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Corsi di makeup e unghie: requisiti per i locali e per svolgere l’attività

6 Aprile 2019
Corsi di makeup e unghie: requisiti per i locali e per svolgere l’attività

Un anno e mezzo fa ho aperto partita iva come ditta individuale codice ateco 855920, regime forfettario. Organizzo corsi liberi di formazione di breve durata (non accreditati/riconosciuti dalla Regione) di extension ciglia, makeup, ricostruzione unghie. Non sono estetista ma ho esercitato in passato la professione di truccatrice e lashmaker. Mi avvalgo dell’aiuto di professioniste dei settori che, a loro volta, non posseggono la qualifica di estetista e che mi fatturano le loro ore di docenza. Le suddette professioni non sono ancora regolamentate da quello che mi ha riferito la Camera di Commercio. Occorre qualche qualifica specifica per poter insegnare queste tecniche? Attualmente affitto sale hotel che allestisco per le varie attività formative, ma l’attività è cresciuta e vorrei affittare un locale mio. Quali requisiti sono richiesti dalla legge per il locale e l’attività? 

In effetti il regime amministrativo del settore “estetica” è in corso di revisione da parte del legislatore e vi sono proposte di legge in attesa di approvazione che disegnano l’attività delle estetiste in maniera molto dettagliata e prevedono la creazione di un albo professionale delle estetiste.

La problematica nasce proprio dal fatto che le attività relative all’estetica si sono molto ampliate e diversificate negli ultimi anni, con l’avvento di nuove pratiche quali: il makeup professionale o artistico, le extension delle ciglia, la ricostruzione e l’ornamento delle unghie, ecc.

Tuttavia occorre ricordare che tali attività al momento non possono essere considerate del tutto “libere” in quanto esse ricadono, in qualche modo, nelle attività che possono esercitare in esclusiva i parrucchieri (manicure/pedicure, make-up, ciglia, barba, capelli).

Pertanto la risposta al quesito è la seguente:

1. I requisiti dei locali devono essere verificati con la collaborazione di un tecnico (planimetria e posizionamento attrezzature, bagni, lavandini, docce, ecc.) e poi deve essere richiesta specifica autorizzazione alla locale Asl, unendo alla planimetria in scala 1/100 dei locali, con le quote e l’indicazione della posizione dei macchinari e dei sanitari, anche il Manuale dell’Autocontrollo, predisposto a cura di laboratorio specializzato in materia, nel quale devono essere indicate tutte le varie fasi dell’attività, le attrezzature utilizzate, lo smaltimento dei rifiuti, il possesso delle certificazioni di legge, sia degli impianti che dei macchinari utilizzati;

2. I requisiti per lo svolgimento dell’attività, a parere dello scrivente, purtroppo non possono prescindere dal possesso in capo al titolare o ad un suo dipendente, della qualifica di estetista, perché si teme che, in caso contrario, l’ufficio attività produttive – settore artigianato – del Comune ove è sito il locale, non potrà concedere alcuna autorizzazione all’esercizio dell’attività, neppure in assenza di rilievi da parte dell’Asl, per quanto di competenza di quest’ultima, sia sulla autorizzazione sanitaria dei locali che su quella dei macchinari.

A titolo precauzionale si fa presente che l’esercizio delle attività indicate nel quesito potrebbe anche causare, malauguratamente, danni alla salute fisica dei clienti, in tal caso l’esercizio abusivo dell’attività potrebbe causare conseguenze penali e, nel caso di sottoscrizione di contratti assicurativi a tutela del rischio, le compagnie di assicurazione potrebbero rifiutare il risarcimento del danno ritenendo l’attività svolta senza autorizzazione, lasciando completamente esposta la titolare.

Nel caso in cui invece i vari professionisti che intervenissero a svolgere le attività indicate fossero personalmente in possesso dei requisiti la situazione potrebbe essere gestita, anche se in modo diverso da quanto ipotizzato dalla richiedente.

Infine si deve rilevare che anche in questa fase ove parrebbe che le suddette attività potrebbero rimanere “fuori” da ogni previsione di legge, in realtà l’incertezza non versa tanto sul fatto che dette attività possano rimanere “libere “ e non regolamentate, ma solo sul fatto che esse, pur essendo al momento non comprese specificatamente in quelle che possono svolgere le estetiste o che non sono precisamente le stesse che possono svolgere i parrucchieri, sono considerate tuttavia attività che rientrano fra quelle considerate “professionali” e “riservate” a chi possiede una qualifica – parrucchiere o estetista, in attesa che vengano creati anche albi specifici per gli operatori della ricostruzione delle unghie o del make-up professionale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra



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