto dei parametri normativi di riferimento.

Cassazione civile sez. III, 06/07/2020, n.13881

Responsabilità medica e danni conseguenti ad una nascita indesiderata

Se unica è la condotta lesiva, da individuare nella omissione da parte dei medici delle gravi malformazioni del feto, integrante inadempimento contrattuale colpevole, diversa è, invece, la “situazione soggettiva finale pregiudicata”, non potendosi confondersi, nella specie, il diritto di interrompere la gravidanza con il differente diritto alla predisposizione della gestione familiare in vista dell’accoglimento del nascituro malformato.

Con la conseguenza che, dedotta a fondamento della pretesa risarcitoria l’impossibilità, cagionata dall’inadempimento della prestazione professionale, di poter evitare la nascita, costituisce fatto nuovo la allegazione del differente interesse alla possibilità dei genitori di predisporre un’efficace organizzazione di assistenza del neonato.

Cassazione civile sez. III, 10/06/2020, n.11123

Erronea esecuzione dell’intervento d’interruzione della gravidanza

Nell’ipotesi di erronea esecuzione dell’intervento d’interruzione della gravidanza che abbia dato luogo ad una nascita indesiderata, in virtù dell’interpretazione costituzionalmente orientata degli artt. 1 e 4 della legge n. 194/1978, deve essere riconosciuto non soltanto il danno alla salute psico-fisica della donna ma anche quello sofferto da entrambi i genitori per la lesione della loro libertà di autodeterminazione, da riconoscersi in relazione alle negative ricadute esistenziali derivanti dalla violazione del diritto a non dar seguito alla gestazione nell’ambito dei tempi e delle modalità stabilite dalla legge e prescindendo totalmente dalle condizioni di salute del nato, intendendosi per danni patrimoniali quelli derivanti dal necessario mantenimento della piccola e conseguenti alla compressione del diritto alla paternità consapevole e autodeterminata (nella specie pari ad € 82.000,00), mentre il danno non patrimoniale in favore del padre va determinato tenuto conto dell’incidenza della nascita sulla situazione di vita dello stesso e della scelta diversa che egli avrebbe privilegiato, assieme a sua moglie, se avesse potuto intervenire tempestivamente (nella specie: pari ad € 10.000,00).

Corte appello Torino sez. I, 08/05/2020, n.489

Onere della prova ai fini del risarcimento del danno da nascita indesiderata

Nel giudizio avente ad oggetto il risarcimento del danno cosiddetto da nascita indesiderata è onere della parte attrice allegare e dimostrare – con riguardo alla sua concreta situazione – la sussistenza delle condizioni legittimanti l’interruzione della gravidanza ai sensi dell’art. 6, lett. b), della legge 22 maggio 1978, n. 194, ovvero che la conoscibilità, da parte della stessa, dell’esistenza di rilevanti anomalie o malformazioni del feto avrebbe generato uno stato patologico tale da mettere in pericolo la sua salute fisica o psichica.

Tribunale Roma sez. XIII, 02/08/2018, n.16044

Nascita indesiderata: diritto al risarcimento della donna che ha richiesto test clinici 

In tema di responsabilità medica da nascita indesiderata, il genitore che agisce per il risarcimento del danno ha l’onere di provare che la madre avrebbe esercitato la facoltà d’interrompere la gravidanza – ricorrendone le condizioni di legge – ove fosse stata tempestivamente informata dell’anomalia fetale; quest’onere può essere assolto tramite praesumptio hominis, in base a inferenze desumibili dagli elementi di prova, quali il ricorso al consulto medico proprio per conoscere lo stato di salute del nascituro, le precarie condizioni psico -fisiche della gestante o le sue pregresse manifestazioni di pensiero propense all’opzione abortiva, gravando sul medico la prova contraria, che la donna non si sarebbe determinata all’aborto per qualsivoglia ragione personale (nella specie, la Corte ha riconosciuto il diritto al risarcimento nei confronti di una donna che aveva chiesto più e più volte di effettuare test clinici sul nascituro, risultato poi affetto di sindrome di Down, ma il suo ginecologo si era opposto, sconsigliando ogni pratica invasiva sul feto).

Cassazione civile sez. III, 19/07/2018, n.19151

Erronea diagnosi e nascita indesiderata: il padre ha diritto al risarcimento?

In tema di responsabilità del medico per erronea diagnosi concernente il feto e conseguente nascita indesiderata, il risarcimento dei danni che costituiscono conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento della struttura sanitaria all’obbligazione di natura contrattuale spetta non solo alla madre ma anche al padre, atteso il complesso di diritti e doveri che, secondo l’ordinamento, si incentrano sulla procreazione cosciente e responsabile, considerando che, agli effetti negativi della condotta del medico ed alla responsabilità della struttura in cui egli opera, non può ritenersi estraneo il padre, il quale deve, perciò, considerarsi tra i soggetti “protetti” e, quindi, tra coloro rispetto ai quali la prestazione mancata o inesatta è qualificabile come inadempimento, con il correlato diritto al risarcimento dei conseguenti danni, immediati e diretti, fra i quali deve ricomprendersi il pregiudizio di carattere patrimoniale derivante dai doveri di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli.

Cassazione civile sez. III, 05/02/2018, n.2675

Erronea esecuzione dell’intervento di interruzione della gravidanza

In tema di danno da nascita indesiderata dovuta all’erronea esecuzione dell’intervento di interruzione della gravidanza, cui la paziente si sia volontariamente sottoposta nel rispetto delle condizioni prescritte dall’art. 4 l. 194/1978, deve riconoscersi il pregiudizio sofferto da entrambi i genitori per la lesione della libertà di autodeterminazione, diritto che una lettura costituzionalmente orientata della l. 194/1978 consente di ricollegare ad una visione complessiva del bene salute, inteso come benessere psicofisico della persona.

Cassazione civile sez. III, 29/01/2018, n.2070

Omessa diagnosi di malformazioni del feto

In tema di danno da nascita indesiderata per omessa diagnosi di malformazioni del feto, se già in termini generali non può ritenersi provato ipso facto il nesso tra l’informazione e l’intenzione di interrompere la gravidanza, l’onere di provare tale nesso, gravante sulla gestante, diventa ancora più pregnante nei casi di aborto ultra trimestrale, ove si rende necessaria altresì la prova del grave pericolo per la salute della donna ex art. 6 l. 194/1978.

Cassazione civile sez. III, 19/01/2018, n.1252

Responsabilità medica da nascita indesiderata: pericolo per la salute della donna

In tema di responsabilità medica da nascita indesiderata, il genitore che agisce per il risarcimento del danno deve provare gli elementi costitutivi della sua pretesa e tra questi, in particolare, nel caso di specie, la sussistenza dei presupposti di legge dell’interruzione volontaria di gravidanza, vale a dire il “ grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna” (ex art. 6, lett. b), l. n. 194 del 1978).

Cassazione civile sez. III, 31/10/2017, n.25849

Responsabilità medica, anomalia fetale e onere della prova

In tema di responsabilità medica da nascita indesiderata, il genitore che agisce per il risarcimento del danno ha l’onere di provare che la madre avrebbe esercitato la facoltà d’interrompere la gravidanza – ricorrendone le condizioni di legge, L. 194/78 – ove fosse stata tempestivamente informata dell’anomalia fetale; quest’onere può essere assolto tramite praesumptio hominis, in base a inferenze desumibili dagli elementi di prova, quali il ricorso al consulto medico proprio per conoscere lo stato di salute del nascituro, le precarie condizioni psico-fisiche della gestante o le sue pregresse manifestazioni di pensiero propense all’opzione abortiva, gravando sul medico la prova contraria, che la donna non si sarebbe determinata all’aborto per qualsivoglia ragione personale.

Corte appello Roma sez. III, 28/07/2017, n.5179

Nato disabile: ha diritto al risarcimento del danno?

In tema di responsabilità medica da nascita indesiderata, il nato disabile non ha diritto al risarcimento del danno, né sotto sotto il profilo dell’inserimento del nato in un ambiente familiare non preparato ad accoglierlo, né sotto quello della lesione del c.d. diritto a non nascere se non sani: in entrambi i casi la sofferenza sofferta dal nato non è comparabile con l’unica alternativa ipotizzabile, rappresentata dall’interruzione della gravidanza.

Cassazione civile sez. III, 11/04/2017, n.9251

Soggetti legittimati alla richiesta risarcitoria e relativo onere della prova

In tema di danno da nascita indesiderata, non ricorrono le condizioni perché l’interruzione della gravidanza possa ritenersi legalmente consentita nel caso in cui sia decorso il novantesimo giorno dall’inizio della gestazione e della malformazione da cui era affetto il nascituro, non sussista grave pericolo di vita della gestante e non risulti l’elemento negativo dell’impossibilità di vita autonoma del feto: ne consegue che – pur accertata l’erroneità della diagnosi prenatale – non sussiste alcun diritto dei genitori al risarcimento del suddetto danno.

Corte appello Catania sez. I, 31/03/2016, n.536

Alle Sezioni Unite la nascita indesiderata

Preso atto del contrasto giurisprudenziale concernente il riparto degli oneri probatori in caso di domanda di risarcimento dei danni da «nascita indesiderata», nonché di legittimazione attiva del nato malformato, la Suprema Corte ha chiesto alle Sezioni Unite di fare chiarezza.

Cassazione civile sez. III, 23/02/2015, n.3569


note

Autore immagine: nascita indesiderata di lavizzara


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