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Inps: dipendente, invalidità e revoca della pensione di vecchiaia

6 Aprile 2019
Inps: dipendente, invalidità  e revoca della pensione di vecchiaia

Temo che l’Inps possa revocarmi la pensione di vecchiaia per invalidità, in quanto io, al momento dell’elargizione, ero e sono lavoratore dipendente. Per meglio inquadrare, riepilogo i dati: – data domanda pensione: 12/maggio 2018; – data inizio lavoro dipendente: 01/giugno 2018 (quindi non lavoravo alla data di domanda pensione); – data accoglimento domanda: 28/12/2018; – data decorrenza pensione da loro decisa: 01/2019 (e io ancora lavoro); – data pagamento: 02/2019 (con 1 mese di arretrati). Cosa può succedere ora con l’Inps: se me la revocasse, avrebbero ragione? Nel caso, dovrei/potrei solamente fare causa giudiziaria? Potrebbero richiedermi indietro i mesi di pensione pagatami? Prima che succeda tale scenario, devo licenziarmi? 

Per quanto riguarda la possibilità di revoca della pensione, come già descritto nelle consulenze precedenti la data a cui far riferimento per mancate dimissioni è la data in cui il trattamento viene liquidato (come chiarito dalla Cassazione, con la sentenza n.5052/2016). 

Attenzione, però: il diritto alla pensione non si perde per non aver cessato l’attività lavorativa, né la pensione viene revocata. Semplicemente, se si continua a prestare attività lavorativa alle dipendenze, si perfeziona il diritto alla pensione di vecchiaia al momento della cessazione dell’attività subordinata. 

Bisogna comunque osservare che la precedente interpretazione della giurisprudenza in materia non considera il momento della decorrenza della pensione, ma quello di presentazione della domanda, quale presupposto necessario per il diritto alla pensione di anzianità o di vecchiaia (Cass. n. 6571/2002- Cass. n. 14132/2004). 

In pratica, secondo questi orientamenti, alla data di presentazione della domanda di pensione, non alla data della decorrenza, non deve sussistere alcun rapporto di lavoro, perché è necessaria un’interruzione dell’attività per conseguire il diritto al trattamento pensionistico. Questo per evitare che la percezione della pensione avvenga contemporaneamente alla prestazione dell’attività lavorativa subordinata. 

Molto probabilmente, nel caso specifico, l’Inps ha seguito questo orientamento, ed ha considerato l’assenza di lavoro al momento della presentazione della domanda di pensione. Si noti, poi, che parte della dottrina in materia di previdenza ritiene che per il rapporto subordinato part time non sia necessario presentare le dimissioni, perché il presupposto della pensione, lo stato di bisogno, si verifica comunque a causa dell’orario e della retribuzione ridotti. 

Tornando al caso di specie, ad avviso dello scrivente, la revoca della pensione potrebbe intervenire solo se, a seguito di una nuova visita medica, si riscontri l’assenza dei requisiti sanitari che hanno determinato il riconoscimento dell’invalidità pensionabile superiore all’80%. In questo caso (che pare comunque abbastanza remoto, in quanto la lettrice non ha avuto miglioramenti alle sue condizioni di salute, rispetto a quando è stata visitata la prima volta), la stessa potrebbe certamente intentare una causa giudiziaria, dopo un accertamento tecnico preventivo sulle sue condizioni di invalidità. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci 



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