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Stalking telefonico: ultime sentenze

21 Marzo 2019
Stalking telefonico: ultime sentenze

Quando si configura il reato di stalking; molestie telefoniche; tentativi di riallacciare un rapporto; stato d’ansia della vittima.

Stalking: basta il dolo generico per integrare il reato

Nel delitto di atti persecutori, l’elemento soggettivo è integrato dal dolo generico, che consiste nella volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice; esso, avendo ad oggetto un reato abituale di evento, deve essere unitario, esprimendo un’intenzione criminosa che travalica i singoli atti che compongono la condotta tipica, anche se può realizzarsi in modo graduale, non essendo necessario che l’agente si rappresenti e voglia fin dal principio la realizzazione della serie degli episodi (confermata la condanna per l’imputato, colpevole di avere perseguitato una professionista, che doveva effettuare una consulenza psicologica sulla figlia, tramite l’invio di dodici messaggi attraverso whatsapp e due telefonate).

Cassazione penale sez. V, 07/11/2018, n.61

Come va interpretato l’atteggiamento equivoco della vittima?

In tema di atti persecutori l’atteggiamento equivoco della vittima non deve essere interpretato come segno di inattendibilità della stessa giacché il rispetto della personalità individuale e della libertà morale della persona esigono che l’altro non approfitti della debolezza caratteriale. (Nel caso di specie, l’imputato dopo la rottura del rapporto sentimentale, aveva inviato 70 telefonate e 170 messaggi in 20 giorni stazionando sotto l’abitazione della stessa nonché entrando contro la sua volontà nell’abitazione e nella cantina e danneggiando varie suppellettili dell’appartamento e il portone d’ingresso).

Tribunale Chieti, 15/10/2018, n.1096

Telefonate, invio di messaggi e visite a sorpresa: possono integrare lo stalking?

Integra stalking la condotta dell’imputato che si sostanzia in plurime molestie e minacce, rappresentate da visite ripetute, anche a sorpresa, sul luogo di lavoro della persona offesa, da invio di messaggi dal contenuto minaccioso ed offensivo, ai quali, peraltro, non seguiva risposta, da continue chiamate telefoniche, nonostante la parte lesa avesse spiegato che non era sua intenzione quella di riprendere il rapporto con l’imputato.

Cassazione penale sez. V, 10/07/2018, n.48874

Reiterate molestie telefoniche e minaccia di divulgazione delle foto intime 

Le reiterate molestie telefoniche insieme alla minaccia di divulgare foto intime integrano il reato di atti persecutori incidendo fortemente sulla libertà di autodeterminazione di una persona compromettendone durevolmente l’equilibrio psichico.

Tribunale Chieti, 17/05/2018, n.655

Paura e stato d’ansia della vittima

Lo stato di ansia e di paura nel reato di stalking può essere dedotto dal giudice sulla base delle dichiarazioni rese dalla vittima e dai suoi comportamenti conseguenti la condotta posta in essere dall’autore del reato. (Nel caso di specie , si trattava di continue telefonate di minaccia e di richieste di denaro quale contro – valore di oggetti ricevuti dalla vittima durante il rapporto sentimentale).

Tribunale Chieti, 29/03/2018, n.443

Stalking: la mancanza di prova su alcuni episodi esclude il reato?

In tema di stalking, la mancanza di prova su alcuni episodi non esclude di per sé il reato se gli altri provati siano tali da produrre gli effetti dannosi nella vittima voluti dalla norma. (Nel caso di specie non vi era la prova certa di un danneggiamento e di telefonate notturne mute ma non degli altri episodi di ingiuria e minaccia raccontati dalla vittima).

Tribunale Napoli Nord, 15/03/2018, n.493

Esame degli elementi dello stalking

Il reato di atti persecutori, di cui all’articolo 612-bis del Cp, è configurabile anche in caso di comportamenti reiterati di minaccia e molestia posti in essere nei confronti dei vicini di casa. Ad affermarlo è la Cassazione che ribalta la sentenza di merito che aveva assolto l’imputato non ritenendo integrati gli estremi dello stalking. Per la Suprema corte, invece, nel caso di specie in cui l’imputato aveva assunto una serie di condotte di disturbo, dalla campana collegata al telefono, agli asini custoditi a pochi metri dall’abitazione dei confinanti, sino al motore del camion accesso anche per ore sotto le finestre dei vicini, è possibile che sussistano gli elementi dello stalking, i quali vanno esaminati a prescindere dalla valutazione dell’effettiva esistenza di un movente connesso a esigenze lavorative o all’esercizio del diritto di proprietà dell’imputato.

Cassazione penale sez. V, 20/12/2017, n.20473

Condotte tipiche del reato di stalking

Il reato di stalking è contraddistinto da condotte quali quelle di sorvegliare, aspettare, appostarsi sotto casa o nel luogo di lavoro, pedinare, comunicare per telefono o via sms, minacciare, danneggiare cose di proprietà della vittima o di persone a lei vicine.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I, 18/10/2016, n.4781

Reato di stalking e stato d’ansia della vittima

Si integra il reato di stalking qualora l’imputato, con condotte reiterate, si sia recato in molte occasioni presso l’abitazione della ex moglie per insultarla e minacciarla anche di morte, le abbia fatto moltissime telefonate sempre per insultarla e minacciarla di morte, le abbia inviato molti messaggi di analogo tenore provocando alla vittima un grave stato d’ansia e fondato timore per l’incolumità.

Corte appello Milano sez. I, 18/07/2016, n.5247

Numero limitato di telefonate mute: stalking o molestia?

Un numero esiguo di telefonate mute, effettuate nell’arco temporale di venti mesi, sebbene non bastino ad integrare gli estremi del delitto di atti persecutori, possono tuttavia assumere rilevanza penale in termini di molestia.

Cassazione penale sez. V, 04/07/2016, n.45547

Condanna per stalking: è legittimo l’affidamento ai servizi sociali?

È illegittimo il no ai domiciliari o all’affidamento ai servizi sociali per la persona condannata per stalking che abbia dato prova di ravvedimento e abbia prospettive di lavoro con buona possibilità di reinserimento sociale. Ad affermarlo è la Cassazione che ha annullato l’ordinanza con la quale il Tribunale di sorveglianza aveva respinto la richiesta di una misura alternativa alla detenzione in favore di una donna condannata per stalking nei confronti del suo ex fidanzato e che doveva scontare una pena residua di 10 mesi. A fronte delle certificazioni positive rilasciate dalla Asl e dell’inizio di una nuova relazione sentimentale, i giudici di merito avevano invece dato maggior peso al fatto che l’ex fidanzato aveva denunciato la donna per una nuova telefonata fatta in epoca successiva alla condanna.

Cassazione penale sez. I, 17/02/2016, n.26687


note

Autore immagine: stalking telefonico di Lisa S.


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