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Casa coniugale: non sempre a chi è affidatario dei figli

12 Aprile 2013
Casa coniugale: non sempre a chi è affidatario dei figli

L’interesse dei figli, nell’assegnazione della casa, è preminente, ma non esclusivo: vanno considerati anche gli altri interessi in gioco.

Non sempre, in caso di divorzio, la casa familiare va attribuita al coniuge che ha l’affidamento dei figli. È quanto si evince da un recente decreto emesso dalla Corte d’appello di Venezia [1].

Secondo i giudici, la legge [2] non prevede l’obbligatoria assegnazione della casa al coniuge presso cui venga collocato il figlio minore, ma stabilisce solo che il godimento della casa familiare è attribuito tenendo conto prioritariamente dell’interesse dei figli. Pertanto sono ammesse deroghe.

Il giudice, pertanto, nel decidere a chi affidare l’immobile dopo la separazione, deve prendere in considerazione anche altri interessi oltre all’affidamento dei figli. Così, potrebbe avvenire che gli interessi del coniuge non affidatario potrebbero essere addirittura preminenti rispetto a quello dei figli.

La decisione, che a priva vista lascia perplessi, deve però essere ricondotta al caso concreto posto all’attenzione della Corte. Nella fattispecie, il coniuge non affidatario dei figli era un uomo completamente cieco che utilizzava un cane addestrato per l’accompagnamento. Il suo allontanamento dalla casa gli avrebbe provocato “indiscutibili problemi di gestione della sua vita quotidiana”. E pertanto, i giudici hanno deciso di assegnargli l’immobile.


note

[1] C. App. Venezia, decr. del 6.03.2013.

[2] Art. 155-quater cod. civ.


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