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Fermo, arresto e arresti domiciliari: definizione e differenze

6 Aprile 2019
Fermo, arresto e arresti domiciliari: definizione e differenze

Cosa si intende per “fermo”, “arresto”, “arresti domiciliari”? Quali sono le differenze così come enunciate dal codice di procedura penale art. 380-384 cpp.e dal codice penale per i vari tipi di custodia cautelare? Vorrei una risposta sintetica.

Alla luce del quesito posto dal lettore, si entra subito nel merito del medesimo, cercando di essere il più sintetici possibile (vista la particolarità della materia), così come dallo stesso richiesto:

Le misure cautelari

Di regola, una persona, accusata di un reato, viene condannata al carcere soltanto dopo un processo ed una condanna definitiva in tal senso.

Tuttavia, essendo il percorso che conduce alla condanna molto lungo e complesso, allo scopo di evitare che durante il processo la persona, ad esempio, possa scappare oppure possa commettere altri reati, potrebbe rivelarsi necessario imporre delle misure nei riguardi del soggetto indagato e/o

imputato, dirette ad impedire queste situazioni.

Si tratta, quindi, delle cosiddette misure cautelari (ordinate dal giudice su richiesta del pubblico ministero [1]) le quali, da un punto di vista squisitamente tecnico, assicurano, evidentemente, il corretto espletamento della funzione giurisdizionale.

Ebbene, le dette misure possono essere di carattere reale, cioè disposte nei confronti dei beni dell’imputato, oppure di carattere personale, se dirette a privare la persona della propria libertà, nonostante non sia stata ancora condannata.

Tra le misure cautelari di carattere personale, ci sono gli arresti domiciliari.

Gli arresti domiciliari [2]

In questo caso, la misura cautelare disposta è particolarmente afflittiva, visto che impone alla persona sotto processo di non allontanarsi, ad esempio, dalla propria abitazione. Pertanto, una vera e propria reclusione, anche se decisamente meno “scomoda” rispetto a quella prevista all’interno di un carcere.

Come tutte le misure cautelari, si tratta di un provvedimento temporaneo, anche se può durare per molto tempo, la cui durata viene scomputata dalla pena, eventualmente inflitta al termine del processo.

Ebbene, anche se dovessero essere ordinati gli arresti domiciliari dal giudice, all’imputato potrebbe essere consentito di allontanarsi temporaneamente per:

– soddisfare delle indispensabili esigenze di vita (ad esempio, incontrare il proprio figlio minore al di fuori del luogo in cui sono stati disposti gli arresti domiciliari [3]);

– per espletare un’attività lavorativa, visto lo stato di indigenza della persona.

Questa particolare misura cautelare coercitiva non può essere disposta in ogni caso, ma soltanto per determinati reati indicati dalla legge [4].

Gli arresti domiciliari, infine, si distinguono dalla detenzione domiciliare, quale forma di detenzione alternativa al carcere, a seguito di una condanna definitiva al termine di un processo penale.

Le misure precautelari

Anche in tal caso, come per le misure cautelari, la persona indagata, per quanto non ancora condannata al termine di un processo, potrebbe essere privata della propria libertà personale.

Anche in questo caso, le dette misure precautelari hanno lo scopo di assicurare la funzione giurisdizionale, impedendo alla persona in esame di non pregiudicare l’esito del processo, attraverso ad esempio, la fuga della medesima.

Si tratta, però, di misure eccezionali, poiché, contrariamente alle misure cautelari coercitive della libertà personale, hanno una breve durata e non sono adottate su provvedimento del giudice, ma su iniziativa della polizia giudiziaria oppure su ordine del pubblico ministero e, in un caso particolare, anche su iniziativa di un privato [5].

Esse, una volta disposte, dovranno essere convalidate dal giudice entro breve termine (entro 96 ore [6]), il quale potrà decidere se convertirle in misure cautelari vere e proprie (ad esempio ordinando gli arresti domiciliari), piuttosto che rimettere in libertà la persona, in attesa che venga processata ed eventualmente condannata [7].

Le due misure precautelari previste dalla legge italiana sono: l’arresto ed il fermo.

L’arresto

In questo caso, la polizia giudiziaria oppure anche un cittadino privato, procedono all’arresto di una persona, poiché colta in flagranza di reato.

In altri termini, la persona non è sotto processo e tanto meno non è stata condannata, ma poiché viene colta sul fatto, allo scopo di assicurarla alla giustizia in attesa del processo vero e proprio, viene arrestata.

Per procedere all’arresto, diventa, quindi, fondamentale definire il concetto di flagranza di reato, la quale sussiste se la persona:

– viene colta sul fatto;

– si dà alla fuga, immediatamente dopo aver commesso il fatto;

– viene trovata in possesso di cose e/o tracce da cui si ricaverebbe di aver commesso il fatto poco prima (cosiddetta quasi flagranza).

Come anticipato in precedenza, l’arresto di una persona colta in flagranza di reato:

– è un provvedimento assunto non da un giudice;

– è un provvedimento estremamente temporaneo (poche ore, invece, ad esempio, anche di molti mesi come per gli arresti domiciliari);

– può essere convertito o meno in misura cautelare vera e propria dal giudice in un momento successivo.

La misura precautelare dell’arresto non può essere disposta per tutti i reati, ma soltanto nelle ipotesi indicate dalla legge, secondo la quale per certi reati è obbligatorio assumerlo, mentre per altre ipotesi è soltanto facoltativo prevederlo [8].

Il fermo

Anche in questa ipotesi, si tratta di dover privare una persona della propria libertà personale, allo scopo di assicurarla alla giustizia, evitandone, ad esempio, la fuga.

Esso, di regola, viene disposto su ordine del pubblico ministero, in presenza dei seguenti presupposti:

– gravità del reato;

– gravi indizi di colpevolezza;

– pericolo che la persona da fermare possa fuggire.

Solo in alcuni casi eccezionali, il descritto provvedimento può essere assunto dalla polizia giudiziaria, ad esempio quando, per urgenza e necessità, non sia possibile attendere la decisione con decreto del pubblico ministero.

In sostanza, quindi, nonostante non ci sia stata la flagranza di reato, la persona può essere comunque fermata, in presenza dei descritti presupposti.

Come per l’arresto, il fermo deve avere una durata molto breve e dovrà essere convalidato dal giudice.

Anche in questa ipotesi, il magistrato, in sede di udienza potrebbe convertirlo in una misura cautelare vera e propria, quale ad esempio gli arresti domiciliari oppure rimettere in libertà la persona, in attesa del processo.

Anche per la misura precautelare del fermo è opportuno precisare che non può essere disposta per tutti i tipi di reati, ma soltanto per quelli previsti dalla legge [9].

Conclusioni

In conclusione, sintetizzando ulteriormente, fermo, arresto ed arresti domiciliari hanno in comune:

– che si tratta di provvedimenti temporanei, assunti allo scopo di assicurare la funzione giurisdizionale, in attesa che si concluda il processo vero e proprio;

– che si tratta di provvedimenti diretti alla privazione della libertà personale della persona.

Le differenze principali sono invece:

– fermo ed arresto possono essere disposti per un tempo molto breve e non su ordine di un giudice, ma solo successivamente convalidati dal medesimo;

– gli arresti domiciliari sono ordinati da un giudice e, per quanto temporanei, possono avere una durata anche molto lunga;

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Art. 292 cod. proc. pen.

[2] Art. 284 cod. proc. pen.

[3] Cass. pen. sent. n. 16964/2016

[4] Art. 280 cod. proc. pen.

[5] Artt. 380 – 383 cod. proc. pen.

[6] Art. 390 cod. proc. pen.

[7] Art. 391 cod. proc. pen.

[8] Art. 381 cod. proc. pen.

[9] Art. 384 cod. proc. pen.


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