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Posso essere licenziato se commetto un reato fuori dall’orario di lavoro?

22 Marzo 2019 | Autore:
Posso essere licenziato se commetto un reato fuori dall’orario di lavoro?

Il licenziamento disciplinare può essere intimato anche per fatti avvenuti fuori dall’azienda, se questi sono idonei a ledere irreparabilmente il rapporto di fiducia che lega lavoratore e datore di lavoro.

Hai ricevuto una condanna perché hai commesso un reato. Ad esempio sei stato condannato per spaccio di droga, spaccio che è avvenuto in orario extra lavorativo e lontano dai locali aziendali. Il tuo datore però, nonostante questo fatto non c’entri nulla con la tua condotta all’interno dell’azienda, ti ha licenziato per giusta causa. Ti chiedi se questo sia legittimo, perché al lavoro sei sempre stato impeccabile e quello che hai commesso è avvenuto in tempi e luoghi che nulla hanno a che fare con l’azienda. Ti domandi, in pratica se puoi essere licenziato se commetti un reato fuori dall’orario di lavoro. Ebbene, devi sapere che se ciò che hai commesso fuori dalla sede di lavoro è da considerarsi di gravità tale da rompere irreparabilmente la fiducia che il datore aveva nei tuoi confronti, questi ti può legittimamente licenziare per giusta causa (senza preavviso). Vediamo allora quali comportamenti possono portare al licenziamento per giusta causa e quale iter deve seguire l’azienda affinchè il tuo licenziamento si possa considerare legittimo.

La “giusta causa” di licenziamento

Si ha licenziamento per giusta causa tutte le volte in cui il lavoratore tiene un comportamento di gravità tale da ledere talmente il rapporto di fiducia in essere con il datore di lavoro, in modo tale da non consentire la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto lavorativo [1].

Sono comportamenti rilevanti ai fini del licenziamento per giusta causa sia quelli tenuti dal lavoratore sul luogo di lavoro (ad esempio, la cassiera del supermercato che ruba dalla cassa, oppure il dipendente che insulta il proprio superiore), sia i fatti derivanti da comportamento extralavorativo del dipendente, che ledano l’immagine dell’azienda e/o che facciano dubitare circa attendibilità e la serietà del lavoratore. Si pensi al dipendente ligissimo, che però sia imputato in un procedimento per pedopornografia, oppure il dipendente di una banca che emetta assegni a vuoto, o ancora il lavoratore che provoca una rissa al bar, oppure viene condannato per spaccio di droga.

In tutti questi casi, il comportamento del lavoratore è idoneo a rompere il rapporto di fiducia che lo lega all’azienda, a lederne l’immagine e dunque ben può costituire giusta causa di licenziamento.

Il procedimento disciplinare

Affinchè il licenziamento per giusta causa sia legittimo, trattandosi di licenziamento disciplinare (ossia della massima sanzione disciplinare che l’azienda può infliggere a un dipendente), dovrà essere preceduto da un procedimento disciplinare nei confronti del lavoratore.

Ciò significa che il datore di lavoro dovrà tempestivamente consegnare (o inviare a mezzo raccomandata a.r.) al dipendente una contestazione d’addebito disciplinare e cioè una lettera nella quale deve essere indicato precisamente il comportamento oggetto di censura e le circostanze in cui si è verificato, specificando le norme di legge, di contratto collettivo o del regolamento disciplinare che si ritengono violate [2]. La contestazione disciplinare deve infine contenere l’invito al lavoratore a presentare le proprie giustificazioni entro un termine non inferiore a cinque giorni.

Ricevute, oralmente o per iscritto, le giustificazioni del lavoratore, il datore potrà legittimamente adottare la sanzione espulsiva del licenziamento.

Il licenziamento dovrà essere comunicato in forma scritta ed essere motivato: in particolare la motivazione dovrà riprendere scrupolosamente la contestazione mossa in sede disciplinare.

L’impugnazione del licenziamento: modi e tempi

Se tuttavia ritieni di essere stato illegittimamente licenziato, perchè l’azienda non ha rispettato le norme sul procedimento disciplinare (ad esempio ti ha inviato una contestazione disciplinare molto generica), oppure perché quello che fai commesso non era così grave da giustificare il licenziamento, puoi impugnare la sanzione entro precisi termini e con precise modalità.

Innanzitutto, hai 60 giorni di tempo, dalla ricezione della lettera di licenziamento, per impugnarla stragiudizialmente, ossia per inviare una raccomandata a.r. o una pec al tuo datore, personalmente o con l’assistenza di un legale o di una Sindacato, contestando la legittimità del licenziamento.

Se tale lettera non sortisce alcun effetto e intendi ancora contestare il licenziamento, hai 180 giorni di tempo, da quando hai spedito l’impugnazione stragiudiziale, per proporre ricorso dinanzi al Tribunale e fare causa all’azienda, oppure per proporre istanza di conciliazione dinanzi l’Ispettorato territoriale del lavoro e trovare una soluzione bonaria della vertenza.


note

[1] Art. 2119 Cod. civ.

[2] Art. 7, L. 300/1970


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