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Violazione del consenso informato: ultime sentenze

5 Luglio 2022
Violazione del consenso informato: ultime sentenze

Dovere di informare il paziente sulla natura e sulla rischiosità dell’intervento; inadempimento del medico; onere probatorio; risarcimento del danno alla salute.

Indice

Inadempimento dell’obbligo di acquisire il consenso informato del paziente

In materia di responsabilità sanitaria, l’inadempimento dell’obbligo di acquisire il consenso informato del paziente assume diversa rilevanza causale a seconda che sia dedotta la violazione del diritto all’autodeterminazione o la lesione del diritto alla salute posto che, se, nel primo caso, l’omessa o insufficiente informazione preventiva evidenzia “ex se” una relazione causale diretta con la compromissione dell’interesse all’autonoma valutazione dei rischi e dei benefici del trattamento sanitario, nel secondo, invece, l’incidenza eziologica del deficit informativo sul risultato pregiudizievole dell’atto terapeutico correttamente eseguito dipende dall’opzione che il paziente avrebbe esercitato se fosse stato adeguatamente informato ed è configurabile soltanto in caso di presunto dissenso, con la conseguenza che l’allegazione dei fatti dimostrativi di tale scelta costituisce parte integrante dell’onere della prova – gravante sul danneggiato – del nesso eziologico tra inadempimento ed evento dannoso. Ciò non esclude comunque che, anche qualora venga dedotta la violazione del diritto all’autodeterminazione, sia indispensabile allegare specificamente quali altri pregiudizi, diversi dal danno alla salute eventualmente derivato, il danneggiato abbia subito, dovendosi negare un danno in “re ipsa”.

Tribunale Perugia sez. II, 18/02/2022, n.248

Risarcimento del danno da lesione del diritto di autodeterminazione

La violazione da parte del medico del dovere di informare il paziente sulla natura e la rischiosità dell’intervento cui il secondo va sottoposto può causare due diversi tipi di danni: un danno alla salute – che sussiste quando sia ragionevole ritenere che il paziente, se fosse stato correttamente informato, non avrebbe acconsentito al trattamento – ed un danno propriamente da lesione del diritto all’autodeterminazione – che si configura quando, a causa dell’omessa informazione, il paziente abbia subìto un danno diverso dalla lesione del diritto alla salute -. Pertanto, in questa seconda ipotesi la lesione del diritto all’autodeterminazione sarà risarcibile ove siano derivate conseguenze dannose di natura non patrimoniale, quali sofferenze soggettive e limitazione della libertà di disporre di sé stessi, salva la possibilità della prova contraria.

Corte appello Genova sez. II, 18/01/2022, n.55

Lesione del diritto al consenso informato: è autonomamente risarcibile?

Il diritto del paziente a ricevere dal medico un’informativa completa ed esaustiva sull’intervento sanitario che si accinge a subire è tutelato dall’ordinamento in caso di omessa o carente informazione: in particolare, le tabelle del Tribunale di Milano aiutano nella quantificazione del danno, in relazione ad una serie di parametri di riferimento, quali, ad esempio, la natura dell’intervento (se meramente estetico), la condizione del paziente (se soggetto vulnerabile), la consistenza dell’omissione informativa (se il consenso informato sia stato del tutto omesso oppure fornito in maniera carente), nonché tenendo conto del decorso complessivo dell’operazione (se gli interventi riparatori nel tempo eseguiti per rimediare ai danni arrecati con il primo intervento siano stati molteplici e ed invasivi).

Tribunale Savona sez. I, 16/12/2021, n.950

Responsabilità medica

In materia di responsabilità medica non può essere riconosciuto il risarcimento danni relativamente all’omessa raccolta del consenso informato in relazione al trattamento cui il soggetto si è sottoposto, nel caso in cui il richiedente non deduca di aver subito specifici danni e conseguenze pregiudizievoli a causa proprio di tale omissione come lesione del proprio diritto di autodeterminazione, a titolo di voce di danni patrimoniali e non patrimoniali ontologicamente distinte dalle altre voci di danno subite.

Tribunale Nocera Inferiore sez. II, 04/11/2021, n.1321

Attività medico-chirurgica e consenso informato: quando scatta il risarcimento del danno?

In tema di attività medico-chirurgica i confini entro cui ci si deve muovere ai fini del risarcimento in tema di consenso informato sono i seguenti: a) nell’ipotesi di omessa o insufficiente informazione riguardante un intervento che non abbia cagionato danno alla salute del paziente e al quale è egli avrebbe comunque scelto di sottoporsi, nessun risarcimento sarà dovuto; b) nell’ipotesi di omissione o inadeguatezza informativa che non abbia cagionato danno alla salute del paziente ma che gli ha impedito tuttavia di accedere a più accurati attendibili accertamenti, il danno da lesione del diritto costituzionalmente tutelato all’autodeterminazione sarà risarcibile qualora il paziente alleghi che dalla omessa informazione siano comunque derivate conseguenze dannose, di natura non patrimoniale, in termini di sofferenza soggettiva e di contrazione della libertà di disporre di sé, in termini psichici e fisici.

Cassazione civile sez. III, 07/10/2021, n.27268

Omissione o inadeguatezza informativa

Nell’ipotesi di omessa o insufficiente informazione riguardante un intervento che non abbia cagionato danno alla salute del paziente e al quale è egli avrebbe comunque scelto di sottoporsi, nessun risarcimento sarà dovuto; nell’ipotesi di omissione o inadeguatezza informativa che non abbia cagionato danno alla salute del paziente ma che gli ha impedito tuttavia di accedere a più accurati attendibili accertamenti, il danno da lesione del diritto costituzionalmente tutelato all’autodeterminazione sarà risarcibile qualora il paziente alleghi che dalla omessa informazione siano comunque derivate conseguenze dannose, di natura non patrimoniale, in termini di sofferenza soggettiva e di contrazione della libertà di disporre di sé, in termini psichici e fisici.

Cassazione civile sez. III, 07/10/2021, n.27268

Inadempimento dell’obbligo di acquisire il consenso informato: onere della prova

In materia di responsabilità sanitaria, l’inadempimento dell’obbligo di acquisire il consenso informato del paziente assume diversa rilevanza causale a seconda che sia dedotta la violazione del diritto all’autodeterminazione o la lesione del diritto alla salute posto che, se, nel primo caso, l’omessa o insufficiente informazione preventiva evidenzia “ex se” una relazione causale diretta con la compromissione dell’interesse all’autonoma valutazione dei rischi e dei benefici del trattamento sanitario, nel secondo, invece, l’incidenza eziologica del deficit informativo sul risultato pregiudizievole dell’atto terapeutico correttamente eseguito dipende dall’opzione che il paziente avrebbe esercitato se fosse stato adeguatamente informato ed è configurabile soltanto in caso di presunto dissenso, con la conseguenza che l’allegazione dei fatti dimostrativi di tale scelta costituisce parte integrante dell’onere della prova – gravante sul danneggiato – del nesso eziologico tra inadempimento ed evento dannoso. Ciò non esclude comunque che, anche qualora venga dedotta la violazione del diritto all’autodeterminazione, sia indispensabile allegare specificamente quali altri pregiudizi, diversi dal danno alla salute eventualmente derivato, il danneggiato abbia subito, dovendosi negare un danno in “re ipsa”.

Corte appello Palermo sez. I, 15/09/2021, n.1484

Violazione del consenso informato: prova del danno non patrimoniale

In materia di danno non patrimoniale, anche da violazione del consenso informato, la prova del medesimo può essere dal danneggiato fornita con ogni mezzo e pertanto anche per presunzioni. Nel caso di specie, è evidente come risulti violato il sopra richiamato principio in base al quale il danno non patrimoniale, il cui ristoro – diversamente dal danno patrimoniale – non può mai corrispondere alla relativa esatta commisurazione imponendosene pertanto sempre la valutazione equitativa.

Cassazione civile sez. III, 25/06/2021, n.18283

Deduzione specifica dell’evento lesivo

La giurisprudenza di legittimità ha in più occasioni avuto modo di sottolineare la necessità di una deduzione specifica dell’evento lesivo, con riferimento alle informazioni che si assume essere false o incomplete od omesse (a titolo esemplificativo Cass. n. 11950 del 2013; Cass. n. 20904 del 2013), e anche con riguardo al nesso causale fra la condotta dannosa e la lesione dell’autodeterminazione (Cass. 17806 del 2020).

L’assunto, che riflette la generale doverosità dell’allegazione specifica dell’inadempimento (sancita dalla nota pronuncia a Sezioni Unite n. 13533 del 2001), nel settore della responsabilità medica trova sostegno nelle specificità dell’azione da lesione del consenso informato.

In primo luogo, infatti, la domanda risarcitoria in parola è infatti etero-determinata, con la conseguente necessità che essa sia adeguatamente dettagliata quanto al fatto generatore dell’illecito.

Inoltre, e soprattutto, l’evento dannoso si colloca per definizione all’interno della sfera giuridica del danneggiato, sul quale grava dunque, in applicazione del principio della vicinanza della prova, uno specifico onere di allegazione e prova.

Tribunale Milano sez. I, 24/03/2021, n.2475

Lesione del consenso informato: prova di una diversa volontà del paziente

In tema di responsabilità medica, la lesione del consenso informato è risarcibile autonomamente se il paziente prova la diversa volontà. A dirlo è la Cassazione che delinea, ai fini risarcitori, effetti e limiti della lesione del diritto al consenso informato. La Suprema corte, da una parte, ribadisce che il diritto all’autodeterminazione è diritto autonomo e distinto rispetto al diritto alla salute; dall’altra, ricorda che è sempre richiesto un giudizio controfattuale su quale sarebbe stata la scelta del paziente ove fosse stato correttamente informato.

Nel caso di specie i giudici di legittimità hanno respinto il ricorso di una donna che chiedeva venisse accertata la responsabilità di due chirurghi per due interventi successivi, nel 2007 e nel 2011, deducendo la violazione del consenso informato rispetto alle possibili complicanze poi effettivamente verificatesi. Sia il Tribunale che la Corte d’appello, a loro volta, avevano negato il risarcimento in quanto la paziente non aveva fornito la prova che se correttamente informata dei possibili esiti avrebbe rifiutato l’intervento.

Cassazione civile sez. III, 23/03/2021, n.8163

Il consenso informato e la sua omessa informazione: danni risarcibili

Nel caso in cui il danneggiato abbia allegato di aver subito un pregiudizio casualmente legato ex art. 1223 c.c. con l’omessa informazione, spetta al giudice accertare se il danno invocato abbia superato la soglia della serietà e gravità, da determinarsi nel bilanciamento tra principio di solidarietà e di tolleranza secondo il parametro costituito dalla coscienza sociale in un determinato momento storico. Presupposto indispensabile per l’apprezzamento e la conseguente risarcibilità di un pregiudizio discendente dalla lesione del diritto del paziente ad autodeterminarsi è che l’evento si ponga in correlazione causale con le sofferenze patite che non devono consistere in meri disagi o fastidi. Non è quindi risarcibile un presunto danno quando nell’omessa informazione non sia dato scorgere alcun tipo di pregiudizio al di là della mera privazione del diritto di scegliere puramente fine a se stessa.

Per contro, l’istanza risarcitoria deve essere accolta quando il diritto all’autodeterminazione risulti il presupposto per il compimento di una pluralità di possibili scelte che l’omessa informazione ha impedito venissero assunte, costituendone l’antecedente causale foriero di conseguenze pregiudizievoli, e la cui lesione vada ad incidere oltre al principio di solidarietà nei riguardi della vittima e alla soglia minima di tollerabilità, cagionando un nocumento connotato del requisito della gravità.

Cassazione civile sez. III, 16/03/2021, n.7385

Lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente

In assenza del consenso informato, l’ospedale deve risarcire la lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente, consistente nel meditare su possibili alternative all’intervento eseguito, o ricorrere a diverse strutture, o ancora di accettare psicologicamente l’idea di subire interventi demolitivi. Ad affermarlo è la Cassazione confermando la decisione già presa dai giudici di merito. Nel caso di specie, si trattava di un uomo che aveva convenuto in giudizio un’azienda ospedaliera e un medico per i pregiudizi cardiovascolari seguiti, a suo dire, all’inadempimento dell’obbligo al consenso informato relativamente a un intervento di angioplastica, che avrebbe potuto essere evitato seguendo una terapia farmacologica.

Cassazione civile sez. III, 03/11/2020, n.24462

Conseguenze in base all’esito, fausto o infausto, del trattamento sanitario

In tema di attività medico-chirurgica, l’inadempimento degli obblighi di corretta informazione del paziente, che si rammenta essere contraente in posizione di asimmetria informativa rispetto al personale medico-sanitario, determina conseguenze giuridiche differenti a seconda che il trattamento sanitario abbia avuto esito fausto o infausto.

In caso di mancata informazione relativa ad un intervento sanitario con esito infausto a causa della condotta colposa del medico, rispetto al quale il paziente non avrebbe prestato il proprio consenso, dovrà essere risarcito sia il danno biologico che il danno per la lesione della libertà di autodeterminazione. Invece, in caso di mancata informazione relativa ad un intervento sanitario correttamente eseguito e che non ha cagionato alcuna lesione dell’integrità psico-fisica del paziente, potrà essere risarcito il danno da lesione della libertà di autodeterminazione del paziente a condizione che questi alleghi quantomeno di aver subito conseguenze inaspettate senza averne avuto consapevolezza e senza essersi predisposto per affrontarle.

Tribunale Roma sez. XIII, 18/08/2020, n.11639

Violazione del consenso informato: prova necessaria

Ai fini della violazione del consenso informato non è sufficiente la dimostrazione di non essere stati adeguatamente informati, ma è necessario dimostrare il danno conseguenza subito, con l’allegazione dello specifico pregiudizio di “apprezzabile gravità” patito a causa dell’omessa informazione, pertanto si deve dimostrare che la parte, adeguatamente informata, non si sarebbe sottoposta a quell’intervento.

Corte appello Genova sez. II, 07/08/2020, n.771

Le tipologie di danno conseguenti ad un intervento medico mal eseguito

In tema di interventi chirurgici del medico e alla violazione del consenso informato la violazione dello stesso comporta una prestazione distinta rispetto a quella sanitaria incidendo sul diritto fondamentale all’autodeterminazione (Art 32 Cost., comma 2) con la conseguenza che le tipologie di danno conseguenti  ad un intervento medico mal eseguito  con violazione del consenso informato sono due e distinte anche sul piano probatorio dovendo il paziente dimostrare che non avrebbe fatto l’intervento o si sarebbe rivolto ad altra struttura o altro specialista per un diverso intervento.

(Nel caso di specie si trattava di un intervento chirurgico in cui non vi era stata la violazione del consenso informato ove erano state indicate le diverse opzioni di trattamento, sia di tipo conservativo che di tipo chirurgico ed erano state spiegate anche le possibili complicanze).

Corte appello Milano sez. II, 05/02/2020, n.381

Omessa acquisizione del consenso informato

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, qualora venga allegato e provato, come conseguenza della mancata acquisizione del consenso informato, unicamente un danno biologico, ai fini dell’individuazione della causa “immediata” e “diretta” (ex art. 1223 c.c.) di tale danno-conseguenza, occorre accertare, mediante giudizio controfattuale, quale sarebbe stata la scelta del paziente ove correttamente informato, atteso che, se egli avesse prestato senza riserve il consenso a quel tipo di intervento, la conseguenza dannosa si sarebbe dovuta imputare esclusivamente alla lesione del diritto alla salute determinata dalla successiva errata esecuzione della prestazione professionale, mentre, se egli avesse negato il consenso, il danno biologico scaturente dalla inesatta esecuzione della prestazione sanitaria sarebbe riferibile “ab origine” alla violazione dell’obbligo informativo, e concorrerebbe, unitamente all’errore relativo alla prestazione sanitaria, alla sequenza causale produttiva della lesione della salute quale danno-conseguenza.

Cassazione civile sez. III, 11/11/2019, n.28985

Danno alla salute e danno da violazione dell’obbligo di informazione del paziente

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, l’acquisizione del consenso informato del paziente, da parte del sanitario, costituisce prestazione diversa rispetto a quella avente ad oggetto l’intervento terapeutico, con la conseguenza che l’errata esecuzione di quest’ultimo dà luogo ad un danno suscettibile di ulteriore e autonomo risarcimento rispetto a quello dovuto per la violazione dell’obbligo di informazione, anche in ragione della diversità dei diritti – rispettivamente, all’autodeterminazione delle scelte terapeutiche ed all’integrità psicofisica – pregiudicati nelle due differenti ipotesi.

(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la decisione con cui i giudici di merito, nel rigettare la domanda di risarcimento dei danni conseguenti alla omessa rilevazione e comunicazione della malformazione del feto, avevano pronunziato esclusivamente in ordine ai danni da mancata interruzione della gravidanza, per carenza di prova in ordine alla volontà della donna di non portare a termine la gravidanza, omettendo del tutto di valutare gli altri e diversi danni e le relative conseguenze, nella specie indicate nell’impossibilità di prepararsi, come genitori, psicologicamente e materialmente alla nascita di un figlio malformato).

Cassazione civile sez. III, 25/06/2019, n.16892

Risarcibilità del danno e onere probatorio

In tema di attività medico chirurgica, è risarcibile il danno cagionato dalla mancata acquisizione del consenso informato del paziente in ordine all’esecuzione di un intervento chirurgico, ancorché esso apparisse, “ex ante”, necessitato sul piano terapeutico e sia pure risultato, “ex post”, integralmente risolutivo della patologia lamentata, integrando comunque tale omissione dell’informazione una privazione della libertà di autodeterminazione del paziente circa la sua persona, in quanto preclusiva della possibilità di esercitare tutte le opzioni relative all’espletamento dell’atto medico e di beneficiare della conseguente diminuzione della sofferenza psichica, senza che detti pregiudizi vengano in alcun modo compensati dall’esito favorevole dell’intervento.

Occorre comunque fornire la prova del pregiudizio fisico o morale in rapporto causale con la mancata informazione, non essendo ravvisabile, in tale ambito, un danno in re ipsa, essendo necessario, quindi, far riferimento alla c.d. prova controfattuale che consiste nel prevedere la condotta diversa che il paziente avrebbe tenuto ove gli fosse stata fornita l’informazione e le diverse conseguenze, meno dannose, principalmente sotto il profilo non patrimoniale, che il soggetto avrebbe patito ove non avesse acconsentito alla scelta terapeutica, clinica o chirurgica cui è stato sottoposto.

Là dove, per contro, alleghi la violazione dell’obbligo di informazione da parte del medico, ha l’onere di provare che, ove l’informazione fosse stata fornita, avrebbe rifiutato il trattamento sanitario.

Tribunale Lecce sez. lav., 10/06/2019, n.2372

La correttezza o meno del trattamento sanitario assume rilievo?

La correttezza o meno del trattamento sanitario non assume alcun rilievo ai fini della sussistenza dell’illecito per violazione del consenso informato, in quanto è del tutto indifferente ai fini della configurazione della condotta omissiva dannosa e dell’ingiustizia del fatto, la quale sussiste per la semplice ragione che il paziente, a causa del deficit di informazione non è stato messo in condizione di assentire al trattamento sanitario con una volontà consapevole delle sue implicazioni.

Cassazione civile sez. III, 29/03/2019, n.8756

Violazione dell’obbligo di acquisire il consenso informato: cosa occorre per il risarcimento?

In tema di responsabilità del medico e della struttura sanitaria per violazione dell’obbligo di acquisire un consenso informato dal paziente, qualora risulti agli atti la prestazione di un consenso che non appare del tutto effettivo, in quanto non completo (non è espressa la totalità delle informazioni che si sarebbero dovute fornire al paziente, soprattutto con riferimento ai rischi connessi al trattamento ipotizzato e all’alternativa possibile), in ogni caso se difetta la prova del danno conseguente alla mancata prestazione del consenso, e, in particolare, della circostanza che, laddove avesse ottenuto più complete informazioni, il paziente avrebbe scelto un trattamento sanitario alternativo e comunque adeguato alle sue condizioni la domanda risarcitoria non va accolta.

Tribunale Pisa, 04/12/2018, n.1014

Può presumersi l’assenso all’intervento del paziente poi deceduto?

Il giudice non può presumere che il paziente, poi deceduto, si sarebbe sottoposto all’intervento chirurgico anche se fosse stato prima e compiutamente informato dei rischi. Il paziente che si sottopone a intervento chirurgico, infatti, deve essere sempre messo al corrente dei possibili rischi derivanti dall’operazione, anche se sono minimi. A ricordarlo è la Cassazione in relazione alla richiesta di risarcimento del danno da mancata informazione promossa dall’erede di un paziente deceduto a seguito di un’operazione per una complicazione che rientrava tra le possibili cause di peggioramento.

Cassazione civile sez. III, 29/11/2018, n.30852

Peggioramento della salute inerente la sfera sessuale e risarcimento del danno

In tema di omessa acquisizione del consenso medico informato, qualora risulti accertato, con riferimento alla sottoposizione di uno tra due coniugi ad intervento chirurgico, un peggioramento della salute inerente la sfera sessuale, rientrante nel rischio dell’intervento, sebbene non imputabile a cattiva esecuzione dello stesso, l’altro coniuge che risenta in via immediata o riflessa del danno, in quanto incidente sulla sfera relazionale e sulla vita di coppia, ha diritto al risarcimento del danno che sia conseguenza della condotta di violazione della regola del consenso informato in danno del paziente.

Cassazione civile sez. III, 23/10/2018, n.26728

Violazione del diritto di autodeterminazione: un danno risarcibile?

Costituisce danno-conseguenza autonomamente risarcibile la lesione del diritto fondamentale all’autodeterminazione cagionata dalla violazione, da parte del medico, dell’obbligo di acquisire il consenso informato del paziente, anche nel caso di interventi sanitari correttamente eseguiti.

Tribunale Napoli sez. II, 24/09/2018, n.8156

Danno da responsabilità medica e onere della prova del paziente

In tema di responsabilità medica da violazione dell’obbligo di consenso informato, l’allegazione dei fatti dimostrativi dell’opzione “a monte” del paziente (ossia che, se debitamente informato, egli si sarebbe sottratto all’intervento chirurgico che ne ha determinato l’exitus) costituisce elemento integrante dell’onere della prova, a carico del danneggiato, della compatibilità eziologica tra l’omissione informativa e l’evento di danno alla salute.

Cassazione civile sez. III, 19/07/2018, n.19199

Riparto dell’onere probatorio tra struttura ospedaliera e paziente

In tema di responsabilità sanitaria la dimostrazione dell’assolvimento dell’obbligo (di avere posto il paziente nelle condizioni) di prestare il consenso informato, che si qualifica quale obbligo contrattuale ex articolo 1218 del codice civile grava sulla struttura ospedaliera. La violazione di tale obbligo ha potenzialmente rilievo a prescindere dall’esito favorevole o meno della prestazione medica, in quanto in grado di incidere sulla capacità di autodeterminazione del paziente. La dimostrazione – invece – di un nesso causale tra la lesione del diritto di autodeterminazione e danno effettivamente subito, spetta al paziente, rientrando tale elemento tra gli oneri in capo all’attore qui dicet.

Cassazione civile sez. III, 21/06/2018, n.16324

Lesione del diritto all’autodeterminazione per mancato consenso informato del paziente

La violazione da parte del sanitario dell’obbligo di informare e acquisire il consenso al trattamento terapeutico determina la lesione del diritto fondamentale all’autodeterminazione del paziente, che è autonomamente risarcibile rispetto al danno alla salute e che — rappresentata dalla sofferenza e dalla contrazione della libertà di disporre di se stesso — non esige una specifica prova.

Cassazione civile sez. III, 15/05/2018, n.11749

Dovere di consenso informato nell’attività medico-chirurgica

In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica la violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni: un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all’intervento e di subirne le conseguenze invalidanti; nonché un danno da lesione del diritto all’autodeterminazione in se stesso, il quale sussiste quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale (ed, in tale ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute.

Cassazione civile sez. III, 23/03/2018, n.7248

Risarcibilità del danno da violazione del consenso informato

Se il paziente chiede il risarcimento del danno da lesione della salute che si sia verificato per le non imprevedibili conseguenze di un atto terapeutico, necessario e correttamente eseguito secundum leges artis, ma tuttavia compiuto senza la preventiva acquisizione di un consenso informato, il giudice deve interrogarsi se il corretto adempimento, da parte del medico, dei suoi doveri informativi avrebbe prodotto l’effetto della non esecuzione dell’intervento chirurgico. Infatti, se il paziente avesse comunque e consapevolmente acconsentito all’intervento, sarebbe insussistente il nesso di causalità materiale tra la condotta del medico e la lesione della salute, proprio perché il paziente avrebbe, in ogni caso, consapevolmente subìto quella incolpevole lesione.

Cassazione civile sez. III, 31/01/2018, n.2369

Violazione del consenso informato e onere probatorio 

Il paziente il quale invochi – dispiegando a relativa domanda risarcitoria – la incompletezza del consenso informato e, quindi, l’inadempimento del correlativo obbligo dei sanitari, di somministrargli le informazioni necessarie per formarlo, ove alleghi implicitamente il danno a quella sua libera e consapevole autodeterminazione che – in base a questo a quanto accade normalmente e per riferirsi la lesione a un diritto personalissimo e relativo alla sfera interna del danneggiato (almeno quanto alla sofferenza e alla contrazione della libertà di disporre di sé stesso, psichicamente e fisicamente, patite dal paziente in ragione dello svolgimento sulla sua persona della esecuzione dell’intervento durante la sua esecuzione e nella relativa convalescenza) – si ricollega quale conseguenza ineliminabile alla carenza del quadro informativo completo e bene compreso o spiegato a chi dovrebbe valutarlo come base di una responsabile decisione.

Cassazione civile sez. III, 05/07/2017, n.16503

Responsabilità del medico e della struttura sanitaria 

La responsabilità del sanitario, e anche della struttura presso la quale egli opera, per violazione dell’obbligo di ottenere il consenso informato del paziente discende dalla condotta omissiva tenuta in relazione all’adempimento dell’obbligo di informazione circa le prevedibili conseguenze del trattamento medico cui il paziente sia sottoposto e dal verificarsi di un aggravamento delle condizioni di salute del paziente, indipendentemente dal fatto che il trattamento medesimo sia stato eseguito correttamente o meno (nel caso di specie, l’intervento chirurgico al quale il paziente fu sottoposto non fu preceduto dall’acquisizione del suo consenso informato e dall’esecuzione del detto intervento, sebbene tecnicamente corretta, è derivato un peggioramento delle pregresse condizioni di salute del paziente, pertanto sussiste la responsabilità contrattuale dell’università convenuta ed è legittima la condanna al risarcimento dei danni patiti dall’attore).

Corte appello Napoli, 13/04/2017, n.1703


note

Autore immagine: danno salute di Zolnierek


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8 Commenti

  1. La legge italiana prevede che i medici e gli operatori sanitari possono curare una persona solo se questa è d’accordo e dà il consenso informato perché il malato deve poter decidere se vuole essere curato per una malattia: ha il diritto/dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute, chiedendo al medico ciò che non è chiaro, e di scegliere, di conseguenza in modo informato, se sottoporsi ad una determinata terapia.

  2. Il diritto al consenso informato rappresenta un diritto fondamentale del paziente e deve essere sempre acquisito da parte del sanitario che si appresta ad eseguire una prestazione sanitaria. Il consenso informato può qualificarsi, dunque, come presupposto per la legittimità dell’attività medica. Non a caso, uno dei più importanti principi costituzionali recita che nessuno può essere sottoposto a trattamenti medici contro la propria volontà

  3. Una persona ha il diritto di sapere a cosa va incontro se decide di sottoporsi ad un intervento chirurgico, deve sapere quali sono le conseguenze, a cosa ha diritto ecc. E non deve andarsi a cercare da sola le informazioni ma deve essere il medico a spiegare tutto per filo e per segno ed essere chiaro

  4. Voglio essere libero di decidere di seguire una cura o un intervento avendo tutte le informazioni a disposizioni. Non voglio fare un salto nel vuoto con il timore che le cose possano andare in un certo modo e poi pentirmi di aver fatto una scelta piuttosto che un’altra solo perché il dottore non è stato chiaro sin dall’inizio. Ed è certo che il paziente ha tutto il diritto di richiedere il risarcimento del danno qualora qualcosa dovesse andare storto

  5. Giusto Olindo. Però considera che tu hai diritto al risarcimento anche se l’operazione va bene ed il medico comunque non ti aveva informato correttamente. Cioè il consenso informato è sempre obbligatorio

  6. Una rassegna di pronunce molto interessanti. Chiaramente, il consenso informato non è legato all’esito dell’operazione, in quanto il paziente deve “partire ” preparato, cioè deve acconsentire all’operazione essendo consapevole dei pro e dei contro. Ed il medico non dovrebbe assumersi una responsabilità dell’operazione ad occhi chiusi senza accertarsi del consenso informato, Sarebbe una follia! Eppure, accade con una certa frequenza

  7. Meglio che un chirurgo prospetta la situazione estrema mettendo il paziente al corrente di tutti i possibili rischi e pericoli piuttosto che prendere la cosa sottogamba e permettersi di sorvolare su certe informazioni essenziali per la salvaguardia della salute del soggetto. Certo, magari il paziente si allarma ma deve mettere in conto che anche la più lontana delle ipotesi può verificarsi

  8. Mio zio doveva sottoporsi ad un intervento chirurgico importante. Aveva certamente timore di restare sotto i ferri, però il rischio se non si fosse operato sarebbe stato inevitabile, quindi ha deciso di acconsentire all’operazione nella speranza che tutto andasse nel migliore dei modi. Il medico l’aveva informato correttamente, prospettandogli chiaramente tutti i casi e rispondendo ai suoi dubbi e alle sue preoccupazioni. Per fortuna, poi è andato tutto bene

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